Feeds:
Articoli
Commenti

Giro dell’Argentario

giannutriL’Argentario, oltre ad essere paesaggisticamente un bel posto, si presta ad essere percorso con le ruote grasse. Una bella rete di sentierini e sterrate percorre più o meno tutto il suo territorio.
Decidiamo di partire da Orbetello per scaldarci bene in vista delle non banali salitelle del percorso della Granfondo Argentario che oggi andremo a percorrere per la gran parte.
I 10 km scarsi che ci separano da Porto Santo Stefano sono pieneggianti ed ideali per scaldare un po’ le gambe. Arrivati al porto vecchio cominciamo a seguire il tracciato della Granfondo vera e propria, ed è subito salita, poco asfalto e tanto sterrato fra le villette. Sul percorso incontriamo molti cacciatori impegnati in battute al cinghiale. Man mano che ci allontaniamo dalle case il fondo delle sterrate che percorriamo diviene sempre più dissestato.
La caratteristica della zona è di avere sterrate e sentieri dal fondo decisamente pietroso, spesso anche abbastanza smosso, comunque sempre molto drenato, sicuramente ben percorribili anche dopo periodi di pioggia copiosa. Non mancano continui saliscendi e rampette taglia gambe. Proseguiamo fra saliscendi e scorci magnifici verso il mare e le isole del Giglio e Giannutri fin quasi a Porto Ercole.

dispalleQui comincia il salitone di giornata che conduce fino alla cima più alta dell’Argentario. La parte iniziale di questa salita percorre un entusiasmante sentierino che si dipana nella macchia mediterranea. Poi, raggiunta una stretta strada asfaltata, si sale a sinistra nel fitto di una bellissima lecceta. La pendenza è notevole e si mantiene costante fino in cima, sbuffiamo e sudiamo copiosamente nel clima uggioso e umidiccio. Nell’ultimo terzo di salita la strada diviene sterrata e ove possibile aumenta ancora di più la pendenza facendoci lottare con la tentazione di mettere il piede a terra.
La salita termina nei pressi di Punta Telegrafo (zona militare), da dove si prende a destra per un tratto di asfalto in discesa di un paio di chilometri.
A questo punto scendendo scorgiamo un invitante discesa sulla destra dell’asfalto (in realtà dovremmo tenerci alla sua sinistra), ma i primi si buttano sul sentierino e gli altri si accodano. Ci ritroviamo in una impegnativa discesa di downhill dove ci sverniciano un paio di discesisti con le loro full.
Arriviamo in qualche modo al convento dei passionisti e da qui su asfalto alla base della montagna. Non resta che rientrare a Orbetello percorrendo il ponte sulla laguna.

