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Archive for the ‘Dislivello oltre 1.500 metri’ Category

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Ultimi metri di pedalata prima di arrivare al Passo del Morretano

Giro entusiasmante, chilometricamente lungo, con un buon dislivello e su fondo tecnicamente impegnativo sia in salita che in discesa. Lo abbiamo provato a fine luglio 2016 e ci è sembrato talmente bello da ritenere che in futuro possa diventare una grande classica del MTBiking nel centro Italia.

Come noterete il giro forma sulla carta un bell’otto, volendo questo rende i due cerchi due itinerari indipendenti e percorribili separatamente.

Arrivati al casello di Tornimparte conviene scendere con la macchina poche centinaia di metri verso valle per parcheggiare ad uno slargo sulla sinistra della carreggiata (cartello nei pressi con indicazioni per la Grotta di Vaccamorta). Si inizia pedalando in salita lungo la strada asfaltata che sale verso l’altopiano di Campo Felice, nei pressi del quinto km si incontra una lunga curva verso destra dove si abbandona la strada asfaltata per andare a prendere sulla sinistra una sterrata. Si scende sulla rampa poche decine di metri per girare subito a destra e passare sotto all’asfaltata che si è appena lasciato.
Ora si prosegue a lungo a mezzacosta con bella vista sulla destra verso i vicini pendii del Monte Cava mentre sullo sfondo si comincia a delineare la sagoma della Montagna di Sevice e le cime principali del Velino.

Passo del Morretano

Passo del Morretano

Si transita accanto a due fontanili e poco dopo si arriva nei pressi di un primo bivio dove si va a sinistra, poco dopo se ne incontra un altro fra i faggi dove si devia a destra in salita. Ora si sale nella bellissima faggeta della Valle del Morretano, qualche radura interrompe il fitto bosco. Mantenendosi sempre sulla carrareccia principale intorno ai 1.700 metri di quota si esce dal bosco in un punto in cui l’ampia valle comincia a restringersi su vaste praterie di alta quota. In breve si arriva all’evidente sella del Passo del Morretano dal quale si ammira una magnifica vista. Si scendono i sottostanti pendii per poi deviare verso destra con bella vista sulla rocciosa parete del Costone. Una evidente traccia sale tra i prati verso il rifugio Sebastiani.

Un paio di ripidi strappetti concludono la salita. Il rifugio, ottimamente gestito da anni dall’amica Eleonora Saggioro, è aperto nei mesi estivi e spesso anche nei fine settimana in inverno (per info http://www.rifugiovincenzosebastiani.it/info.html).

La parete del Costone ci accompagna mentre saliamo verso il rifugio Sebastiani

La parete del Costone ci accompagna mentre saliamo verso il rifugio Sebastiani

Rifocillati e riposati iniziamo a scendere sul sentiero verso i Piani di Pezza (nella parte iniziale occorrerà scendere di sella per qualche tratto ingombro di grossi massi). Il sentiero da percorrere in MTB è entusiasmante, tratti più tecnici si alternano a sezioni più scorrevoli. Arrivati sull’altipiano una comoda carrareccia permette un veloce attraversamento fino al Vado di Pezza dal quale un sentierino in discesa conduce all’altipiano delle Rocche nei pressi della ciclabile che collega Rovere a Rocca di Mezzo. Qui si svolta a sinistra e in breve si arriva fra le case di Rocca di Mezzo nei pressi di una rotonda con un bel fontanile dove potersi rifornire di acqua.
Non resta che proseguire sulla ciclabile che attraversa tutto il paese e continuare successivamente verso Rocca di Cambio. Arrivati sotto a quest’ultima località si svolta a sinistra a percorrere per poche centinaia di metri la strada per Campo Felice. Ben presto si incontrano a destra i segnali per Forca Miccia e si prende una stradina dal fondo cementato che sale ripidamente sui pendii del Monte Cagno. La strada si fa sempre più ripida man mano che si sale e qui sicuramente la stanchezza comincerà a farsi sentire. Il fondo nell’ultimo tratto nel bosco diventa sterrato e decisamente pietroso. Ma l’arrivo a Forca Miccia con la splendida vista sull’altipiano di Campo Felice ripagherà tanta fatica.

