Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Mountain Bike’ Category

IMAG2963

Ultimi metri di pedalata prima di arrivare al Passo del Morretano

Giro entusiasmante, chilometricamente lungo, con un buon dislivello e su fondo tecnicamente impegnativo sia in salita che in discesa. Lo abbiamo provato a fine luglio 2016 e ci è sembrato talmente bello da ritenere che in futuro possa diventare una grande classica del MTBiking nel centro Italia.

Come noterete il giro forma sulla carta un bell’otto, volendo questo rende i due cerchi due itinerari indipendenti e percorribili separatamente.

Arrivati al casello di Tornimparte conviene scendere con la macchina poche centinaia di metri verso valle per parcheggiare ad uno slargo sulla sinistra della carreggiata (cartello nei pressi con indicazioni per la Grotta di Vaccamorta). Si inizia pedalando in salita lungo la strada asfaltata che sale verso l’altopiano di Campo Felice, nei pressi del quinto km si incontra una lunga curva verso destra dove si abbandona la strada asfaltata per andare a prendere sulla sinistra una sterrata. Si scende sulla rampa poche decine di metri per girare subito a destra e passare sotto all’asfaltata che si è appena lasciato.
Ora si prosegue a lungo a mezzacosta con bella vista sulla destra verso i vicini pendii del Monte Cava mentre sullo sfondo si comincia a delineare la sagoma della Montagna di Sevice e le cime principali del Velino.

Passo del Morretano

Passo del Morretano

Si transita accanto a due fontanili e poco dopo si arriva nei pressi di un primo bivio dove si va a sinistra, poco dopo se ne incontra un altro fra i faggi dove si devia a destra in salita. Ora si sale nella bellissima faggeta della Valle del Morretano, qualche radura interrompe il fitto bosco. Mantenendosi sempre sulla carrareccia principale intorno ai 1.700 metri di quota si esce dal bosco in un punto in cui l’ampia valle comincia a restringersi su vaste praterie di alta quota. In breve si arriva all’evidente sella del Passo del Morretano dal quale si ammira una magnifica vista. Si scendono i sottostanti pendii per poi deviare verso destra con bella vista sulla rocciosa parete del Costone. Una evidente traccia sale tra i prati verso il rifugio Sebastiani.

Un paio di ripidi strappetti concludono la salita. Il rifugio, ottimamente gestito da anni dall’amica Eleonora Saggioro, è aperto nei mesi estivi e spesso anche nei fine settimana in inverno (per info http://www.rifugiovincenzosebastiani.it/info.html).

La parete del Costone ci accompagna mentre saliamo verso il rifugio Sebastiani

La parete del Costone ci accompagna mentre saliamo verso il rifugio Sebastiani

Rifocillati e riposati iniziamo a scendere sul sentiero verso i Piani di Pezza (nella parte iniziale occorrerà scendere di sella per qualche tratto ingombro di grossi massi). Il sentiero da percorrere in MTB è entusiasmante, tratti più tecnici si alternano a sezioni più scorrevoli. Arrivati sull’altipiano una comoda carrareccia permette un veloce attraversamento fino al Vado di Pezza dal quale un sentierino in discesa conduce all’altipiano delle Rocche nei pressi della ciclabile che collega Rovere a Rocca di Mezzo. Qui si svolta a sinistra e in breve si arriva fra le case di Rocca di Mezzo nei pressi di una rotonda con un bel fontanile dove potersi rifornire di acqua.
Non resta che proseguire sulla ciclabile che attraversa tutto il paese e continuare successivamente verso Rocca di Cambio. Arrivati sotto a quest’ultima località si svolta a sinistra a percorrere per poche centinaia di metri la strada per Campo Felice. Ben presto si incontrano a destra i segnali per Forca Miccia e si prende una stradina dal fondo cementato che sale ripidamente sui pendii del Monte Cagno. La strada si fa sempre più ripida man mano che si sale e qui sicuramente la stanchezza comincerà a farsi sentire. Il fondo nell’ultimo tratto nel bosco diventa sterrato e decisamente pietroso. Ma l’arrivo a Forca Miccia con la splendida vista sull’altipiano di Campo Felice ripagherà tanta fatica.