Dati tecnici:
Totale Km: 57
Dislivello: 1.409
Difficoltà: MC

Dettagli e tracce: Su Strava 

pinetoPartire da casa in sella ha sempre il suo fascino e quindi quando il mio amico Giacomo ha proposto questo giro dentro Roma ho dubito detto di si. Appuntamento davanti alla chiesa del Quo Vadis, all’inizio dell’Appia Antica e all’imbocco del parco della Caffarella. Solo che oggi non precorriamo né la prima né entriamo nel parco. Si va verso il centro, in MTB!
Per me il percorso per arrivare all’appuntamento è il classico tragitto casa – ufficio (lavoro praticamente all’altezza del semaforo sulla Colombo…), lo farò due volte oggi, ma questa prima è decisamente più piacevole. Al baretto davanti alla chiesa ci aspettano già Maurizio con la sua Cannondale da ciclo-cross e Marco con una bici da enduro con 160 di escursione anteriore. Praticamente due mondi contrapposti, ma questo è il bello della bici, è uno stile di vita, quasi una filosofia, e ognuno la interpreta come meglio crede. Alla spicciolata piano piano arrivano pure Giovanni, Giacomo e Domenico e infine anche Valerio.
Si parte, attraversiamo la Colombo e scavalcata la metropolitana sul Ponte Settimia Spizzichino (se non sapete chi fosse fate una ricerca su google…), attraversiamo il Tevere sul “Ponte de fero” per poi salire via Majorana e percorrere tutta Via di Donna Olimpia che ci introduce dentro Villa Pamphilii. Saliamo alla casetta-spogliatoio posta sopra a Via Leone XIII che attraversiamo sul cavalcavia pedonale per scendere e risalire sul versante opposto della villa.
In questo primo tratto è Maurizio a farci da guida su un bellissimo sentierino che costeggia il muro di cinta della Villa all’altezza di Via della Nocetta. Salitelle e discesette ci entusiasmano e cominciano a scaldarci ben benino. Non fa freddo, ma l’umidità si fa ancora sentire e siamo tutti belli coperti. Ricompattato il gruppo cominciamo a dirigerci di nuovo verso Via Leone XIII quando accade il fattaccio. Un cane piomba a piena velocità contro la ruota anteriore di Maurizio. Fortunatamente stava procedendo lentamente ma è comunque inevitabile che faccia un bel capitombolo con tanto di capriola a 360° in avanti. Risultato cerchio distrutto e Maurizio che deve abbandonare il gruppo e rientrare mestamente a casa a piedi (daje Maurì!).
bicisfondataNoi ritorniamo sul versante opposto della Villa, non tanto perché ci porta lì la traccia, ma perché voglio provare quantomeno a scendere gli scalini che costeggiano la Villa vera e propria. La discesa si rivela molto più facile del previsto, mentre più complicata è la risalita su fondo scivoloso e sugli scalini di travertino. Giochiamo un po’ e riattraversiamo la Villa per l’ennesima volta fino a guadagnare l’uscita in Via Aurelia Antica da dove ci dirigiamo a Piazza di Villa Carpegna da dove in breve entriamo nel Parco della Pineta Sacchetti.
Gli scorci sono incredibili, campi e campi verdi con sullo sfondo er Cuppolone e i palazzi della città ci accompagnano su una serie di sentierini che in discesa ci depositano quasi alla Balduina. Ora attraversiamo la base del Parco del Pineto guadando ruscelli (si, a Roma in piena città ci sono i ruscelli…) e una serie di rampette ci depositano nei pressi del Policlinico Gemelli. A questo punto ci dirigiamo verso la Trionfale e scendiamo per Via della Camilluccia fino a Ponte Milvio da dove andiamo all’attacco della salita di giornata: Monte Mario.

pinetaSacchetti2Inutile dirvi che come si impenna il tragitto c’è un umo solo al comando, Giacomo mena subito le danze e si mette in testa. Domenico inizialmente cerca di stargli a ruota, io conosco la salita e so quanto è tosta e vado su col mio passo, mi segue Giovanni, poi Valerio e Marco. Arrivati quasi in cima Giacomo decide che la sofferenza non è stata abbastanza e taglia a destra per il ripido sentierino gradinato che conduce direttamente allo Zodiaco. Domenico ed io proviamo a stargli dietro ma è giocoforza ad un certo punto mettere i piedi a terra. Selfie di ordinanza sulla terrazza più panoramica di Roma e via verso la riserva di Monte Mario.

zodiacoQuest’ultima è stata una vera scoperta. Si entra da Via del Parco della Vittoria (che non è quella di Monopoli…) nei pressi di un Asilo e a un certo punto improvvisamente l’asfalto lascia spazio a una sterrata che diventa sempre più stretta fino a trasformarsi in un entusiasmante sentierino a saliscendi con tratti tecnici e ripidi. Sbucati su Via Edmondo De Amicis (ma a Roma la conosciamo tutti come “a’ salita der cappa due”…) si sale per 20 metri per poi rientrare nel Parco. Siamo proprio sopra allo stadio Olimpico, io e Giacomo ci ricordavamo ancora come un tempo su questi pendii si venisse a vedere la partita prima che lo stadio venisse coperto per i mondiali di Italia ’90.

