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Archive for the ‘Dislivello oltre 1.000 metri’ Category

Ogni MTBiker vorrebbe partire da casa e poter pedalare subito su sterrati e sentieri, ma spesso chi vive in città si ritrova a dover caricare la bici in macchina e fare un po’ di chilometri prima di iniziare a pedalare. Noi romani siamo abbastanza fortunati, i Catelli Romani, i Monti della Tolfa e l’Appennino in genere non sono distanti da casa. In alcuni casi anche abbastanza vicini da riuscire a partire da casa senza patire per troppo tempo sull’asfalto.

In particolare chi abita nel quadrante meridionale della capitale può sfruttare la meravigliosa Appia antica per uscire dalla cerchia urbana e arrivare a Frattocchie, ai piedi dei Castelli Romani. Da Porta Latina e la chiesa del Quo Vadis a Frattocchie sono una decina di km da pedalare su sampietrini e/o basolato romano oppure, tenendosi a bordo carreggiata, su sterrato ben battuto.

Monte Cavo e Lago di Castelgandolfo

Il tratto “antico” dell’Appia termina a Frattocchie (ottima fontanella per abbeverarsi) dove si attraversa l’Appia per imboccare Via Costa Rotonda e poi subito dopo si svolta a destra per salire su Via Castagnole e Via dei Glicini, qui volendo si può attraversare il tunnel e arrivare al Lago. Mantenendosi in salita si arriva in breve all’abitato di Castelgandolfo (altra fontanella) per continuare in salita verso il ristorante “Fratte Ignoranti” dove si lascia l’asfalto per entrare su uno sterrato che corre a mezzacosta nel bosco con bei scorci sul sottostante Lago. Un breve tratto roccioso da percorrere a piedi precede il sottopasso della via dei Laghi.

Qui conviene attraversare la carreggiata e imboccare un sentierino situato alle spalle del bar “La Baita”. Il sentiero nel bosco in breve ci conduce alla vicina “Via Sacra” riconoscibile per il basolato romano che la contraddistingue. La si risale tutta fino al suo termine da dove con poche decine di metri di strada asfaltata si perviene al piazzale della cima di Monte Cavo popolato di varie antenne.

Il grande piazzale in cima a Monte Cavo

Non resta che scendere per uno dei numerosi sentierini tecnici della zona. I meno preparati tecnicamente potranno optare per la strada asfaltata che conduce in breve alla grande rotonda della via dei Laghi (questa opzione può essere usata anche in salita).

Dalla rotonda non resta che percorrere al contrario il tragitto effettuato all’andata fino a Frattocchie e da lì l’Appia antica ci ricondurrà dentro Roma.

Castelgandolfo con Lago omonimo

Dati tecnici approssimativi:
Totale Km: 70 circa (dipenda da quale zona di Roma si parte)
Dislivello: 1.200
Difficoltà: da MC a BC (dipende dalla discesa che si sceglie di percorrere dalla cima di Monte Cavo)

File GPX

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L'isola del Giglio vista dalla cima dell'Argentario

L’isola del Giglio vista dalla cima dell’Argentario

L’Argentario, immerso nel pieno del Mar Tirreno, gode di un clima abbastanza mite praticamente tutto l’anno, e la zona centrale di questa che può essere considerata una vera e propria isola, è ricca di stradine sterrate e sentierini. Il posto ideale per andare in Mountain Bike in tutte le stagioni.

Dopo avervi già descritto su questo sito un giro ad anello, vi propongo stavolta qualcosa di un po’ più impegnativo. Diverse salite e discese vi lasceranno letteralmente senza fiato per l’impegno fisico e il divertimento. Si parte dalla zona di Terrarossa situata in fondo al lungo rettilineo che taglia la laguna e unisce l’abitato di Orbetello all’Argentario (un comodo spiazzo permette di parcheggiare agevolmente). Si imbocca la strada asfaltata che si inoltra verso la montagna (Via Acquedotto Leopoldino). Superato il Golf Club, la strada diviene sterrata e si inoltra in leggera salita all’interno della rigogliosa macchia mediterranea.

Orbetello ed il tombolo della Feniglia

Orbetello ed il tombolo della Feniglia

Ad un primo bivio si tiene la sinistra e a quello successivo la destra, si passa accanto ai resti dell’antico acquedotto mimetizzati fra gli alberi e con un ultima ripida rampa si arriva sulla strada asfaltata che dopo poche decine di metri conduce a sinistra al Convento dei Padri Passionisti. Una breve pausa alla terrazza panoramica accanto al Convento e si continua a salire su asfalto poche centinaia di metri per andare imboccare a sinistra una evidente strada brecciata. La strada sale a lungo a mezzacosta sui fianchi nord orientali dell’Argentario finchè una ripida rampa cementata conduce alla zona della Nunziata dove si svolta a destra percorrendo gli ultimi metri della stradina che sale da Porto Ercole.