I piani di Pezza visti dal rifugio Sebastiani

I piani di Pezza visti dal rifugio Sebastiani

Una ripida discesa con un paio di tornanti su pietraie smosse permette di arrivare sulla piana sottostante dove si volta a destra su una evidente traccia che percorre l’altipiano. Si passa sotto ai pendii del vicino Monte Cefalone fino ad arrivare al caseificio nei pressi del bivio che a destra va verso Casamaina e Lucoli. Noi continuiamo a tenerci a sinistra sulla piana per dirigerci verso il Valico della Chiesola di Lucoli (i più stanchi possono eventualmente percorrere la strada asfaltata in questo tratto). Dal valico si scende sulla sterrata a sinistra, si passa davanti all’imbocco della Valle del Morretano dove si è transitati la mattina per proseguire sulla magnifica sterrata che con vari saliscendi si inoltra nella faggeta. Dopo qualche chilometro si arriva ad un bivio dove si lascia la traccia pianeggiante per scendere decisamente a destra su una carrareccia pietrosa che in breve tempo conduce al rifugio del Ceraso. Qui occorre tenersi a sinistra a prendere una breve risalita. Ora la discesa si fa sempre più ripida e su terreno sempre più sconnesso e ingombro di pietre smosse. La lunga discesa termina esattamente sul piazzale dove abbiamo lasciato l’auto.

Dati tecnici:
Totale Km: 61
Dislivello: 1.800
Difficoltà: OC
Clicca per scaricare la traccia (file GPX)

Piani di Pezza

Sui Piani di Pezza

IMAG2977

L’affaccio su Campo Felice arrivati a Forca Miccia

 

IMAG2979

La ripida e pietrosa discesa su Campo Felice da Forca Miccia

Read Full Post »

GS2La traversata del Gran Sasso, da Fonte Cerreto a Isola del Gran Sasso è ormai una grande classica del MTBiking del centro Italia, sono tantissimi i MTBiker che l’affrontano almeno una volta durante la stagione estiva. Il motivo è semplice, con la strada asfaltata da Fonte Cerreto si pedala agevolmente in salita fino a Campo Imperatore, i paesaggi sono favolosi, i percorsi magnifici (esistono varie varianti) e il fresco nelle calde e assolate giornate di Luglio e Agosto è quasi sempre assicurato. Il traforo della A24 agevola non di poco il recupero delle auto (in 20 minuti si passa da un versante all’altro del massiccio…).

Qui descrivo la c.d. traversata principale attraverso la Val Maone, ma esiste una variante che da Monte Aquila scende a Casale San Nicola (in realtà ci sarebbe poi anche una variante estrema che passa per la vetta del Corno Grande, ma è davvero per pochi eletti…).

GS1Lasciata una vettura al paese di Isola del Gran Sasso (5 km dall’uscita Colledara-San Gabriele) si percorre la A24 fino all’uscita di Assergi per poi proseguire in breve al piazzale di Fonte Cerreto dove si parcheggia. Qui i più sfaticati possono salire ai 2.100 metri di Campo Imperatore usufruendo della funivia. Ma un Biker che si rispetti approccerà la salita con piglio sportivo pedalando sui 27 km di strada asfaltata che conducono all’ampio piazzale nei pressi dell’Albergo di Mussoliniana memoria. La strada sale con andatura abbastanza regolare e regala bellissimi scorci sul “piccolo Tibet d’Abruzzo”, l’altipiano di Campo Imperatore, ben 15 km di lunghezza.  Arrivati al termine della strada ci si dirige verso l’osservatorio a prendere il sentiero che sale verso il ben visibile rifugio Duca degli Abruzzi. In breve si perviene a un bivio nei pressi del quale si abbandona la traccia che a sinistra va verso il rifugio, per andare a destra a mezzacosta.

I più smaliziati riusciranno a percorrere gran parte del sentiero in sella e scenderanno per incollarsi la bici sulle spalle solo sulle ultime ripide rampette che portano ai 2.300 metri della Sella di Monte Aquila. Qui arrivati, la vista si apre sull’incombente versante meridionale del Corno Grande e sugli ampi declivi erbosi di Campo Pericoli lungo i quali si inizia a scendere. In breve si raggiunge il rifugio Garibaldi per poi proseguire su tracce di sentiero fino a entrare nella magnifica Val Maone. Alcuni tratti più tecnici obbligheranno qualcuno a mettere il piede a terra. Man mano che si scende all’interno della valle si ammireranno a sinistra i grandiosi pilastri di roccia del Pizzo Intermesoli mentre sulla destra i ripidi versanti del Corno Grande cedono il passo a quelli del Corno Piccolo.
Superato un breve tratto boscoso il sentiero diventa più percorribile fino a trasformarsi in una pietrosa carrareccia. Transitati nei pressi delle cascate di Rio Arno tre rampette in decisa salita conducono a un ultimo tratto di discesa nella faggeta che termina nei pressi del piazzale di Prati di Tivo. Qui, oltre ad avere la possibilità di riempire le borracce di acqua, c’è anche la possibilità di rifocillarsi in uno dei tanti locali.