gruppommmarioMa più che lo stadio siamo entusiasti di scoprire di trovarci in un dedalo di sentierini, discesette e salitelle tecniche e sfiziosissime. Ci divertiamo un po’ in questo magnifico parco giochi, immersi in un bosco fittissimo che ci fa dimenticare la vicinanza con i palazzi e le strade congestionate dal traffico.
Non resta che uscire proprio all’altezza dello stadio e andare a riprendere la pista ciclabile sul Tevere.
Siamo a oltre 50 km di percorrenza e pure le salite non sono mancate, a questo punto si potrebbe presumere che siamo stanchi e anche un po’ rilassati in vista del facile rientro. Invece appena scesi sulla ciclabile avvistiamo davanti a noi a circa 200 metri due bikers che pedalavano apparentemente di buona lena. Ci guardiamo un attimo e subito parte la caccia. Con cambi regolari che ci portano a velocità di punta di 40 km/h li raggiungiamo e superiamo in tromba prima di Ponte S. Angelo.
Non resta che rientrare alla base.
Scritto di getto senza rileggere quanto scritto…

gruppopamphiliiDati tecnici:
Totale Km: 64
Dislivello: 780
Difficoltà: Qualche tratto BC nel Parco del Pineto e nella Riserva di Monte Mario

Dettagli e tracce: Su Strava oppure su Wikiloc

IMAG2030 Bella uscita, tecnicamente facile ma con buon chilometraggio, nelle campagne a Nord di Roma.
Partiti da La Storta verso le 8.30 ci tuffiamo per una micidiale discesa su asfalto lunga un paio di chilometri in direzione Isola Farnese. Micidiale perché fa freddino e noi non ci siamo minimamente scaldati ancora. Arriviamo in breve alla cascata della Mola, primo selfie di giornata e subito si sale.
IMAG2027Sarà il fresco ma queste rampette ripide all’inizio le patisco sempre un po’. La ripida discesetta successiva ci porta al primo torrente da attraversare su comodi blocchi di tufo. Poi su sterrate con qualche bella salita al sole che finalmente comincia a scaldarci e arriviamo a Formello. Passato uno stazzo sorvegliato dai più classici pastori abruzzesi e ci godiamo la discesetta successiva con qualche passaggio tecnico che conduce dopo una breve risalita su erba ad un fontanile in bella posizione panoramica. Mentre stiamo li che ci godiamo la vista arrivano tre pedalatori forsennati, in testa c’è Gian Luca che mena le danze. Abbracci e battute e si riparte per raggiungere Formello paese da dove una fangosissima e insidiosa discesa ci porta alla Valle del Sorbo.
IMAG2040Qui breve conciliabolo per capire dove è meglio guadare il torrente e siamo dall’altra parte, chi guadando a pedali, chi attraversando a piedi in equilibrio sui pochi sassi presenti.
Nuova salita con le ruote che hanno triplicato la loro circonferenza a causa del ricco fango presente e arriviamo in un punto dove la strada sterrata è sbarrata da una rete. Si decide di sollevarla e passare sotto.
L’avessimo mai fatto! Qualche centinaio di metri dopo un cancello bello robusto con tanto di muretto di cinta ci sbarra l’uscita da quello che si rivela essere un comprensorio di case.
L’abilità e la diplomazia di Francesco riesce a convincere due che abitano lì ad aprirci.
A questo punto un breve tratto di asfalto ci conduce nei pressi di Cesano nella zona del Lago di Martignano dove ci aspetta in realtà già da un po’  il mio amico Paolo che ci accompagna per un pochino. Giriamo attorno al cratere del Lago di Martignano e ci tuffiamo giù verso Anguillara e poi per diverse sterrate in piano che ci conducono a Cesano.
Qui Paolo ci accompagna ancora per un breve tratto e noi ci inoltriamo su una bella ed entusiasmante cavalcata in piano fino a riprendere la Braccianese che in breve ci riporta alla partenza.
IMAG2046Dettagli tecnici:
54 km
900 metri di dislivello
Difficoltà: qualche breve tratto MC (giro tutto sommato facile senza particolari difficoltà tecniche in cui l’unica differenza la fa l’andatura…)