I piani di Pezza visti dal rifugio Sebastiani

I piani di Pezza visti dal rifugio Sebastiani

Una ripida discesa con un paio di tornanti su pietraie smosse permette di arrivare sulla piana sottostante dove si volta a destra su una evidente traccia che percorre l’altipiano. Si passa sotto ai pendii del vicino Monte Cefalone fino ad arrivare al caseificio nei pressi del bivio che a destra va verso Casamaina e Lucoli. Noi continuiamo a tenerci a sinistra sulla piana per dirigerci verso il Valico della Chiesola di Lucoli (i più stanchi possono eventualmente percorrere la strada asfaltata in questo tratto). Dal valico si scende sulla sterrata a sinistra, si passa davanti all’imbocco della Valle del Morretano dove si è transitati la mattina per proseguire sulla magnifica sterrata che con vari saliscendi si inoltra nella faggeta. Dopo qualche chilometro si arriva ad un bivio dove si lascia la traccia pianeggiante per scendere decisamente a destra su una carrareccia pietrosa che in breve tempo conduce al rifugio del Ceraso. Qui occorre tenersi a sinistra a prendere una breve risalita. Ora la discesa si fa sempre più ripida e su terreno sempre più sconnesso e ingombro di pietre smosse. La lunga discesa termina esattamente sul piazzale dove abbiamo lasciato l’auto.

Dati tecnici:
Totale Km: 61
Dislivello: 1.800
Difficoltà: OC
Clicca per scaricare la traccia (file GPX)

Piani di Pezza

Sui Piani di Pezza

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L’affaccio su Campo Felice arrivati a Forca Miccia

 

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La ripida e pietrosa discesa su Campo Felice da Forca Miccia

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GS2La traversata del Gran Sasso, da Fonte Cerreto a Isola del Gran Sasso è ormai una grande classica del MTBiking del centro Italia, sono tantissimi i MTBiker che l’affrontano almeno una volta durante la stagione estiva. Il motivo è semplice, con la strada asfaltata da Fonte Cerreto si pedala agevolmente in salita fino a Campo Imperatore, i paesaggi sono favolosi, i percorsi magnifici (esistono varie varianti) e il fresco nelle calde e assolate giornate di Luglio e Agosto è quasi sempre assicurato. Il traforo della A24 agevola non di poco il recupero delle auto (in 20 minuti si passa da un versante all’altro del massiccio…).

Qui descrivo la c.d. traversata principale attraverso la Val Maone, ma esiste una variante che da Monte Aquila scende a Casale San Nicola (in realtà ci sarebbe poi anche una variante estrema che passa per la vetta del Corno Grande, ma è davvero per pochi eletti…).

GS1Lasciata una vettura al paese di Isola del Gran Sasso (5 km dall’uscita Colledara-San Gabriele) si percorre la A24 fino all’uscita di Assergi per poi proseguire in breve al piazzale di Fonte Cerreto dove si parcheggia. Qui i più sfaticati possono salire ai 2.100 metri di Campo Imperatore usufruendo della funivia. Ma un Biker che si rispetti approccerà la salita con piglio sportivo pedalando sui 27 km di strada asfaltata che conducono all’ampio piazzale nei pressi dell’Albergo di Mussoliniana memoria. La strada sale con andatura abbastanza regolare e regala bellissimi scorci sul “piccolo Tibet d’Abruzzo”, l’altipiano di Campo Imperatore, ben 15 km di lunghezza.  Arrivati al termine della strada ci si dirige verso l’osservatorio a prendere il sentiero che sale verso il ben visibile rifugio Duca degli Abruzzi. In breve si perviene a un bivio nei pressi del quale si abbandona la traccia che a sinistra va verso il rifugio, per andare a destra a mezzacosta.