GS4Dal piazzale dei Prati si imbocca la strada asfaltata (nell’ultimo tratto diventa sterrata…) che sale nella faggeta per circa 4 km fino a terminare all’ampia insellatura della Piana del Laghetto (1.650 metri di quota circa). Il luogo è anche conosciuto come “Il Balcone” per l’ampia vista che regala sulle sottostanti colline della Valle Siciliana, poco più lontano si scorge nettamente l’azzurro del mar Adriatico. Non resta che scendere. Inizialmente si segue l’ampia traccia di una vecchia strada sterrata che con alcuni ampi tornanti si fa largo fra i pendii erbosi. Giunti al rifugio D’Arcangelo, occorre prestare un po’ di attenzione per individuare una traccia di sentiero che si fa largo fra l’erba alta (il sentiero è segnato con alcuni paletti in legno). Ci si porta verso sinistra ad attraversare i ripidi pendii del Montagnone e successivamente un ultimo tratto di discesa più ripida conduce a una selletta a circa 1.200 metri di quota con bella vista sul paretone del Corno Grande.
Dalla selletta si imbocca a sinistra una ripida carrareccia ingombra di pietrisco. Questo tratto va affrontato con cautela, sia per il fondo molto sconnesso e ripido che per la stanchezza che inevitabilmente ora si farà sentire. In breve si arriva al paesino di Forca di Valle da dove si continuerà a scendere seguendo i segni CAI che si fanno largo fra le case. Arrivati in fondo al paese in prossimità di un tornante della strada asfaltata che scende a sinistra si svolta a destra a percorrere una sterrata. Seguendo i radi segni del CAI si continua a scendere. Transitati sotto i piloni dell’autostrada una breve rampetta in salita conduce all’ultimo tratto di discesa che termina all’interno all’abitato di Isola del Gran Sasso.

Dati tecnici:
Totale Km: 55
Dislivello: 1.600
Difficoltà: BC

Scarica la traccia (formato GPS)

 

Read Full Post »

IMAG2498La zona a ridosso della città di Civitavecchia è decisamente interessante per gli amanti della MTB. Il fondo differisce alquanto dai morbidi sentieri e sterrati dei Castelli, qui siamo nel regno dei pietroni e dei grandi spazi panoramici con pochi alberi e sconfinate praterie.

Un ottimo punto per partire è il parcheggio limitrofo al porto di Traiano, a poche centinaia di metri dalla uscita di Civitavecchia Sud della A12. Da qui basta percorrere una delle tante stradine che dall’Aurelia salgono verso l’interno per allontanarsi subito dal traffico. Noi abbiamo optato inizialmente per la Strada delle Boccelle per poi dirigerci a destra ad attraversare il fosso Marangone e salire fra pascoli e splendide vacche maremmane in cima a una prima altura. Alle nostre spalle splendido il panorama sul vicino Tirreno e la costa.

IMAG2504Gli scorci panoramici sono il piatto forte di questo giro insieme al terreno davvero tecnico che le salite e le discese riservano ai Mtbikers. Veloce discesa e dopo un altro guado sul Fosso Castelsecco saliamo alla seconda altura di giornata dalla quale ci dirigiamo a sinistra su una lunga e costante salita, inizialmente sterrata e poi asfaltata, che ci conduce nei pressi di Poggio Felcioso. Splendida la vista sia verso il mare che all’interno su tutti i Monti della Tolfa fra i quali spicca l’abitato del paese omonimo.