IMAG1268Partenza da: Campo Imperatore (2.100 m.)
Arrivo a: Fonte Cerreto (1.100 m.)
Dislivello: In salita circa 1.000 metri, in discesa 1.800 metri
Tempo di salita: circa 2 ore
Tempo di discesa: circa 2 ore (dipende dall’itinerario scelto)
Difficoltà: OSA

Classica gita da stagione inoltrata, quando il sole ha assestato bene la neve. In stagioni calde si può iniziare a percorrerlo già a marzo, e spesso rimane in condizione fino a tutto il mese di maggio. L’ultima volta sono sceso nel Canale del Tempio proprio il 1° maggio.
Da Fonte Cerreto si sale in funivia a Campo Imperatore da dove sci ai piedi ci si dirige verso la Sella di Monte Aquila. Solitamente per comodità preferisco scendere il primo tratto della pista che segue la strada estiva fino ad arrivare un tornante a destra dal quale si mettono le pelli sugli sci e ci si dirige verso l’evidente anfiteatro a sud del Monte Aquila. Si transita sotto all’evidente falesia e con un pendio più ripido si guadagna la sella.
Suggestivo l’affaccio su Campo Pericoli, il Corno Grande e sulla sinistra le vicine vette di Pizzo Intermesoli e Pizzo Cefalone.
A questo punto si punta decisi verso il Sassone al quale si arriva su pendio via via sempre più ripido. Poco oltre, guadagnata la cresta, nei pressi della biforcazione che va al bivacco Bafile, si mettono gli sci sullo zaino e si calzano solitamente i ramponi. Con la picca in mano si risale l’evidente canale della Direttissima che in breve ci conduce alla vetta più elevata del Corno Grande.
Non resta che goderci il panorama e prepararci alla discesa che si affronta inizialmente nel canalone Bissolati. Dopo qualche curva, appena la neve lo consente si taglia decisi a sinistra a superare un costone che conduce nel contiguo canale del Tempio. Il canale offre alcune strettoie a 40-45° ma con neve primaverile la sciata non è mai estrema.
IMAG1266Una volta usciti dal canale ci si trova in mezzo a Campo Pericoli e non rimane da scegliere la via di discesa a valle. Si può proseguire in discesa fin sotto al pendio che con una breve ripellata risale alla Portella e poi riscendere l’omonimo vallone, oppure tornare sui propri passi, risalire alla vetta di Monte Aquila e scendere il ben pendio del versante meridionale da dove ripellando si risale in breve tempo a Campo Imperatore. Da qui non rimane che scendere uno dei tanti valloni che conducono a Fonte Cerreto.

 

Stefi

IMAG0086

Avvicinamento
La falesia di Capo d’Uomo è raggiungibile da Porto Santo Stefano seguendo le indicazioni per la strada Panoramica. Superati alcuni rimessaggi la strada sale decisamente con alcuni tornanti, la si segue sempre in salita fino ad arrivare ad una sella in corrispondenza della quale c’è uno spiazzo sulla sinistra, ottimo punto per posteggiare.
Dall’altro lato dello spiazzo una strada sterrata scende verso il mare, ci si tiene sulla destra fino a quando la sterrata prende a salire e in corrispondenza di una netta curva a destra si prende un sentiero segnato con ometti di pietra che in breve conduce alla falesia sovrastata dai ruderi di una torre con splendida vista sull’Isola del Giglio.
Poco prima di arrivare alla torre, un sentiero scende a sinistra al sottostante settore dei monotiri (per le relazioni vai qui) dal quale si prosegue seguendo una traccia segnata con ometti in pietra fino a gadagnare una pietraia dissestata che si traversa per arrivare all’attacco di varie vie a più tiri. Lo Spigolo Bonatti è la via più in basso di tutte, poco prima in corrispondenza di un albero addossato alla parete parte l’attacco di Argento Argentario e della sua variante alta Maria … Mare, tutte vie aperte da Eraldo Meraldi, il primo a valorizzare questa falesia con delle vie lunghe.
image

