Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Gran Sasso’

Sabato mi sono concesso una bella giornata a zonzo in solitudine sul Corno Piccolo. Alpinisticamente la più interessante delle cime del massiccio del Gran Sasso, zeppa di vie di arrampicata che ne risalgono i fianchi da ogni versante. La mia idea era di fare un po’ di dislivello su terreno non troppo banale. La risalita per il Canale di Mezzo e la discesa per la normale mi sembrano perfettamente adatti allo scopo.

Salendo lungo il crinale dell’Arapietra

Parto dalla Piana del Laghetto, laddove termina la strada che sale dai Prati di Tivo. La giornata è quanto mai calda e un venticello umido mi accompegnerà per tutta la giornata. Sono lento, la forma è effettivamente ancora scarsa, una coppia di amici con i loro pesanti zaini carichi di materiale alpinistico mi distanzia mentre chiacchierando risaliamo i prati che dal sentiero Ventricini risalgono verso le belle placche della parete Nord del Corno Piccolo. C’è il pienone, praticamente tutte le vie medio-facili della zona sono occupate da almeno una cordata.

Pur prudendomi le mani e avendo una gran voglia di arrampicare, sono lieto di essere solo e di poter scegliere di andare laddove non c’è nessuno. Saluto gli amici e me ne vado verso destra, nel canale di mezzo non c’è un’anima viva per ora.

Nel canale di mezzo

Dopo un primo tratto nel fondo del canale, viscido e ombroso scelgo di proseguire lungo le placche alla sua sinistra. L’arrampicata, pur essendo in qualche tratto un po’ esposta, è facile e la roccia è di una bellezza semplicemente incomparabile.

Cordata di amici

Mi volto spesso ad ammirare questa zona di placche levigate dalla neve e dall’acqua. Senza quasi accorgermene mi ritrovo di fianco ad una cordata che procede su una delle vie della zona. Uno di loro è un caro amico che non vedevo da tempo, scambiamo quattro chiacchiere per aggiornare le rispettive vite, ci salutiamo con affetto e proseguo sulle placche che lentamente tendono ad appoggiarsi.

Il Corno Piccolo è un mare di placche

Un ultimo risalto e sono sulla grande comba ghiaiosa sottostante alla vetta del Corno Piccolo. Subito dietro ad un risalto un camoscio fugge via spaventato. In realtà mi spavento un po’ anche io, oltre alle lontane cordate che escono sulla cime della Prima Spalla non si vede anima viva.

Cordate in vetta alla Prima Spalla

Nonostante la quota la giornata continua ad essere decisamente afosa, sudo copiosamente mentre il mio amico camoscio mi osserva incuriosito mentre lentamente arranco verso la vetta.

L’immancabile incontro con un camoscio la mattina presto

Sulla vetta c’è un po’ di gente. La famosa croce fatta con di tubi di ferro intrecciati è ripiegata su se stessa ed il suo basamento di roccia si è praticamente disintegrato. Speriamo che a nessuno venga in mente di erigerne un’altra in  sostituzione magari aggiungendoci un po’ di cemento…

Laggiù i Prati di Tivo

Comba del Calderone e vetta del Corno Grande

Qualche foto dalla vetta e poi giù lungo la normale per evitare la folla che inevitabilmente si accumula sulla Danesi in queste giornate. Adesso procedo in pieno sole e c’è pure poca aria. La risalita alla Sella dei due Corni è faticosa, ma una volta in cima la vista delle Fiamme di Pietra ripaga ogni sforzo.

Le Fiamme di Pietra

Mi fermo un po’ sulla sella, mi godo l’arietta che soffia sempre in questa zona. Una scappata al Franchetti a salutare l’amico Luca e poi giù sul sentiero verso la Madonnina.

La magnifica ed estetica Parete Est del Corno Piccolo

Scendendo non posso fare a meno di osservare la parete Est del Corno Piccolo. L’ombra che la avvolge mette in risalto tutte le sue sfaccettature, si riconoscono le tante vie di arrampicata che la intersecano. Più la guardo e più mi viene voglia di mettermi seduto a contemplarla.

Il Corno Piccolo

Il sentiero è stato risistemato, qualche tratto un po’ franoso è stato consolidato. Nei pressi del Passo delle Scalette, mi comporto come sempre, accelero decisamente il passo per togliermi dal potenziale tiro delle pietre soprastanti. Tanti si fermano qui a godersi l’aria fresca e l’ombra, non lo capisco, io l’ho sempre considerato un punto potenzialmente molto pericoloso. Evidentemente il concetto di pericolo è davvero soggettivo.