IMAG2506Una veloce discesa inizialmente su asfalto ci conduce nuovamente verso il mare. Poco prima del fontanile del Giglio (ottimo per rifornirsi di acqua), situato a ridosso dell’altura della Tolfaccia, si svolta a destra su una strada inizialmente sterrata che diventa via via sempre più accidentata. Al primo bivio che si incontra si va ancora a destra su una discesa tecnica e divertente fino a raggiungere il fondo di una valletta che si percorre a lungo fra solchi di trattori. Raggiunta una radura si svolta ancora a destra, si riattraversa il Fosso Castelsecco e si risale ripidamente dall’altra parte su carrarecce tecniche con strappetti tagliagambe.

IMAG2508Siamo nella zona più tosta del giro, e la fatica comincia a farsi sentire mentre saliamo verso le antenne che sovrastano Civitavecchia. Un ulteriore fontanile prima della parte finale della salita allieterà le gole più secche. Le antenne si raggiungono per una comoda strada sterrata, ma una volta arrivati in cima è possibile sfruttare una delle tante belle discese che riportano a valle. Noi abbiamo optato per la magnifica “Rotella” con tratti davvero tecnici e divertenti che in breve ci ha ricondotti sul fondo del Fosso Marangone dal quale non ci è rimasto che tornare alla partenza.

Dati tecnici:
Totale Km: 42
Dislivello: 1.300
Difficoltà: MC

 

Read Full Post »

IMAG2144Giro lungo, impegnativo e abbastanza tostarello. Partendo da Frattocchie sviluppa circa 60 km per oltre 1.700 metri di dislivello positivo.
Dal parcheggio di Frattocchie si attraversa l’Appia e subito dopo si va a destra per via Costa Rotonda e poi per via Castagnole di sotto da dove si imbocca Via Giovanni Verga (da noi ormai soprannominata la salita della Verga per la sua durezza). Dopo questo strappetto si scende a destra verso la galleria che porta al Lago di Castel Gandolfo. Invece di imboccare la galleria saliamo sulla rampetta a sinistra (piccolo pezzo contromano, attenzione), arrivati a via Montecrescenzio la imbocchiamo a sinistra per poi prendere subito a destra un ripidissimo tratto di terrato (tratti vicini al 30%), questo strappetto di circa 100 metri è stato soprannominato cima Bummi (io in realtà l’avevo scoperta pensandola come discesa ma qualcuno più sadico di me ha pensato bene di crearci un settore Strava in salita…).
In cima si va a destra e in breve si arriva a Castel Gandolfo da dove si prosegue per le “Fratte ignoranti” dove un cancello permette di entrare su un bello sterrato inizialmente a mezzacosta nel bosco sul lago. Si percorre tutto il magnifico sterrato, con qualche tratto tecnico che obbliga a brevi tratti a piedi e poi a sinistra si arriva a un sottopasso un po’ buio da percorrere con cautela sulla sinistra. DOpo il sottopasso si prosegue dritto per i magnifici sterrati paralleli alla via dei Laghi. A una biforcazione si scende a destra e dopo qualche km si arriva a Nemi.
Breve sosta con crostatina alle fragole e caffè per proseguire in discesa su un breve tratto di asfalto che conduce al cimitero da dove a sinistra si imbocca la sterrata che risale alla via dei laghi all’altezza del bivio per i Pratoni del Vivaro. Si imbocca brevemente la via dei Laghi in direzione Velletri per imboccare dopo poco la salita della Spina (ripida rampetta iniziale). Quando la salita spiana si prende a sinistra la ripida sterrata che conduce verso la cresta dell’Artemisio, qualche saliscendi e si arriva alla ripida e tecnica discesa della direttissima. Al termine della discesa si va a sinistra per arrivare ad un varco sulla destra che permette di attraversare la strada asfaltata che taglia in due i Pratoni del Vivaro. Adesso si prosegue verso via dei Corsi e successivamente si imbocca la salita Barbarossa in cima alla quale si imbocca a sinistra la sterrata che unisce Monte Cavo alla Madonnella.