In cima...

In cima…

Giunti al cancello della Nunziata termina l’asfalto e la strada piega a sinistra divenendo sterrata, qui occorre prestare attenzione per andare a imboccare un sentierino sulla destra situato appena dopo il cancello (andando dritti sulla sterrata si arriverebbe nella zona sommitale del Telegrafo contrassegnata da diverse antenne militari recintate). Il sentierino che si inoltra nella macchia è sempre ben pedalabile e sale a mezzacosta fra i lecci fino a sbucare nei pressi della strada asfaltata che sale alla cima dell’Argentario. Qui una breve discesa conduce nella zona di Poggio Tondo dove si attraversa l’asfalto per imboccare una sterrata in corrispondenza di una sbarra.

Poche decine di metri in salita conducono all’inizio di una entusiasmante discesa, La Madonnina, che inizia su terreno aperto (bella la vista dell’Isola del Giglio sullo sfondo) e poi all’interno del bosco. Una volta fra gli alberi, giunti ad un bivio si svolta a sinistra (si seguono le indicazioni di un cartello con scritta “Madonnina”) e si prosegue in discesa fra rampette e canaloni fino a uscire su una strada brecciata dove si svolta a destra per raggiungere in breve tempo un bivio nei pressi dell’azienda agricola Case dell’Olmo. Qui si svolta a destra su una strada brecciata in salita e al successivo bivio si scende a sinistra su una veloce brecciata che con alcuni ripide picchiate ci deposita nella zona della cala del Pozzarello.

Laguna di Orbetello e tombolo della Giannella

Laguna di Orbetello e tombolo della Giannella

Al termine della discesa si svolta a sinistra a percorrere per poche centinaia di metri la strada asfaltata in direzione di Porto Santo Stefano. Arrivati nei pressi di Via Forconata si svolta a sinistra e la si risale tutta. L’asfalto a un certo punto lascia spazio allo sterrato e la stradina si restringe fino a divenire un sentiero che corre a mezzacosta sopra alle case. Il sentiero confluisce in una strada sterrata che si segue verso sinistra in salita. Tratti di asfalto si alternano ad altri in sterrato e salendo si ritorna nella zona dell’azienda agricola Case dell’Olmo. Ora si scende a destra e superata l’uscita della discesa della Madonnina si continua sulla sterrata verso Sud-Ovest. Non si abbandona mai la strada sterrata. Una ripida discesa in cemento porta nei pressi del circolo tennistico delle Cannelle che si lascia sulla destra per continuare a mezzacosta. La vista si apre verso la vicina isola di Giannutri e la scogliera sottostante alla strada. Dopo una ripida discesa si perviene nella zona dell’albergo Il Pellicano dove una ripida rampa di asfalto in salita permette di guadagnare la discesa su Porto Ercole.

Verso Porto Ercole

Verso Porto Ercole

Prima di entrare in paese si svola a sinistra su asfalto e poco dopo si va ancora a sinistra a prendere una stradina sterrata che presto diventa sentierino che si inoltra nella macchia. Si transita vicino a una villa e successivamente si perviene a una strada asfaltata che sale da Porto Ercole. Si va a sinistra in decisa salita fra gli alberi fino a tornare alla zona della Nunziata dove non resta che svoltare a destra e percorrere il tratto fatto all’andata versdo il Convento e Terrarossa.

Dati tecnici:
Totale Km: 48
Dislivello: 1.400
Difficoltà: MC
Clicca per scaricare la traccia (file GPX)

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IMAG1268Partenza da: Campo Imperatore (2.100 m.)
Arrivo a: Fonte Cerreto (1.100 m.)
Dislivello: In salita circa 1.000 metri, in discesa 1.800 metri
Tempo di salita: circa 2 ore
Tempo di discesa: circa 2 ore (dipende dall’itinerario scelto)
Difficoltà: OSA