I più smaliziati riusciranno a percorrere gran parte del sentiero in sella e scenderanno per incollarsi la bici sulle spalle solo sulle ultime ripide rampette che portano ai 2.300 metri della Sella di Monte Aquila. Qui arrivati, la vista si apre sull’incombente versante meridionale del Corno Grande e sugli ampi declivi erbosi di Campo Pericoli lungo i quali si inizia a scendere. In breve si raggiunge il rifugio Garibaldi per poi proseguire su tracce di sentiero fino a entrare nella magnifica Val Maone. Alcuni tratti più tecnici obbligheranno qualcuno a mettere il piede a terra. Man mano che si scende all’interno della valle si ammireranno a sinistra i grandiosi pilastri di roccia del Pizzo Intermesoli mentre sulla destra i ripidi versanti del Corno Grande cedono il passo a quelli del Corno Piccolo.
Superato un breve tratto boscoso il sentiero diventa più percorribile fino a trasformarsi in una pietrosa carrareccia. Transitati nei pressi delle cascate di Rio Arno tre rampette in decisa salita conducono a un ultimo tratto di discesa nella faggeta che termina nei pressi del piazzale di Prati di Tivo. Qui, oltre ad avere la possibilità di riempire le borracce di acqua, c’è anche la possibilità di rifocillarsi in uno dei tanti locali.

GS4Dal piazzale dei Prati si imbocca la strada asfaltata (nell’ultimo tratto diventa sterrata…) che sale nella faggeta per circa 4 km fino a terminare all’ampia insellatura della Piana del Laghetto (1.650 metri di quota circa). Il luogo è anche conosciuto come “Il Balcone” per l’ampia vista che regala sulle sottostanti colline della Valle Siciliana, poco più lontano si scorge nettamente l’azzurro del mar Adriatico. Non resta che scendere. Inizialmente si segue l’ampia traccia di una vecchia strada sterrata che con alcuni ampi tornanti si fa largo fra i pendii erbosi. Giunti al rifugio D’Arcangelo, occorre prestare un po’ di attenzione per individuare una traccia di sentiero che si fa largo fra l’erba alta (il sentiero è segnato con alcuni paletti in legno). Ci si porta verso sinistra ad attraversare i ripidi pendii del Montagnone e successivamente un ultimo tratto di discesa più ripida conduce a una selletta a circa 1.200 metri di quota con bella vista sul paretone del Corno Grande.
Dalla selletta si imbocca a sinistra una ripida carrareccia ingombra di pietrisco. Questo tratto va affrontato con cautela, sia per il fondo molto sconnesso e ripido che per la stanchezza che inevitabilmente ora si farà sentire. In breve si arriva al paesino di Forca di Valle da dove si continuerà a scendere seguendo i segni CAI che si fanno largo fra le case. Arrivati in fondo al paese in prossimità di un tornante della strada asfaltata che scende a sinistra si svolta a destra a percorrere una sterrata. Seguendo i radi segni del CAI si continua a scendere. Transitati sotto i piloni dell’autostrada una breve rampetta in salita conduce all’ultimo tratto di discesa che termina all’interno all’abitato di Isola del Gran Sasso.

Dati tecnici:
Totale Km: 55
Dislivello: 1.600
Difficoltà: BC

Scarica la traccia (formato GPS)

 

