Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Dislivello oltre 2.000 metri’ Category

Itinerario decisamente lungo, sia per lo sviluppo che per il notevole dislivello, ma sicuramente ricco di suggestioni storiche e naturalistiche. Si cammina ricalcando la famosa ascensione di Orazio Delfico, primo salitore del versante teramano del Corno Grande. Il rifugio del Fontanino situato a metà strada fra Forca di Valle e la Madonnina del Gran Sasso è proprio a lui dedicato.

Luogo di partenza: Forca di Valle (800 m.)
Dislivello: 2100 m. circa
Tempo di salita: 6 ore
Tempo di discesa: 4 ore
Difficoltà: EE

Un tempo non troppo lontano su questo itinerario la prima domenica di agosto si rischiava di trovare la folla. La festa della Madonna della Neve richiamava numerosi abitanti della Valle Siciliana che partivano a piedi dai paesi del fondo valle per recarsi alla Madonnina del Gran Sasso.
Era un vero e proprio rito collettivo in grado di portare in quota inter ipaesi. Di solito si partiva a mezzanotte dalla piazza principale e fra canti propiziatori ci si incamminava nell’oscurità. I primi raggi del sole che si alza dalle acque del Mare Adriatico coglieva normalmente i pellegrini poco sotto all’Arapietra. Ho avuto la fortuna di assistere varie volte all’alba da questo posto e posso affermare che è uno degli spettacoli più belli che una giornata in montagna è in grado di offrire. L’atmosfera magica dei pochi istanti in cui il paretone si tinge di rosa è qualcosa che si porta dentro per molto tempo.
La salita
Posteggiata l’auto nei pressi della chiesa di Forca di Valle si comincia a salire ripidamente fra le case seguendo una stradina in cemento. Arrivati alla fine del centro abitato si va a sinistra e si prosegue su una mulattiera pietrosa. Giunti ad un primo bivio si va a destra (i cartelli del Parco aiutano comunque a non smarrirsi) e si continua guadagnando una zona più aperta e caratterizzata da ampi pendii erbosi ancora oggi utilizzati come foraggio per il bestiame. In breve si raggiunge il grande masso sotto al quale scorre l’acqua del Peschio della Fonte, visibile più che altro in primavera quando la sua portata è più copiosa. Un ultimo tratto più ripido della mulattiera conduce ad un’ampia sella erbosa dalla quale si gode una vista magnifica sui due corni, il paretone e i bei pendii della Cima Alta e del Montagnone.
Dalla sella si prosegue verso destra seguendo un sentiero abbastanza largo che sale e poi percorre a mezzacosta il versante orientale del Montagnone. Successivamente una traccia in mezzo ai prati porta al rifugio Orazio Delfico al Fontanino nei cui pressi d’estate pascola di solito una mandria di vacche. Dal rifugio il tracciato si fa più largo ed assume i connotati di una vera e propria strada sterrata, è ciò che rimane del tentativo di costruire una strada in grado di unire in maniera più diretta Pietracamela ed i Prati di Tivo con Forca di Valle e la vicin autostrada A24.
Giunti alla piana del Laghetto seguendo l’evidente tracciato di ciò che rimane della strada, non rimane che dirigersi lungo l’evidente sentiero panoramico che percorre la cresta dell’Arapietra. Si passa accanto al rudere del rifugio dell’Arapietra ed in breve si arriva alla Madonnina. La gita volendo potrebbe anche terminare anche qui, il dislivello e la lunghezza sono già decisamente più che sufficienti per archiviare una signora gita e la vista che si gode dalla Madonnina su tutta la Valle Siciliana e sul Mare Adriatico in lontananza rendono questo posto un ottima meta.
Ma a quelli che hanno fiato e gambe, nochè voglia di proseguire consiglio senz’altro di andare oltre e inoltrarsi nel Vallone delle Cornacchie. Il vallone è una sorta di fiume di pietra costituito da sassi di ogni genere e dimensione che contornano il sentiero. A parte un breve tratto protetto da un corrimano, non si incontrano particolari difficoltà tecniche fino al rifugio Franchetti gestito con grande cura e cortesia da oltre vent’anni dall’amico Luca Mazzoleni (ormai divenuto a giusto titolo un’autentica leggenda del massiccio del Gran Sasso). Il rifugio sorge su un bellissimo sperone di roccia e venne edificato nel 1959 dalla sezione di Roma del Club Alpino Italiano usando le pietre della zona. D’estate si può stare seduti sul tavolato della terrazza del rifugio a 2433 metri di quota e sorseggiando comodamente una birra si possono osservare le cordate impegnate sulle vicine pareti del Corno Piccolo. Chi invece non fosse ancora soddisfatto della fatica profusa per arrivare fin qui può proseguire fin sulla vetta orientale del Corno Grande. Le alternative a questo punto sono due: salire per il ghiacciaio del Calderone e la via normale, oppure percorrere la più impegnativa ferrata Ricci.