Classica gita da stagione inoltrata, quando il sole ha assestato bene la neve. In stagioni calde si può iniziare a percorrerlo già a marzo, e spesso rimane in condizione fino a tutto il mese di maggio. L’ultima volta sono sceso nel Canale del Tempio proprio il 1° maggio.
Da Fonte Cerreto si sale in funivia a Campo Imperatore da dove sci ai piedi ci si dirige verso la Sella di Monte Aquila. Solitamente per comodità preferisco scendere il primo tratto della pista che segue la strada estiva fino ad arrivare un tornante a destra dal quale si mettono le pelli sugli sci e ci si dirige verso l’evidente anfiteatro a sud del Monte Aquila. Si transita sotto all’evidente falesia e con un pendio più ripido si guadagna la sella.
Suggestivo l’affaccio su Campo Pericoli, il Corno Grande e sulla sinistra le vicine vette di Pizzo Intermesoli e Pizzo Cefalone.
A questo punto si punta decisi verso il Sassone al quale si arriva su pendio via via sempre più ripido. Poco oltre, guadagnata la cresta, nei pressi della biforcazione che va al bivacco Bafile, si mettono gli sci sullo zaino e si calzano solitamente i ramponi. Con la picca in mano si risale l’evidente canale della Direttissima che in breve ci conduce alla vetta più elevata del Corno Grande.
Non resta che goderci il panorama e prepararci alla discesa che si affronta inizialmente nel canalone Bissolati. Dopo qualche curva, appena la neve lo consente si taglia decisi a sinistra a superare un costone che conduce nel contiguo canale del Tempio. Il canale offre alcune strettoie a 40-45° ma con neve primaverile la sciata non è mai estrema.
IMAG1266Una volta usciti dal canale ci si trova in mezzo a Campo Pericoli e non rimane da scegliere la via di discesa a valle. Si può proseguire in discesa fin sotto al pendio che con una breve ripellata risale alla Portella e poi riscendere l’omonimo vallone, oppure tornare sui propri passi, risalire alla vetta di Monte Aquila e scendere il ben pendio del versante meridionale da dove ripellando si risale in breve tempo a Campo Imperatore. Da qui non rimane che scendere uno dei tanti valloni che conducono a Fonte Cerreto.

 

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Sabato mi sono concesso una bella giornata a zonzo in solitudine sul Corno Piccolo. Alpinisticamente la più interessante delle cime del massiccio del Gran Sasso, zeppa di vie di arrampicata che ne risalgono i fianchi da ogni versante. La mia idea era di fare un po’ di dislivello su terreno non troppo banale. La risalita per il Canale di Mezzo e la discesa per la normale mi sembrano perfettamente adatti allo scopo.

Salendo lungo il crinale dell’Arapietra

Parto dalla Piana del Laghetto, laddove termina la strada che sale dai Prati di Tivo. La giornata è quanto mai calda e un venticello umido mi accompegnerà per tutta la giornata. Sono lento, la forma è effettivamente ancora scarsa, una coppia di amici con i loro pesanti zaini carichi di materiale alpinistico mi distanzia mentre chiacchierando risaliamo i prati che dal sentiero Ventricini risalgono verso le belle placche della parete Nord del Corno Piccolo. C’è il pienone, praticamente tutte le vie medio-facili della zona sono occupate da almeno una cordata.

Pur prudendomi le mani e avendo una gran voglia di arrampicare, sono lieto di essere solo e di poter scegliere di andare laddove non c’è nessuno. Saluto gli amici e me ne vado verso destra, nel canale di mezzo non c’è un’anima viva per ora.

Nel canale di mezzo

Dopo un primo tratto nel fondo del canale, viscido e ombroso scelgo di proseguire lungo le placche alla sua sinistra. L’arrampicata, pur essendo in qualche tratto un po’ esposta, è facile e la roccia è di una bellezza semplicemente incomparabile.

Cordata di amici

Mi volto spesso ad ammirare questa zona di placche levigate dalla neve e dall’acqua. Senza quasi accorgermene mi ritrovo di fianco ad una cordata che procede su una delle vie della zona. Uno di loro è un caro amico che non vedevo da tempo, scambiamo quattro chiacchiere per aggiornare le rispettive vite, ci salutiamo con affetto e proseguo sulle placche che lentamente tendono ad appoggiarsi.

Il Corno Piccolo è un mare di placche

Un ultimo risalto e sono sulla grande comba ghiaiosa sottostante alla vetta del Corno Piccolo. Subito dietro ad un risalto un camoscio fugge via spaventato. In realtà mi spavento un po’ anche io, oltre alle lontane cordate che escono sulla cime della Prima Spalla non si vede anima viva.

Cordate in vetta alla Prima Spalla

Nonostante la quota la giornata continua ad essere decisamente afosa, sudo copiosamente mentre il mio amico camoscio mi osserva incuriosito mentre lentamente arranco verso la vetta.