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IMAG2144Giro lungo, impegnativo e abbastanza tostarello. Partendo da Frattocchie sviluppa circa 60 km per oltre 1.700 metri di dislivello positivo.
Dal parcheggio di Frattocchie si attraversa l’Appia e subito dopo si va a destra per via Costa Rotonda e poi per via Castagnole di sotto da dove si imbocca Via Giovanni Verga (da noi ormai soprannominata la salita della Verga per la sua durezza). Dopo questo strappetto si scende a destra verso la galleria che porta al Lago di Castel Gandolfo. Invece di imboccare la galleria saliamo sulla rampetta a sinistra (piccolo pezzo contromano, attenzione), arrivati a via Montecrescenzio la imbocchiamo a sinistra per poi prendere subito a destra un ripidissimo tratto di terrato (tratti vicini al 30%), questo strappetto di circa 100 metri è stato soprannominato cima Bummi (io in realtà l’avevo scoperta pensandola come discesa ma qualcuno più sadico di me ha pensato bene di crearci un settore Strava in salita…).
In cima si va a destra e in breve si arriva a Castel Gandolfo da dove si prosegue per le “Fratte ignoranti” dove un cancello permette di entrare su un bello sterrato inizialmente a mezzacosta nel bosco sul lago. Si percorre tutto il magnifico sterrato, con qualche tratto tecnico che obbliga a brevi tratti a piedi e poi a sinistra si arriva a un sottopasso un po’ buio da percorrere con cautela sulla sinistra. DOpo il sottopasso si prosegue dritto per i magnifici sterrati paralleli alla via dei Laghi. A una biforcazione si scende a destra e dopo qualche km si arriva a Nemi.
Breve sosta con crostatina alle fragole e caffè per proseguire in discesa su un breve tratto di asfalto che conduce al cimitero da dove a sinistra si imbocca la sterrata che risale alla via dei laghi all’altezza del bivio per i Pratoni del Vivaro. Si imbocca brevemente la via dei Laghi in direzione Velletri per imboccare dopo poco la salita della Spina (ripida rampetta iniziale). Quando la salita spiana si prende a sinistra la ripida sterrata che conduce verso la cresta dell’Artemisio, qualche saliscendi e si arriva alla ripida e tecnica discesa della direttissima. Al termine della discesa si va a sinistra per arrivare ad un varco sulla destra che permette di attraversare la strada asfaltata che taglia in due i Pratoni del Vivaro. Adesso si prosegue verso via dei Corsi e successivamente si imbocca la salita Barbarossa in cima alla quale si imbocca a sinistra la sterrata che unisce Monte Cavo alla Madonnella.

IMAG2137Un classico tratto “mangia e bevi” porta alla strada asfaltata che sale a Monte Cavo che si percorre fino in cima alle antenne. Tornati brevemente indietro si va a destra in discesa sulla via Sacra che si abbandona ben presto per proseguire sempre in ripida discesa fino ai campi di Annibale dove ci si può rifornire di acqua prima di affrontare l’ultima asperità di giornata, il Maschio delle Faete, cima più elevata dei Castelli. Dai Campi di Annibale si imbocca la strada asfaltata che va verso Sud-Est fino ad incrociare sulla destra una sbarra con una vecchia e malmessa strada asfaltata che sale. La strada termina proprio in cima al Maschio delle Faete con le immancabili antenne a deturpare la cima.
Dalla cima si torna brevemente indietro a prendere il secondo sentiero che scende a sinistra, dopo poche centinaia di metri si va a destra per percorrere un bellissimo sentiero a mezzacosta che riporta alla strada di Monte Cavo da dove si scende brevemente su asfalto fino ad incrociare sulla sinistra la discesa TRE che conduce al ristorante la Foresta e da qui alle Fratte Ignoranti, a Castel Gandolfo e poi a Frattocchie per la via percorsa in salita.

Dati tecnici:
Totale Km: 60
Dislivello: 1.700
Difficoltà: MC

Puoi scaricare la traccia qui su Wikiloc

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Gli itinerari che dalla Valle Siciliana salgono sulle vette principali del massiccio del Gran Sasso sono tutti caratterizzati da buoni dislivelli. Non fa eccezione la proposta qui descritta che aggiunge allo sviluppo verticale anche un consistente sviluppo orizzontale.
Prestate attenzione ai ripidi prati sopra al Pian dell’Orto, in caso di pioggia recente possono essere molto scivolosi, questi pendii sono chiusi in basso dai salti rocciosi del fosso della Rava. Ne consegue che questo percorso è riservato a escursionisti esperti e ben allenati.