Relazione
La parte iniziale della via è affrontabile in due maniere:
1) sfruttando i primi 3 tiri di altre due vie (probabilmente il modo più divertente).
Si sale il primo tiro di Argento Argentario (30 metri, 5b).
Dalla sosta, invece di proseguire dritti si traversa decisamente a destra per 7-8 metri fino ad un evidente spit dal quale si sale seguendone altri che vanno verso destra fino a raggiungere una sosta con due anelli di calata posizionata su una grande placca appoggiata (40 metri, IV°).
Un ulteriore tiro su placca appoggiata verso destra conduce sotto alla verticale di un evidente diedro ad una sosta con due spit (20 metri (IV°).

image

2) La via è percorribile anche in maniera completamente indipendente. Si costeggia tutta la parte alta della falesia, dove si trovano i monotiri, e mantenendosi a ridosso della parete si scende fino ad arrivare sotto alla verticale del pilastro dove corre la via. Qui con un tiro di IV° di una trentina metri, protetto con qualche spit, si arriva direttamente alla sosta con due spit sotto al diedro che costeggia a sinistra il pilastro.

image

Dalla sosta si sale e al terzo spit da dove si tralascia la via del diedro che va a sinistra per salire verso destra seguendo gli spit e con arrampicata tecnica di piedi si arriva ad una sosta appesa formata da due spit (40 metri circa, 6a+ continuo).

image

Anche il successivo tiro, mantiene più o meno le stesse caratteristiche, di arrampicata tecnica continua fino alla bellissima placca appoggiata e al muretto di uscita in cima al quale si trova una sosta con tre spit (25 metri, 6a).

Per una ripetizione occorrono 12 rinvii, due mezze corde da 60 metri, moschettoni a ghiera e cordini per le soste.

Chiodata fra l’inverno 2013 e la primavera 2014, prima ascensione in libera 24 maggio 2014, Marco Bummi e Alberto Graia.

image

Pretara lato B

Le vie nuove a Pretara esistono in realtà già da più di un anno ormai, ma a parte qualche indicazione sul DB di climbook in giro non si trovano molte indicazioni in proposito. Anche l’ottima guida Abruzzo Verticale è uscita prima di poterle includere.

Questo settore oltre ad essere mediamente più facile, è più di tecnico e meno violento dello storico lato opposto della falesia, è esposto a nord e va in ombra nel pomeriggio. Non mancano due belle placche dove “ragionare bene con i piedi” e d’estate è già molto apprezzato dagli arrampicatori locali.

Nome
via
Difficoltà Lunghezza
in metri
Protezioni
Barriera Corallina 5b+ 8 3
Ammonite 6a+ 10 4
Cerasella 6a 10 4
Pecten 5b+ 12 4
Giurassico 5a 12 4
Boletus 5a 12 4
Gasteropode 5b 12 4
Verso Est 5c 14 4

Il settore è stato creato grazie all’infaticabile Lino Di Marcello che ha ripulito le pareti dallo spesso strato di edera e altre piante che le ricoprivano, bonificato i grossi massi instabili e sistemato la parte sottostante rendendola più fruibile con scalette, panchine e tavolini in pietra e uno splendido selciato sistemato alla base delle vie. La chiodatura è invece opera di Paolo De Laurentiis, Guida Alpina e esperto chiodatore. Ai due si è aggiunto l’aiuto dell’inossidabile Nino Carlini.
A Lino, Paolo e Nino, un grande grazie da tutti noi.

Sabato mi sono concesso una bella giornata a zonzo in solitudine sul Corno Piccolo. Alpinisticamente la più interessante delle cime del massiccio del Gran Sasso, zeppa di vie di arrampicata che ne risalgono i fianchi da ogni versante. La mia idea era di fare un po’ di dislivello su terreno non troppo banale. La risalita per il Canale di Mezzo e la discesa per la normale mi sembrano perfettamente adatti allo scopo.