L’immancabile incontro con un camoscio la mattina presto

Sulla vetta c’è un po’ di gente. La famosa croce fatta con di tubi di ferro intrecciati è ripiegata su se stessa ed il suo basamento di roccia si è praticamente disintegrato. Speriamo che a nessuno venga in mente di erigerne un’altra in  sostituzione magari aggiungendoci un po’ di cemento…

Laggiù i Prati di Tivo

Comba del Calderone e vetta del Corno Grande

Qualche foto dalla vetta e poi giù lungo la normale per evitare la folla che inevitabilmente si accumula sulla Danesi in queste giornate. Adesso procedo in pieno sole e c’è pure poca aria. La risalita alla Sella dei due Corni è faticosa, ma una volta in cima la vista delle Fiamme di Pietra ripaga ogni sforzo.

Le Fiamme di Pietra

Mi fermo un po’ sulla sella, mi godo l’arietta che soffia sempre in questa zona. Una scappata al Franchetti a salutare l’amico Luca e poi giù sul sentiero verso la Madonnina.

La magnifica ed estetica Parete Est del Corno Piccolo

Scendendo non posso fare a meno di osservare la parete Est del Corno Piccolo. L’ombra che la avvolge mette in risalto tutte le sue sfaccettature, si riconoscono le tante vie di arrampicata che la intersecano. Più la guardo e più mi viene voglia di mettermi seduto a contemplarla.

Il Corno Piccolo

Il sentiero è stato risistemato, qualche tratto un po’ franoso è stato consolidato. Nei pressi del Passo delle Scalette, mi comporto come sempre, accelero decisamente il passo per togliermi dal potenziale tiro delle pietre soprastanti. Tanti si fermano qui a godersi l’aria fresca e l’ombra, non lo capisco, io l’ho sempre considerato un punto potenzialmente molto pericoloso. Evidentemente il concetto di pericolo è davvero soggettivo.

L’albergo diruto sulla cresta dell’Arapietra

Accanto al rudere dell’Arapietra incontro un amico di Colledara che è salito da Forca di Valle, scambiamo quattro chiacchiere mentre scendo e in men che non si dica sono di nuovo alla macchina.

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Gita da cogliere al volo quando la neve arriva fino a fondo valle “incaciando” le colline della Valle Siciliana. Solitamente queste condizioni si verificano subito dopo il passaggio di una fredda perturbazione balcanica, a questo punto cogliete l’attimo e salite in macchina fino a Cerchiara, posteggiate nei pressi del cimitero e calzate gli sci da scialpinismo o le racchette da neve. Se avete la fortuna di capitare in una tersa e fredda giornata di sole, di quelle che sovente capitano dopo violente nevicate, avrete qualcosa di cui ricordarvi per un bel pezzo. 

Partenza e arrivo da: cimitero di Cerchiara (680 m.)
Dislivello: 1.000 metri
Tempo di salita: 2 ore e mezza
Tempo di discesa: 1 ora
Difficoltà: MS (brevissimo tratto BS all’inizio della discesa dal Montagnone)

Salita
Dal cimitero si rimonta il pendio soprastante e passati sopra al tunnel dell’A24 si segue il tracciato di una sterrata che rimane evidente anche dopo copiose nevicate. La stradina conduce per ampie radure fino alla piccola croce metallica che sovrasta la zona della cascata del Pisciarellone. Si lascia sulla sinistra la sterrata principale per proseguire dritti rimontando un costone roccioso, è l’unico passaggio un po’ ostico della gita.
Guadagnato il largo crestone soprastante lo si rimonta tutto fino ad arrivare sulla sommità della Pianalunga, questa zona in dialetto è anche chiamata lu n’cuume, toponimo che almeno foneticamente dovrebbe ricordare un’ampia zona pianeggiante e adatta al pascolo. In effetti ci si trova sulla sommità di un grosso dosso situato davanti al Montagnone e separato da quest’ultimo dal vallone di Vena Pecorale. Si aggira quest’ultimo dapprima scendendo brevemente sulla destra fino ad una selletta e proseguendo successivamente verso sinistra su un sentiero innevato che compie un ampio semicerchio.
Il luogo è davvero splendido, dinnanzi a chi sale si staglia inconfondibile e maestoso il paretone del Corno Grande, mentre più in basso la valle Siciliana degrada dolcemente verso le colline e giù in lontananza si intravede l’azzurro del mare Adriatico. Non rimane che dirigersi verso il piccolo rifugio Orazio Delfico al Montanino e rimontare i pendii soprastanti fino all’evidente intaglio della Forchetta, conosciuta localmente anche come “moccicata dell’asino” a causa del profilo a forma di morso che si osserva da fondo valle. Dal valico si può scegliere, andando a destra si raggiunge la sommità del Montagnone, mentre a sinistra si guadagna la vetta di Cima Alta. Entrambe le sommità sono raggiungibili da questo punto in pochi minuti.