Partenza e arrivo: Colle Rustico (770 m.)
Dislivello: 1.800 m. circa
Tempo di salita: 4 ore e mezza
Tempo di discesa: 3 ore e mezza
Difficoltà: EE+
Mappa: Clicca qui

Avvicinamento
Da Castelli si prende la strada che sale verso Rigopiano e Campo Imperatore. Si superano gli abitati di San Rocco e San Salvatore subito dopo il quale, in prossimità di un tornante nel bosco, si scorge una carrareccia che si inoltra a destra verso il paretone del Camicia.
Poco prima del tornante uno spiazzo sulla sinistra della strada permette di parcheggiare comodamente la macchina.
La salita
Si comincia percorrendo la carrareccia che si inoltra nel bosco. Dopo una prima salitella la stradina si abbassa nella faggeta in una zona che ad agosto è spesso ricca di ciclamini. Una breve rampa conduce nei pressi del bivio con il sentiero risale il Fondo della Salsa ai piedi dell’impressionante parete Nord del Monte Camicia.
Si attraversa l’alveo del torrente Leomogna per seguire la traccia segnata che sale in mezzo al bosco. Giunti al Colle delle Nozze c’è un bivio con un cartello che indica la strada da seguire. Si va a sinistra sul sentiero che sale al Vado di Ferruccio. I segni sugli alberi sono ben visibili e si rimonta a lungo il ripido crestone del Pian dell’Orto fino a quando un tratto più ripido sotto ad un costone roccioso permette di uscire dal bosco.

Usciti dalla faggeta lo scorcio visivo è molto bello e regala una vista su uno degli angoli più selvaggi del massiccio. Sulla sinistra è ben visibile la maestosa parete del Camicia mentre sulla destra si notano le cascatelle dei fossi della Pila e della Rava che si incuneano fra le rocce ed i ripidi pendii erbosi della zona. Si continua a salire brevemente seguendo il filo della ripida cresta erbosa per poi piegare a destra attraversando a mezzacosta una serie di ripidi pendii di erba sui quali si scorgono di quando in quando rari segni di vernice sulle pietre. Questo tratto è il più delicato, l’assenza di traccia di sentiero e l’estrema ripidità del terreno erboso non vanno assolutamente sottovalutati. In caso di nebbia questa zona potrebbe essere risultare ancor più ostica e l’orientamento molto difficile.
Dopo un po’ si comincia a intuire una traccia appena accennata che taglia l’erba seguendo la quale si attraversano una serie di fossi che anche in estate inoltrata potrebbero conservare dei piccoli nevai. Il tratto più delicato termina nei pressi della confluenza col sentiero che giunge dalla Radura del Quadrato, dal versante opposto del Fosso della Rava. La traccia si fa adesso più evidente e risale ripidamente i pendii soprastanti, un ultimo risalto attrezzato con una catena permette di arrivare al Vado di Ferruccio dal quale si scorge il grande altipiano di Campo Imperatore.
Dal vado si va a destra seguendo il sentiero che corre sul filo di cresta, un tratto di salita più ripido conduce ad una larga zona pianeggiante sul versante settentrionale del Monte Prena. Qui si prende a sinistra una traccia segnata in mezzo alle ripide pietraie che salgono verso la vetta della montagna. Un ultimo tratto su placche di roccia inclinata permette di guadagnare la cresta sommitale a destra della quale c’è la croce di vetta.
Una sosta a questo punto è d’obbligo anche perché la vetta del Prena, piccola, stretta e circondata da pinnacoli rocciosi di varia forma e dimensione è un luogo davvero suggestivo.
La Cimetta e la discesa al Quadrato
Dalla vetta si riscende lungo la traccia di salita fino alla pianoro dal quale ci si dirige a sinistra aggirando lo spigolo che roccioso che scende dalla vetta della montagna. A questo punto si comincia a scendere su terreno aperto e privo di sentiero verso l’evidente vetta della Cimetta. Raggiunta la vetta della Cimetta si prosegue la discesa su terreno aperto e non obbligato avendo l’accortezza di mantenersi a destra del filo di cresta che scende dalla montagna. La vista lungo questo tratto è davvero mozzafiato con le colline sottostanti che degradano fino al Mare Adriatico. Il terreno fino alla radura del Quadrato è ripido ma non presenta pericoli particolari.
Giunti all’evidente radura occorre percorrerla tenendosi sul suo margine destro a filo del bosco fino individuare una traccia che entra nel bosco. Gli alberi in questa zona sono flagellati dalle numerose e consistenti valanghe della stagione invernale e l’ingresso nel bosco cambia di anno in anno. Comunque con un po’ di pazienza il punto di ingresso nella faggeta si riesce a individuare senza problemi.