IMAG2137Un classico tratto “mangia e bevi” porta alla strada asfaltata che sale a Monte Cavo che si percorre fino in cima alle antenne. Tornati brevemente indietro si va a destra in discesa sulla via Sacra che si abbandona ben presto per proseguire sempre in ripida discesa fino ai campi di Annibale dove ci si può rifornire di acqua prima di affrontare l’ultima asperità di giornata, il Maschio delle Faete, cima più elevata dei Castelli. Dai Campi di Annibale si imbocca la strada asfaltata che va verso Sud-Est fino ad incrociare sulla destra una sbarra con una vecchia e malmessa strada asfaltata che sale. La strada termina proprio in cima al Maschio delle Faete con le immancabili antenne a deturpare la cima.
Dalla cima si torna brevemente indietro a prendere il secondo sentiero che scende a sinistra, dopo poche centinaia di metri si va a destra per percorrere un bellissimo sentiero a mezzacosta che riporta alla strada di Monte Cavo da dove si scende brevemente su asfalto fino ad incrociare sulla sinistra la discesa TRE che conduce al ristorante la Foresta e da qui alle Fratte Ignoranti, a Castel Gandolfo e poi a Frattocchie per la via percorsa in salita.

Dati tecnici:
Totale Km: 60
Dislivello: 1.700
Difficoltà: MC

Puoi scaricare la traccia qui su Wikiloc

Read Full Post »

giannutriL’Argentario, oltre ad essere paesaggisticamente un bel posto, si presta ad essere percorso con le ruote grasse. Una bella rete di sentierini e sterrate percorre più o meno tutto il suo territorio.
Decidiamo di partire da Orbetello per scaldarci bene in vista delle non banali salitelle del percorso della Granfondo Argentario che oggi andremo a percorrere per la gran parte.
I 10 km scarsi che ci separano da Porto Santo Stefano sono pieneggianti ed ideali per scaldare un po’ le gambe. Arrivati al porto vecchio cominciamo a seguire il tracciato della Granfondo vera e propria, ed è subito salita, poco asfalto e tanto sterrato fra le villette. Sul percorso incontriamo molti cacciatori impegnati in battute al cinghiale. Man mano che ci allontaniamo dalle case il fondo delle sterrate che percorriamo diviene sempre più dissestato.
La caratteristica della zona è di avere sterrate e sentieri dal fondo decisamente pietroso, spesso anche abbastanza smosso, comunque sempre molto drenato, sicuramente ben percorribili anche dopo periodi di pioggia copiosa. Non mancano continui saliscendi e rampette taglia gambe. Proseguiamo fra saliscendi e scorci magnifici verso il mare e le isole del Giglio e Giannutri fin quasi a Porto Ercole.

dispalleQui comincia il salitone di giornata che conduce fino alla cima più alta dell’Argentario. La parte iniziale di questa salita percorre un entusiasmante sentierino che si dipana nella macchia mediterranea. Poi, raggiunta una stretta strada asfaltata, si sale a sinistra nel fitto di una bellissima lecceta. La pendenza è notevole e si mantiene costante fino in cima, sbuffiamo e sudiamo copiosamente nel clima uggioso e umidiccio. Nell’ultimo terzo di salita la strada diviene sterrata e ove possibile aumenta ancora di più la pendenza facendoci lottare con la tentazione di mettere il piede a terra.
La salita termina nei pressi di Punta Telegrafo (zona militare), da dove si prende a destra per un tratto di asfalto in discesa di un paio di chilometri.
A questo punto scendendo scorgiamo un invitante discesa sulla destra dell’asfalto (in realtà dovremmo tenerci alla sua sinistra), ma i primi si buttano sul sentierino e gli altri si accodano. Ci ritroviamo in una impegnativa discesa di downhill dove ci sverniciano un paio di discesisti con le loro full.
Arriviamo in qualche modo al convento dei passionisti e da qui su asfalto alla base della montagna. Non resta che rientrare a Orbetello percorrendo il ponte sulla laguna.

Dati tecnici:
Totale Km: 57
Dislivello: 1.409
Difficoltà: MC

Dettagli e tracce: Su Strava 

Read Full Post »