Discesa
Scendendo per l’itinerario di salita non si ci sono particolari difficoltà, ma chi volesse cimentarsi su un pendio un po’ più ripido può optare per una variante di discesa un po’ più “pepata”. Dalla sommità del Montagnone si comincia a sciare cercando di tenersi lungo la cresta alberata che conduce verso Nord – Est in direzione della cima di Colle Pelato. Prima di giungere all’ultima salita che conduce a quest’ultima vetta c’è un punto in cui gli alti salti rocciosi che precipitano a destra verso la valle Siciliana lasciano spazio ad un ripido pendio. La zona è contraddistinta dalla presenza di uno dei tanti cartelli di divieto di caccia ma non c’è possibilità di errore in quanto è l’unico punto in cui la discesa è possibile. Il pendio è ripido solo per un breve tratto iniziale ma è da evitare in condizioni di neve non ben assestata e porta nei pressi di una prima radura (Fonte Brecciole) da dove si prosegue per pendii più facili fino alla selletta di Pianalunga da dove si rientra per l’itinerario di salita.

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Il Cimone di Santa Colomba è una cima nascosta. Si erge incassata fra i valloni di Fossaceca e del Malepasso, appena sotto alle rocciose cimette di Santa Colomba. Se si osserva da lontano difficilmente si riesce a capire che questo rilievo avente la forma di una grande lucertola è una montagna a sé stante. L’unico posto dove questo piccolo mistero si svela pienamente è osservando la montagna dall’abitato di Isola del Gran Sasso. Non a caso gli isolani sono soliti indicarla con l’appellativo di “Lucertolone”.
Sulle pendici della montagna, a un’ora di cammino dalle Piane del Fiume, sorge una minuscola chiesetta dedicata a Santa Colomba (vedi itinerario di Santa Maria a Pagliata) meta ogni prima domenica di settembre di un pellegrinaggio molto popolare a Pretara e in tutta la valle Siciliana.

Partenza e arrivo: Piano del Fiume (830 m.)
Dislivello: 1.100 m. circa
Tempo di salita: 3 ore e mezza
Tempo di discesa: 2 ore
Difficoltà: EE+

Il Cimone di Santa Colomba ad Isola del Gran Sasso è anche conosciuto con il nome di “Lucertolone”. Osservandolo dalle case del paese appare effettivamente come una grande lucertola coricata fra i ripidi pendii che scendono dai Monti Prena e Brancastello, a cavallo della selvaggia forra di Fossaceca a sinistra e del vallone del Malepasso a destra.
Luogo di partenza di questa gita sono le Piane del Fiume che si raggiungono da Isola del Gran Sasso percorrendo la strada per Pretara. Giunti in quest’ultimo centro abitato in corrispondenza del tornante a destra fra le case del paese si prosegue dritti sulla strada asfaltata che si inoltra nel bosco salendo verso la montagna.
Dopo poche centinaia di metri sulla destra si nota l’eremo dove viveva Frà Nicola. Il posto, conosciuto anche come Grotta di Frattagrande, è caratterizzato dalla presenza di una minuscola chiesetta costruita nella roccia accanto ad una grotta. Essa venne edificata da uno degli ultimi eremiti della zona, Frà Nicola Torretta che visse da queste parti negli ultimi anni del 19° secolo occupandosi della manutenzione di una serie di chiesette di montagna, quali quella di Santa Colomba, Santa Maria a Pagliara, San Nicola a Corno e San Cassiano. Oggi la strada asfaltata che transita a pochi metri dalla chiesa rende difficile immaginare quanto potesse essere isolato questo luogo un tempo, ma se si viene fuori stagione alcune suggestioni posso ancora essere percepite.