I fossi della Pila e della Rava
Si scende ora all’ombra della faggeta fino ad incrociare il sentiero dei Quattro Vadi che arriva da sinistra. Si prosegue verso destra e anche al bivio successivo col sentiero che scende al Lago di Pagliata si mantiene la destra. Si percorre adesso un lungo tratto del sentiero dei Quattro Vadi verso Est. Dopo un ripido tratto in discesa fra gli alberi si attraversa il Fosso della Pila nei pressi di una cascatella. La portata d’acqua ovviamente varia di stagione in stagione ma anche nella secchissima estate 2007 era comunque cospicua e permette di rinfrescarsi piacevolmente.
Il sentiero prosegue nel bosco mantenendosi a lungo a mezzacosta con alcuni tratti che in estate possono essere ingombri di vegetazione. In particolare il tratto immediatamente successivo all’attraversamento del Fosso della Rava può risultare un po’ ostico perché non si riesce a intuire dove passare. Personalmente mi tengo sempre quasi a filo della cascata per risalire il ripido pendio accanto ad essa fra le felci. Poco dopo il sentiero riprende ad essere evidente e ben segnato e ci accompagna facilmente fino al bivio nei pressi del torrente Leomogna.
Da qui per rientrare a Colle Rustico non resta che seguire la strada fatta all’andata.

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Le cime rocciose che su molte carte e su diverse guide vengono indicate col toponimo di “Torri di Casanova” si chiamano in realtà “Cimette di Santa Colomba”. O meglio, così le chiamano a Isola del Gran Sasso, nel cui territorio comunale cadono questi arditi pinnacoli.
Appena sotto alle cimette in questione, sul versante teramano del massiccio corre un sentiero sospeso. In realtà non si tratta di un vero sentiero ma di una cengia, più adatta ad essere percorsa dai numerosi camosci che popolano la zona che non dagli escursionisti che grazie ad essa possono concatenare in un unico giro i selvaggi valloni di Fossaceca e Malepasso.
La bellezza dell’itinerario è quantomeno pari alla sua difficoltà. Terreno scosceso ed esposto, lunghi tratti privi di segni, notevole dislivello e ambiente selvaggio, sono ingredienti tali da rendere questo itinerario fra i più difficili della valle e dell’intero massiccio del Gran Sasso.

Partenza e arrivo: strada per l’acquedotto del Ruzzo (844 m.)
Dislivello: 1.550 m. circa
Tempo di salita: 4 ore
Tempo di discesa: 2 ore e mezza
Difficoltà: EE+
Mappa: clicca qui