pinetoPartire da casa in sella ha sempre il suo fascino e quindi quando il mio amico Giacomo ha proposto questo giro dentro Roma ho dubito detto di si. Appuntamento davanti alla chiesa del Quo Vadis, all’inizio dell’Appia Antica e all’imbocco del parco della Caffarella. Solo che oggi non precorriamo né la prima né entriamo nel parco. Si va verso il centro, in MTB!
Per me il percorso per arrivare all’appuntamento è il classico tragitto casa – ufficio (lavoro praticamente all’altezza del semaforo sulla Colombo…), lo farò due volte oggi, ma questa prima è decisamente più piacevole. Al baretto davanti alla chiesa ci aspettano già Maurizio con la sua Cannondale da ciclo-cross e Marco con una bici da enduro con 160 di escursione anteriore. Praticamente due mondi contrapposti, ma questo è il bello della bici, è uno stile di vita, quasi una filosofia, e ognuno la interpreta come meglio crede. Alla spicciolata piano piano arrivano pure Giovanni, Giacomo e Domenico e infine anche Valerio.
Si parte, attraversiamo la Colombo e scavalcata la metropolitana sul Ponte Settimia Spizzichino (se non sapete chi fosse fate una ricerca su google…), attraversiamo il Tevere sul “Ponte de fero” per poi salire via Majorana e percorrere tutta Via di Donna Olimpia che ci introduce dentro Villa Pamphilii. Saliamo alla casetta-spogliatoio posta sopra a Via Leone XIII che attraversiamo sul cavalcavia pedonale per scendere e risalire sul versante opposto della villa.
In questo primo tratto è Maurizio a farci da guida su un bellissimo sentierino che costeggia il muro di cinta della Villa all’altezza di Via della Nocetta. Salitelle e discesette ci entusiasmano e cominciano a scaldarci ben benino. Non fa freddo, ma l’umidità si fa ancora sentire e siamo tutti belli coperti. Ricompattato il gruppo cominciamo a dirigerci di nuovo verso Via Leone XIII quando accade il fattaccio. Un cane piomba a piena velocità contro la ruota anteriore di Maurizio. Fortunatamente stava procedendo lentamente ma è comunque inevitabile che faccia un bel capitombolo con tanto di capriola a 360° in avanti. Risultato cerchio distrutto e Maurizio che deve abbandonare il gruppo e rientrare mestamente a casa a piedi (daje Maurì!).
bicisfondataNoi ritorniamo sul versante opposto della Villa, non tanto perché ci porta lì la traccia, ma perché voglio provare quantomeno a scendere gli scalini che costeggiano la Villa vera e propria. La discesa si rivela molto più facile del previsto, mentre più complicata è la risalita su fondo scivoloso e sugli scalini di travertino. Giochiamo un po’ e riattraversiamo la Villa per l’ennesima volta fino a guadagnare l’uscita in Via Aurelia Antica da dove ci dirigiamo a Piazza di Villa Carpegna da dove in breve entriamo nel Parco della Pineta Sacchetti.
Gli scorci sono incredibili, campi e campi verdi con sullo sfondo er Cuppolone e i palazzi della città ci accompagnano su una serie di sentierini che in discesa ci depositano quasi alla Balduina. Ora attraversiamo la base del Parco del Pineto guadando ruscelli (si, a Roma in piena città ci sono i ruscelli…) e una serie di rampette ci depositano nei pressi del Policlinico Gemelli. A questo punto ci dirigiamo verso la Trionfale e scendiamo per Via della Camilluccia fino a Ponte Milvio da dove andiamo all’attacco della salita di giornata: Monte Mario.

pinetaSacchetti2Inutile dirvi che come si impenna il tragitto c’è un umo solo al comando, Giacomo mena subito le danze e si mette in testa. Domenico inizialmente cerca di stargli a ruota, io conosco la salita e so quanto è tosta e vado su col mio passo, mi segue Giovanni, poi Valerio e Marco. Arrivati quasi in cima Giacomo decide che la sofferenza non è stata abbastanza e taglia a destra per il ripido sentierino gradinato che conduce direttamente allo Zodiaco. Domenico ed io proviamo a stargli dietro ma è giocoforza ad un certo punto mettere i piedi a terra. Selfie di ordinanza sulla terrazza più panoramica di Roma e via verso la riserva di Monte Mario.

zodiacoQuest’ultima è stata una vera scoperta. Si entra da Via del Parco della Vittoria (che non è quella di Monopoli…) nei pressi di un Asilo e a un certo punto improvvisamente l’asfalto lascia spazio a una sterrata che diventa sempre più stretta fino a trasformarsi in un entusiasmante sentierino a saliscendi con tratti tecnici e ripidi. Sbucati su Via Edmondo De Amicis (ma a Roma la conosciamo tutti come “a’ salita der cappa due”…) si sale per 20 metri per poi rientrare nel Parco. Siamo proprio sopra allo stadio Olimpico, io e Giacomo ci ricordavamo ancora come un tempo su questi pendii si venisse a vedere la partita prima che lo stadio venisse coperto per i mondiali di Italia ’90.

