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Archive for the ‘Dislivello 800 metri’ Category

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Nella parte alta del percorso, in fondo al vallone l’anticima del Costone della Cerasa

Partenza da: Vado di Pezza (1.480 m.)
Dislivello totale: circa 800 metri
Tempo totale: 3/4 ore
Difficoltà: MS

Gita non proprio facilissima, da amanti della fratta, per chi ama esplorare un po’ il bosco e sa destreggiarsi sufficientemente con gli sci fra i faggi che in tutta la zona del Velino – Sirente sono abbastanza fitti e non permettono una sciata spensierata fra gli alberi.

Lasciata l’auto nei pressi del Rifugio-Ristorante situato nei pressi del Vado di Pezza, si attraversano i Piani di Pezza verso Sud per dirigersi all’evidente imbocco della Valle del Ceraso. Solitamente l’altipiano risulta sufficientemente innevato anche in stagioni magre di neve (noi abbiamo trovato un po’ di neve anche nel secchissimo inverno 2016).
Arrivati all’imbocco del vallone si entra nel bosco e cercando di seguire una serie di piccole radure lo si risale tutto compiendo nella parte alta prima un semicerchio verso sinistra al quale segue un tratto a mezzacosta verso destra. Al termine di quest’ultimo si esce dalla faggeta in un’ampia radura che si apre nell’anfiteatro sommitale del Costone della Cerasa.

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Vista di vetta verso i Monti della Magnola


Si segue il vallone che va verso destra inizialmente sul suo fondo, per poi piegare un po’ a destra ed infine dirigersi all’evidente anticima quotata 2.119 metri. Splendida la vista sulla cresta che conduce alla vetta del Costone vero e proprio, sulla Valle Majelama sulla sinistra e sui Piani di Pezza a destra.
Da questo punto si può scegliere se scendere sul percorso di salita, se scendere nell’anfiteatro di destra fra l’anticima e la cima del Costone, se proseguire fino in vetta al Costone e scendere sul successivo magifico pendio della Costa della Tavola, oppure addirittura proseguire la cavalcata di cresta fino a Punta Trieste e anche oltre. Tutte queste opzioni permettono comunque di rientrare sulla destra lungo i Piani di Pezza.

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La cresta sommitale del Costone della Cerasa

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Lungo la parte finale della cresta Sassetelli

Lungo la parte finale della cresta Sassetelli

Partenza da: Rifugio Sebastiani (1.820 m.)
Dislivello totale: circa 800 metri
Tempo totale: circa 3 ore
Difficoltà: OSA

I canali del Monte Terminillo, grazie ad un avvicinamento veloce e comodo sono una ottima palestra di allenamento.

A seconda dell’innevamento si parte dal Rifugio Sebastiani (con poca neve) oppure dal residence Rialto (in annate con innevamento più abbondante). Arrivati sotto al versante Est del Terminillo si scorgono i numerosi canali che caratterizzano questo lato della “montagna dei romani”. Sono tutti ben percorribili in inverno con la picca ed i ramponi, e la relativa brevità permette anche di concatenarne in giornata diversi insieme.

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Nel canale Orsacchiotta

La nostra opzione è quella di salire per il canale Orsacchiotta (PD, 40° con qualche breve tratto a 50° in uscita), il canale è ben individuabile a destra dello sperone che delimita il Canale Centrale. Le difficoltà ovviamente differiscono a seconda dell’innevamento, ma solitamente si trova sempre ben innevato nella stagione invernale. Il canale esce sulla cresta sommitale a pochi metri dalla vetta del Terminillo.
Qui abbiamo calzato gli sci, finora trasportati sullo zaino, e siamo scesi per il bel canalone Nord che lambisce la parte settentrionale della montagna. Con belle curve si arriva sul fondo del canalone in località Scangive dove si mettono le pelli per salire verso la evidente vetta Sassetelli e riprendere l’omonima cresta che dopo un tratto un po’ affilato, ma solitamente sempre ben percorribile con le pelli, porta di nuovo in vetta.
Non resta che concludere la gita con una bella discesa nel Canale Centrale, soprattutto se la giornata è assolata nel frattempo la neve dovrebbe aver mollato quel poco da permettere una sciata entusiasmante fra le quinte di roccia del canale.

Al suo termine in breve tempo si rientra al Sebastiani.