Salendo lungo il crinale dell’Arapietra

Parto dalla Piana del Laghetto, laddove termina la strada che sale dai Prati di Tivo. La giornata è quanto mai calda e un venticello umido mi accompegnerà per tutta la giornata. Sono lento, la forma è effettivamente ancora scarsa, una coppia di amici con i loro pesanti zaini carichi di materiale alpinistico mi distanzia mentre chiacchierando risaliamo i prati che dal sentiero Ventricini risalgono verso le belle placche della parete Nord del Corno Piccolo. C’è il pienone, praticamente tutte le vie medio-facili della zona sono occupate da almeno una cordata.

Pur prudendomi le mani e avendo una gran voglia di arrampicare, sono lieto di essere solo e di poter scegliere di andare laddove non c’è nessuno. Saluto gli amici e me ne vado verso destra, nel canale di mezzo non c’è un’anima viva per ora.

All’inizio del canale

Dopo un primo tratto nel fondo del canale, viscido e ombroso scelgo di proseguire lungo le placche alla sua sinistra. L’arrampicata, pur essendo in qualche tratto un po’ esposta, è facile e la roccia è di una bellezza semplicemente incomparabile.

Incontri in placca

Mi volto spesso ad ammirare questa zona di placche levigate dalla neve e dall’acqua. Senza quasi accorgermene mi ritrovo di fianco ad una cordata che procede su una delle vie della zona. Uno di loro è un caro amico che non vedevo da tempo, scambiamo quattro chiacchiere per aggiornare le rispettive vite, ci salutiamo con affetto e proseguo sulle placche che lentamente tendono ad appoggiarsi.

Placche

Un ultimo risalto e sono sulla grande comba ghiaiosa sottostante alla vetta del Corno Piccolo. Subito dietro ad un risalto un camoscio fugge via spaventato. In realtà mi spavento un po’ anche io, oltre alle lontane cordate che escono sulla cime della Prima Spalla non si vede anima viva.

Cordate in vetta alla Prima Spalla

Nonostante la quota la giornata continua ad essere decisamente afosa, sudo copiosamente mentre il mio amico camoscio mi osserva incuriosito mentre lentamente arranco verso la vetta.

Camoscio

Sulla vetta c’è un po’ di gente. La famosa croce fatta con di tubi di ferro intrecciati è ripiegata su se stessa ed il suo basamento di roccia si è praticamente disintegrato. Speriamo che a nessuno venga in mente di erigerne un’altra in  sostituzione magari aggiungendoci un po’ di cemento…

Prati di Tivo

Corno Grande

Qualche foto dalla vetta e poi giù lungo la normale per evitare la folla che inevitabilmente si accumula sulla Danesi in queste giornate. Adesso procedo in pieno sole e c’è pure poca aria. La risalita alla Sella dei due Corni è faticosa, ma una volta in cima la vista delle Fiamme di Pietra ripaga ogni sforzo.

Le Fiamme di Pietra

Mi fermo un po’ sulla sella, mi godo l’arietta che soffia sempre in questa zona. Una scappata al Franchetti a salutare l’amico Luca e poi giù sul sentiero verso la Madonnina.

Parete Est

Scendendo non posso fare a meno di osservare la parete Est del Corno Piccolo. L’ombra che la avvolge mette in risalto tutte le sue sfaccettature, si riconoscono le tante vie di arrampicata che la intersecano. Più la guardo e più mi viene voglia di mettermi seduto a contemplarla.

Corno Piccolo

Il sentiero è stato risistemato, qualche tratto un po’ franoso è stato consolidato. Nei pressi del Passo delle Scalette, mi comporto come sempre, accelero decisamente il passo per togliermi dal potenziale tiro delle pietre soprastanti. Tanti si fermano qui a godersi l’aria fresca e l’ombra, non lo capisco, io l’ho sempre considerato un punto potenzialmente molto pericoloso. Evidentemente il concetto di pericolo è davvero soggettivo.

Rudere sull’Arapietra

Accanto al rudere dell’Arapietra incontro un amico di Colledara che è salito da Forca di Valle, scambiamo quattro chiacchiere mentre e in men che non si dica sono di nuovo alla macchina.