gruppommmarioMa più che lo stadio siamo entusiasti di scoprire di trovarci in un dedalo di sentierini, discesette e salitelle tecniche e sfiziosissime. Ci divertiamo un po’ in questo magnifico parco giochi, immersi in un bosco fittissimo che ci fa dimenticare la vicinanza con i palazzi e le strade congestionate dal traffico.
Non resta che uscire proprio all’altezza dello stadio e andare a riprendere la pista ciclabile sul Tevere.
Siamo a oltre 50 km di percorrenza e pure le salite non sono mancate, a questo punto si potrebbe presumere che siamo stanchi e anche un po’ rilassati in vista del facile rientro. Invece appena scesi sulla ciclabile avvistiamo davanti a noi a circa 200 metri due bikers che pedalavano apparentemente di buona lena. Ci guardiamo un attimo e subito parte la caccia. Con cambi regolari che ci portano a velocità di punta di 40 km/h li raggiungiamo e superiamo in tromba prima di Ponte S. Angelo.
Non resta che rientrare alla base.
Scritto di getto senza rileggere quanto scritto…

gruppopamphiliiDati tecnici:
Totale Km: 64
Dislivello: 780
Difficoltà: Qualche tratto BC nel Parco del Pineto e nella Riserva di Monte Mario

Dettagli e tracce: Su Strava oppure su Wikiloc

Read Full Post »

IMAG2030 Bella uscita, tecnicamente facile ma con buon chilometraggio, nelle campagne a Nord di Roma.
Partiti da La Storta verso le 8.30 ci tuffiamo per una micidiale discesa su asfalto lunga un paio di chilometri in direzione Isola Farnese. Micidiale perché fa freddino e noi non ci siamo minimamente scaldati ancora. Arriviamo in breve alla cascata della Mola, primo selfie di giornata e subito si sale.
IMAG2027Sarà il fresco ma queste rampette ripide all’inizio le patisco sempre un po’. La ripida discesetta successiva ci porta al primo torrente da attraversare su comodi blocchi di tufo. Poi su sterrate con qualche bella salita al sole che finalmente comincia a scaldarci e arriviamo a Formello. Passato uno stazzo sorvegliato dai più classici pastori abruzzesi e ci godiamo la discesetta successiva con qualche passaggio tecnico che conduce dopo una breve risalita su erba ad un fontanile in bella posizione panoramica. Mentre stiamo li che ci godiamo la vista arrivano tre pedalatori forsennati, in testa c’è Gian Luca che mena le danze. Abbracci e battute e si riparte per raggiungere Formello paese da dove una fangosissima e insidiosa discesa ci porta alla Valle del Sorbo.
IMAG2040Qui breve conciliabolo per capire dove è meglio guadare il torrente e siamo dall’altra parte, chi guadando a pedali, chi attraversando a piedi in equilibrio sui pochi sassi presenti.
Nuova salita con le ruote che hanno triplicato la loro circonferenza a causa del ricco fango presente e arriviamo in un punto dove la strada sterrata è sbarrata da una rete. Si decide di sollevarla e passare sotto.
L’avessimo mai fatto! Qualche centinaio di metri dopo un cancello bello robusto con tanto di muretto di cinta ci sbarra l’uscita da quello che si rivela essere un comprensorio di case.
L’abilità e la diplomazia di Francesco riesce a convincere due che abitano lì ad aprirci.
A questo punto un breve tratto di asfalto ci conduce nei pressi di Cesano nella zona del Lago di Martignano dove ci aspetta in realtà già da un po’  il mio amico Paolo che ci accompagna per un pochino. Giriamo attorno al cratere del Lago di Martignano e ci tuffiamo giù verso Anguillara e poi per diverse sterrate in piano che ci conducono a Cesano.
Qui Paolo ci accompagna ancora per un breve tratto e noi ci inoltriamo su una bella ed entusiasmante cavalcata in piano fino a riprendere la Braccianese che in breve ci riporta alla partenza.
IMAG2046Dettagli tecnici:
54 km
900 metri di dislivello
Difficoltà: qualche breve tratto MC (giro tutto sommato facile senza particolari difficoltà tecniche in cui l’unica differenza la fa l’andatura…)

Read Full Post »