Si continua a salire sulla strada asfaltata fino a prendere dopo circa 3 chilometri una deviazione sulla destra con un vecchio cartello su cui è scritto “Piane del Fiume”. La strada diventa subito sterrata e corre a mezza costa lungo la montagna superando un fosso su un ponticello in cemento per poi salire decisamente su fondo sempre più sassoso ma percorribile in automobile prestando un po’ di cautela. Si parcheggia al termine della strada nei pressi di una fonte in una zona di prati al limite del bosco.
Si comincia a camminare salendo lungo il sentiero evidente e ben segnato alle spalle della fonte, guadando all’inizio un torrente quasi sempre asciutto. Si risale il bel bosco fitto che conduce alla graziosa chiesetta di Santa Colomba (1 ora circa). Lungo l’ascesa di questo tratto si incontrano un paio di deviazioni sulla sinistra che permettono in breve tempo di affacciarsi sull’impressionante forra di Fossaceca. In particolare la seconda (quella più a monte) è molto spettacolare percorrendo per alcune decine di metri un camminamento scavato nella roccia, parte della titanica opera del canale di gronda (scrivi capitolo apposito).
Dopo una breve sosta sul bel balcone naturale che sorge appena sopra alla chiesetta si continua seguendo il sentiero principale sale sulla destra del crinale della montagna. In breve tempo si esce dal bosco e ci si trova in un vallone erboso chiuso a destra e sinistra da salti rocciosi. Questo è il bellissimo e selvaggio vallone del Malepasso, luogo in cui d’inverno le valanghe amano correre a briglia sciolta, ne sono testimonianza le profonde ferite che esse scavano nel bosco. Ci si porta al centro dell’erboso vallone, a sinistra si notano le fasce rocciose che sorreggono la vetta del Cimone di Santa Colomba e sulla destra i ripidi pendii del Monte Brancastello.
La salita si fa ora decisamente ripida. Si risalgono i prati fra segni sempre più radi ma senza grossi problemi di orientamento. Dinnanzi a noi prendono forma e si manifestano nel loro splendore man mano che si sale le rocciose Torri di Casanova. Situate alla testata del Vallone esse sono una delle elevazioni della lunga catena orientale del massiccio del Gran Sasso.
Arrivati nei pressi di una grande conca, chiusa dalle Torri di Casanova e dalle rocciose pareti sommitali dei Monti Infornace e Prena, si svolta a sinistra. Un’ultima breve impennata porta in vetta (1,30 ore dalla chiesetta, 2 ore e mezza dalle Piane del Fiume).
Escursionisti più esperti ed allenati possono salire dalla chiesetta direttamente fra gli alberi lungo il ripido filo di cresta del Cimone. I ripidi pendii sommitali, vanno affrontati con un po’ di cautela qualora fossero ghiacciati o bagnati in quanto a destra e sinistra di essi precipitano alte pareti rocciose. Comunque la via da tenere è sempre molto evidente e conduce direttamente in vetta. Questa alternativa può anche essere percorsa sia in salita che in discesa compiendo una sorta di anello.
La disesa dalla vetta alle Piane del Fiume richiede circa un’ora e trenta.