Quest’ultima parte direttamente alle spalle del rifugio. Si percorre una traccia di sentiero che taglia un pendio pietroso verso sinistra a mezzacosta fino a raggiungere la cresta Nord del Corno Grande. Il sentiero conduce ad una grande rampa obliqua che si risale interamente, essa termina in corrispondenza di un evidente canale roccioso attrezzato con alcune funi metalliche. Si risale tutto il canale con bellissimi scorci sul paretone e sul sottostante bosco di Casale San Nicola, il vuoto in questo tratto è notevole e occorre mettere le mani sulla roccia per superare alcuni agevoli passi di II grado finchè non si raggiunge l’ampio pianoro dell’anticima nord da dove ci si ricongiunge al tracciato della via normale che si segue fino in vetta. Il carattere alpinistico di questo itinerario ne fa un percorso destinato a persone esperte e che si muovono senza problemi anche su terreno molto esposto.
I meno esperti possono salire in cima seguendo la c.d. via normale. Dal Rifugio Franchetti ci si porta verso destra sul sentiero che taglia la base della morena del ghiacciaio del Calderone e giunge all’evidente Sella dei due Corni. Dalla sella si gode una prima magnifica vista sul Pizzo Intermesoli, sui pilastri di roccia che ne costituiscono la base e sulla sottostante Val Maone.
Il sentiero ora si fa un po’ più disagevole e sale ripidamente fra gli sfasciumi rocciosi della morena del ghiacciaio più meridionale d’Europa. Al termine di questo tratto più ripido si lascia sulla destra il sentiero che sale verso la vetta occidentale e ci si inoltra nella comba del ghiacciaio il cui fondo solitamente d’estate è coperto di pietre. Nella stagione più calda il ghiacciaio è normalmente ridotto ad una ripida lingua di neve che sale verso la vetta occidentale, l’innalzamento della temperatura media negli ultimi anni ha lasciato anche qui le sue vittime.
Si attraversa tutto il fronte della morena del ghiacciaio fino a giungere in corrispondenza di un evidente canale che sale verso la vetta orientale del Corno Grande, i segni sulle rocce ed alcune funi che attrezzano qualche passaggio più ostico non lasciano comunque dubbi sul tracciato da seguire. Questo tratto di salita è un po’ delicato a causa delle tantissime pietre instabili che caratterizzano la zona. Consiglio comunque grande prudenza e attenzione, ricordiamoci sempre che sotto di noi potrebbero esserci altre persone. L’uso del casco è un’eventualità che invito a non scartare.

Si esce sulla cresta sommitale in corrispondenza dell’arrivo del
la via Jannetta, la grande rampa che incide obliquamente tutto il paretone. La vista che si apre a chi si affaccia da questo punto lascia assolutamente senza fiato sia per l’emozione dovuta all’enorme vuoto che si apre improvvisamente ai nostri piedi che per la selvaggia bellezza di questi luoghi. L’immenso ed altissimo paretone è sotto i nostri piedi e non si può fare a meno di fermarsi un momento a contemplare tanta grandiosa vastità.
La vetta ora è a portata di mano, non resta che proseguire sul sentierino che sale a destra lungo la cresta e arrivare sul grande pietrone che ne caratterizza la sommità. La vista e l’assoluta verticalità delle altre cime rocciose che ci circondano ripagano ampiamente la grande fatica profusa per arivare fin qui.
In discesa si percorre la via normale fino al rifugio Franchetti da dove si prosegue ricalcando le tracce percorse in salita.

Annunci

Read Full Post »