L’albergo diruto sulla cresta dell’Arapietra

Accanto al rudere dell’Arapietra incontro un amico di Colledara che è salito da Forca di Valle, scambiamo quattro chiacchiere mentre scendo e in men che non si dica sono di nuovo alla macchina.

Read Full Post »

Nove anni dopo

L’anno scorso, più o meno di questi tempi, decisi di rimettere le mani sulla roccia dopo cinque anni di totale fermo arrampichereccio.

Una pausa così lunga mi poneva nelle condizioni di un neonato che deve imparare a mettersi in piedi. Le prime uscite nella falesietta vicino casa al Sasso di Pretara mi lasciavano esterrefatto per la totale mancanza di forza nelle braccia. Gli strapiombetti sia pur appigliatissimi del Sasso erano talmente oltre le mie possibilità da ridurmi ad uno straccio dopo appena due o tre passaggi. Bastava una mezzoretta di allenamento per rimandarmi a casa con gli avambracci irrimediabilmente acciaiati. Ma la passione, quella lentamente tornava e con essa anche la voglia di farmi diversi chilometri per andare ad arrampicare durante il fine settimana.

In autunno ho arrampicato spesso con un amico pontino nelle falesie che lui stasso ha attrezzato con grande altruismo e passione attorno a Norma e Bassiano. Roccia superba quella pontina, piena di placche di calcare compattissimo che ti obbliga a far fronte alla tecnica più che alla forza. Piano piano sono tornato ad arrampicare da primo fino al 6a che era e rimane il massimo delle mie capacità.

A questo punto saliva anche l’ambizione, la voglia di mettere alla prova anche la psiche su una via lunga e d’ambiente in montagna. Premetto che io provengo dalla montagna, sono sempre stato innanzitutto un escursionista-montanaro, uno che ha sempre concepito l’arrampicata, le uscite in piccozza e ramponi e lo scialpinismo mai come attività fini a se stesse ma come mezzi di progressione per andare “lassù”. Sul concetto di “lassù” potremmo aprire un capitolo a parte, disquisire se la montagna è una vetta, un pendio, o una parete di roccia alta pochi metri è un tema complesso e ricco di sfaccettature, sta di fatto che ognuno di noi pseudo-alpinisti ci vede qualcosa di diverso e molto molto personale.

Al di là di tutto per me la montagna è anche un luogo dove mettermi alla prova e vincere le mie paure. Ergo, dopo quasi un anno di sessioni più o meno discontinue di arrampicata in falesia ho sentito che era arrivato il momento di rimettermi alla prova in una via di montagna. Erano nove anni che non lo facevo, ma per farlo sul serio non potevo andare con qualcuno che fosse più forte e in gamba di me, psicologicamente sarei stato troppo scarico sapendo che bastava seguire la corda di chi mi precedeva. Volevo essere io il capocordata, sentire su di me il peso dell’ascensione e delle scelte da compiere. Daniele in questo è stato il mio compagno ideale, un amico che ha iniziato ad arrampicare meno di un anno fa insieme a me, talmente conquistato dall’arrampicata che in men che non si dica me lo sono ritrovato iscritto ad un corso di roccia. Per lui questa è la prima via in montagna.

La scelta del sottoscritto ricade sullo spigolo SSE del Corno Grande. Un itinerario abbastanza facile ma non banale e soprattutto immerso in un abiente maestoso e selvaggio. La via salita è stata entusiasmante e sebbene si inframezzino lunghi tratti facili di II° e III° grado a tratti di IV° (con un passaggio di V°) la cosa più bella è cercare di seguire l’intuito degli apritori in un dedalo di fessure, terrazzini e torrioni.

La salita è stata entusiasmante, man mano che salivamo verso la vetta più alta degli appennini inerpicandoci a cavallo di immense placche che precipitavano a destra e sinistra ci sentivamo sempre più in sintonia con noi stessi e con la montagna che ci accoglieva. L’arrivo in vetta nel primo pomeriggio, con la montagna tutta per noi, immersi in una solitudine quasi irreale rotta solo dallo stridere dei gracchi, rimarrà a lungo fra i miei ricordi più cari. Grazie Daniele per averla condivisa assieme.

Read Full Post »