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Il valico di Vado di Corno è un punto di passaggio antichissimo, probabilmente è lo sbocco più naturale della direttrice che collega la Valle Siciliana con quella dell’Aterno e la città de L’Aquila. Sicuramente utilizzato in epoca borbonica (testimonianze scritte narrano addirittura di una guarnigione di soldati che presidiava stabilmente il sentiero che sale al valico) il sentiero era molto percorso anche in epoca più recente dai contadini della Valle Siciliana che si recavano a mietere il grano nell’alta Valle dell’Aterno.
Secondo alcuni il sentiero che sale al vado è ciò che rimane dell’antica Via Cecilia, direttrice di origine romana cui la Valle Siciliana deve il nome (l’odierno Sicilia non sarebbe altro che una storpiatura del tempo dell’antico nome della via romana).


Partenza e arrivo: Casale San Nicola (880 m.)
Dislivello: 1.100 m. circa
Tempo di salita: 3 ore e mezza
Tempo di discesa: 2 ore e mezza ore
Difficoltà: E

Dalla piazzetta di Casale si torna indietro a piedi per qualche decina di metri fino ad imboccare a destra la strada che sale sotto i piloni dell’autostrada. La strada si trasforma quasi subito diventando sterrata, passa accanto agli orrendi ruderi degli ex cantieri del traforo autostradale, mai rimossi e si cui sono ancora ben visibili i resti delle abbandonate da decenni.
Alcune belle radure offrono splendidi scorci verso il vicino paretone del Corno Grande, entrati nel bosco si supera un tratto di salita più decisa fino a raggiungere il bivio per Fonte Nera.
Fino a qui si potrebbe arrivare anche in automobile ma la mezz’ora a piedi in più ripaga la vista della fatica supplementare. La sterrata ora comincia a salire con decisione e in breve si arriva ad un bivio dove si tralascia la carrareccia che a destra conduce a Fonte Nera per proseguire a sinistra a mezza costa immersi nella bellissima faggeta che caratterizza tutto questo versante del massiccio. Superato lo sbocco della suggestiva forra della Valle dell’Inferno caratterizzata dalla presenza di una massiccia opera di captazione delle acque, si continua lungo la strada sterrata fino a raggiungere i cartelli che segnalano a destra l’inizio del sentiero per Vado di Corno.
Adesso si sale decisamente su un bel sentiero che si inerpica nel bosco su una traccia ben segnata. Superato un breve tratto più aperto si riprende ben presto a salire fra gli alberi. Giunti a quota … m. circa si nota sulla sinistra un cartello che segnala il vicino Acerone. Una breve deviazione permette di ammirare questo fantastico esemplare di albero secolare, purtroppo danneggiato anni fa da alcuni imbecilli che accesero un fuoco all’interno della grande cavità alla base del suo tronco.
Rientrati nel bosco il sentiero sale con pendenza costante fino ad arrivare ad una biforcazione attorno a quota 1.600 metri. A destra si raggiunge in breve la radura dove sorge il rifugio D’Arcangelo (1.655 m. – 3 ore da Casale San Nicola). La deviazione vale la pena, nei pressi di ciò che rimane dell’antico stazzo del Vaduccio si può consumare la merenda usufruendo di una vista fantastica sul tormentato e selvaggio versante orientale del Corno Grande.
Il rifugio è intitolato al dott. Nicola D’Arcangelo, sindaco di Isola del Gran Sasso negli anni ’20 e fondatore nel 1921 della locale sezione del CAI. Fu un forte promotore dell’attività esplorativa sulle vicine montagne del Gran Sasso. D’altronde all’epoca ad Isola l’attività escursionistica non doveva essere così bizzarra se già nel 1894 il CAI segnala sulla propria rivista i nomi di 4 guide operanti in paese (Pietro Ciarelli, Luigi Di Giacomo, Giustino Di Francesco e Giuseppe Flacco).
La sezione di Isola esiste ancora oggi e ci si può rivolgere ad essa per chiedere le chiavi del rifugio, dotato di 4 posti letto e di una stufa a legna.
Club Alpino Italiano Sezione di Isola del Gran Sasso Salita San Giuseppe, 1 64045 Isola del Gran Sasso TE- Tel e Fax 0861 976202.
Tornati al bivio a quota si riprende a salire verso destra fuori dal bosco su pietraie circondate da prati ed in breve tempo si raggiunge lo stretto intaglio di Vado di Corno.
La vista si apre ora sull’immenso pianoro di Campo Imperatore popolato d’estate da grandi quantità di mucche, cavalli e pecore al pascolo. In zona non è raro avvistare la volpe e anche il lupo qui si manifesta più spesso di quel che si possa pensare.
Chi volesse da Vado di Corno può ovviamente proseguire verso Ovest lungo la cresta erbosa che conduce fino alla vetta di Monte Aquila (2.400 m. – 2 ore da Vado di Corno), oppure può percorrere la stessa cresta nell’altra direzione (Est) fino ad arrivare alla vetta del Monte Brancastello (2.485 m. – un’ora da Vado di Corno).

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Casale San Nicola è il paese più elevato della Valle Siciliana. Un tempo era anche il più remoto, situato com’è proprio in fondo alla valle, che di fatto termina nei viottoli del piccolo centro abitato. Oggi la presenza alquanto ingombrante dei piloni dell’autostrada che proprio qui si infila nelle viscere della montagna ha intaccato parecchio l’atmosfera bucolica che un tempo si respirava da queste parti. Casale mantiene comunque un fascino particolare, sulle sue case incombe imponente il grande paretone del Corno Grande e i sentieri che partono dal paese sono davvero tutti molto belli. La gita proposta con questo itinerario li riunisce un po’ tutti e permette di ammirare da vicino il colosso di roccia che sorregge la vetta più alta dell’Appennino.

Partenza e arrivo: Casale San Nicola (880 m.)
Dislivello: 1.250 m. circa
Tempo di salita: 3 ore
Tempo di discesa: 2 ore e mezza ore
Difficoltà: E