Da Isola del Gran Sasso si seguono le indicazioni per Pretara da dove si prosegue dritti lasciando sulla destra la strada che sale a San Pietro. Si passa accanto alla grotta dove viveva alla fine del 1.800 l’ultimo eremita della valle e si sale verso la montagna su una strada asfaltata fra bosco e belle radure. Superata una prima deviazione a destra con indicazioni “Piane del Fiume” si perviene poco dopo ad un’altra deviazione. Qui si svolta a destra imboccando un’ulteriore strada sempre asfaltata che conduce alle prese dell’acquedotto del Ruzzo. Invece di percorrerla tutta, dopo qualche centinaio di metri si nota sulla sinistra un’evidente carrareccia che sale nel bosco. Un piccolo spiazzo permette di posteggiare l’auto senza intracciare i mezzi di servizio che transitano sulla stradina.
Indossati gli scarponi ci si incammina sulla carrareccia in salita che si inoltra nel bosco. Il fondo è pietroso ma permette di camminare bene su pendenze inizialmente non troppo accentuate. Per godere al meglio di questa bellissima faggeta consiglio di percorrere questo itinerario nella stagione autunnale, quando le foglie cominciano ad assumere colori ambrati preannunciando l’imminente arrivo dell’inverno.
La carrareccia con ampi zig-zag nel bosco. Un primo tornante a destra è seguito dopo un po’ da un altro a sinistra, in prossimità di quest’ultimo confluisce da destra il sentiero dei 4 vadi. L’ampia carrareccia salendo sui fianchi della montagna forma una grande “M” coricata, ben visibile da valle in inverno quando gli alberi del bosco perdono le loro foglie. Per questo motivo fra gli escursionisti della zona questo tratto è spesso conosciuto come “la emme”.
Al tornante successivo (verso destra) si lascia la traccia del sentiero dei quattro vadi che si inoltra nel bosco per continuare a salire lungo la carrareccia che si fa man mano più ripida fino a uscire dal bosco.
Si supera un intaglio e poco dopo si arriva nei pressi della Fonte del Peschio. Qui la carrareccia termina e comincia un esile sentierino sospeso a mezzacosta sui ripidi prati che incombono sui salti del vallone di Fossaceca.
Sul versante opposto si nota il selvaggio versante orientale del Cimone di Santa Colomba caratterizzato da diverse fasce di roccia a strati. Il sentiero si destreggia fra rigagnoli d’acqua e cascatelle e può risultare spesso ingombro d’acqua. Con un minimo di cautela, prestando attenzione a non scivolare nell’acqua che a volte ricopre il sentiero, si sale fino a raggiungere il terrazzo naturale del Colle di Malanotte, ottimo punto panoramico sulla parte alta della Fosaceca. Giù in fondo si stagliano le rocciose pareti del Monte Infornace e delle Cimette di Santa Colomba. Il luogo è maestosamente selvaggio.
Si risale tutto il vallone finché arrivati sotto alle pareti sommitali il sentiero non comincia a volgere verso sinistra. A questo punto ci si comincia a dirigere verso l’evidente cengia della via delle cimette. Per farlo conviene arrivare appena sotto all’intaglio della Forchetta di Santa Colomba e scendere a sinistra su un ampia pietraia che permette di arrivare all’inizio della cengia che si percorre tutta per via inizialmente molto intuitiva. Arrivati in cima allo sperone che si affaccia verso il vicino vallone del Malepasso conviene scendere un pochino cercando di individuare la via più comoda per guadagnare la cresta sommitale sulla quale si esce obliquando verso sinistra nei pressi del Vado del Piaverano.
Dal vado un comodo sentiero di cresta conduce in breve tempo verso destra alla vicina vetta del Monte Brancastello.
In discesa, tornati al vado, conviene scendere per l’erboso ed ampio vallone del Malepasso. Il sentiero si tiene a lungo sul versante sinistro della valle per poi portarsi a destra poco prima di entrare nel bosco.
Una volta fra gli alberi il tracciato diventa molto evidente ed in breve si raggiunge la chiesetta di Santa Colomba, da dove non rimane che seguire l’evidente sentiero segnato che porta alle Piane del Fiume. Al termine della parte più ripida della discesa, ad un bivio si va a destra su un sentiero che porta sulla strada sterrata che sale alle Piane. Si supera il ponte in cemento che scavalca il torrente Ruzzo e subito dopo si prende a destra un ripido sentiero che sale nel bosco e che in breve tempo permette di arrivare alla strada dell’acquedotto. Una volta raggiunta non resta che scendere lungo quest’ultima verso sinistra fino alla macchina.

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