Dalla piazzetta di Casale San Nicola si comincia a salire a piedi fra le case seguendo le indicazioni per i Prati di Tivo.
Usciti dal centro abitato si segue una carreccia che sale costeggiando alcuni campi mantenendosi alta su un torrente che scorre più in basso sulla sinistra. Lungo il cammino si passa accanto ad una fonte incastonata in un’edicola votiva dedicata a San Nicola, poco dopo si raggiunge lo spiazzo dove sorge la chiesetta di San Nicola nei cui pressi una traccia verso sinistra supera il torrente e si inoltra verso Fonte Nera. Si passa accanto alla chiesa e si prende il sentiero che sale alle sue spalle verso una zona caratterizzata da alcuni enormi faggi. Alcuni sono dotati di fusti di dimensioni davvero ragguardevoli probabilmente a causa della “capitozzatura” (taglio completo dei rami) che hanno subito in passato.
Il sentiero sale nel bosco finché attorno a quota 1.350 si incrocia una carrareccia strada più ampia. Invece di attraversarla subito per proseguire sul sentiero che prosegue oltre conviene fare una piccola deviazione sulla sinistra per raggiungere un minuscolo belvedere su un cucuzzolo che si apre fra gli alberi. Da questo nido d’aquila sospeso in mezzo ai faggi si ha una visuale vicinissima con lo spettacolare mondo di roccia del paretone del Corno Grande. Una breve sosta contemplativa è d’obbligo.
Tornati indietro, si riprende il sentiero segnato che sale inoltrandosi nel bosco a sinistra della carrareccia. Ci si tiene un po’ sotto l’ombra degli alberi che mitiga alquanto la calura di certe giornate estive fino a uscire dalla foresta in una bella zona di pascoli a due passi dallo sperone settentrionale del Corno Grande. Il sentiero si trasforma ora in un’esile traccia che sale in mezzo ai prati dove spesso d’estate pascolano le mucche. Si passa accanto al rudere del rifugio San Nicola e si continua fra i prati fino svalicare nei pressi della Madonnina del Gran Sasso.
I più allenati e quelli che non si sono stufati di salire possono continuare fino al rifugio Fianchetti e da lì fino in vetta a uno dei due corni.
Chi invece avesse voglia di effettuare una variante in discesa, una volta raggiunta la chiesetta di San Nicola può andare a destra e superato il torrente seguire il sentiero che conduce in mezzo agli alberi fino a Fonte Nera. Dalla fonte si prosegue si prosegue verso Est su una strada sterrata in discesa, ad un bivio si va a sinistra sempre in discesa fino a rientrare in paese.

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Itinerario molto panoramico che si svolge completamente su terreno aperto e al di fuori degli immensi boschi che contraddistinguono il versante settentrionale del Gran Sasso. La presenza della vicina autostrada disturba solo un pochino nella parte iniziale ed è mitigata dalla piacevole atmosfera bucolica che si respira sui pascoli sotto alla cima

Partenza e arrivo: Cerchiara (650 m.).
Dislivello: 1.050 metri
Tempo di salita: 3 ore circa
Tempo di discesa: 2 ore circa
Difficoltà: E itinerario privo di difficoltà tecniche particolari

Dalla piazzetta di Cerchiara, dopo aver fatto provvista di acqua, ci si dirige verso l’orribile chiesa in cemento armato del paese. Alle sue spalle sale un ripido viottolo dal fondo in cemento. La stradina passa davanti ad una cappelletta e prosegue sempre in salita su fondo pietroso. Il tracciato poco dopo piega verso sinistra e passa nei pressi di una fonte che però in piena estate può essere asciutta.
Superata una bella zona di querce comincia una zona più aperta caratterizzata da ampi pascoli. Giunti nei pressi di una croce metallica, invece di proseguire sulla traccia principale che scende a mezza costa sul fianco della montagna verso fonte Chiavatteri si va a destra in decisa salita individuando un’esile traccia che si fa largo fra alcuni pietroni. Saliti nella zona sovrastante si continua a camminare seguendo l’esile ma evidente traccia che si inoltra fra i prati fino a svalicare sulla grande cresta erbosa della Pianalunga (in dialetto locale la zona è conosciuta anche come “lu Ncuume”).
A questo punto sulla sponda opposta del bel vallone di Vena Pecorale risulta ben visibile la parte rimanente del tracciato da seguire. Una breve discesa a destra permette di raggiungere la vicina selletta raggiunta anche dalla carrareccia che sale da Forca di Valle. A questo punto si prosegue a sinistra sul sentiero segnato che con un ampio semicerchio a mezzacosta arriva ai pascoli che scendono dalla vetta del Montagnone. Un tratto di salita un po’ più ripida conduce sulla strada sterrata che porta al rifugio Orazio Delfico (già rifugio del Fontanino). D’estate la zona è quasi sempre frequentata da una mandria di mucche al pascolo e nelle belle giornate di sole è un luogo piacevole dove rilassarsi a prendere il sole contemplando la selvaggia bellezza del vicino paretone del Corno Grande. Dal rifugio non rimane che seguire il tracciato della strada sterrata che sale verso la Piana del Laghetto (eventualmente tagliando i tornanti) fino al valico della Forchetta da dove si prende il comodo sentiero che verso sinistra in breve tempo conduce alla sommità della Cima Alta. Dalla Forchetta impiegando più o meno lo stesso tempo si può raggiungere verso destra la cima del Montagnone.
Il rientro a Cerchiara avviene seguendo le tracce dell’andata.

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