Uscendo dal canale Orsacchiotta

Uscendo dal canale Orsacchiotta

Scendendo nel canalone Nord

Scendendo nel canalone Nord

Ultima discesa nel canalo Centrale

Ultima discesa nel canale Centrale

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pinetoPartire da casa in sella ha sempre il suo fascino e quindi quando il mio amico Giacomo ha proposto questo giro dentro Roma ho dubito detto di si. Appuntamento davanti alla chiesa del Quo Vadis, all’inizio dell’Appia Antica e all’imbocco del parco della Caffarella. Solo che oggi non precorriamo né la prima né entriamo nel parco. Si va verso il centro, in MTB!
Per me il percorso per arrivare all’appuntamento è il classico tragitto casa – ufficio (lavoro praticamente all’altezza del semaforo sulla Colombo…), lo farò due volte oggi, ma questa prima è decisamente più piacevole. Al baretto davanti alla chiesa ci aspettano già Maurizio con la sua Cannondale da ciclo-cross e Marco con una bici da enduro con 160 di escursione anteriore. Praticamente due mondi contrapposti, ma questo è il bello della bici, è uno stile di vita, quasi una filosofia, e ognuno la interpreta come meglio crede. Alla spicciolata piano piano arrivano pure Giovanni, Giacomo e Domenico e infine anche Valerio.
Si parte, attraversiamo la Colombo e scavalcata la metropolitana sul Ponte Settimia Spizzichino (se non sapete chi fosse fate una ricerca su google…), attraversiamo il Tevere sul “Ponte de fero” per poi salire via Majorana e percorrere tutta Via di Donna Olimpia che ci introduce dentro Villa Pamphilii. Saliamo alla casetta-spogliatoio posta sopra a Via Leone XIII che attraversiamo sul cavalcavia pedonale per scendere e risalire sul versante opposto della villa.
In questo primo tratto è Maurizio a farci da guida su un bellissimo sentierino che costeggia il muro di cinta della Villa all’altezza di Via della Nocetta. Salitelle e discesette ci entusiasmano e cominciano a scaldarci ben benino. Non fa freddo, ma l’umidità si fa ancora sentire e siamo tutti belli coperti. Ricompattato il gruppo cominciamo a dirigerci di nuovo verso Via Leone XIII quando accade il fattaccio. Un cane piomba a piena velocità contro la ruota anteriore di Maurizio. Fortunatamente stava procedendo lentamente ma è comunque inevitabile che faccia un bel capitombolo con tanto di capriola a 360° in avanti. Risultato cerchio distrutto e Maurizio che deve abbandonare il gruppo e rientrare mestamente a casa a piedi (daje Maurì!).
bicisfondataNoi ritorniamo sul versante opposto della Villa, non tanto perché ci porta lì la traccia, ma perché voglio provare quantomeno a scendere gli scalini che costeggiano la Villa vera e propria. La discesa si rivela molto più facile del previsto, mentre più complicata è la risalita su fondo scivoloso e sugli scalini di travertino. Giochiamo un po’ e riattraversiamo la Villa per l’ennesima volta fino a guadagnare l’uscita in Via Aurelia Antica da dove ci dirigiamo a Piazza di Villa Carpegna da dove in breve entriamo nel Parco della Pineta Sacchetti.
Gli scorci sono incredibili, campi e campi verdi con sullo sfondo er Cuppolone e i palazzi della città ci accompagnano su una serie di sentierini che in discesa ci depositano quasi alla Balduina. Ora attraversiamo la base del Parco del Pineto guadando ruscelli (si, a Roma in piena città ci sono i ruscelli…) e una serie di rampette ci depositano nei pressi del Policlinico Gemelli. A questo punto ci dirigiamo verso la Trionfale e scendiamo per Via della Camilluccia fino a Ponte Milvio da dove andiamo all’attacco della salita di giornata: Monte Mario.

pinetaSacchetti2Inutile dirvi che come si impenna il tragitto c’è un umo solo al comando, Giacomo mena subito le danze e si mette in testa. Domenico inizialmente cerca di stargli a ruota, io conosco la salita e so quanto è tosta e vado su col mio passo, mi segue Giovanni, poi Valerio e Marco. Arrivati quasi in cima Giacomo decide che la sofferenza non è stata abbastanza e taglia a destra per il ripido sentierino gradinato che conduce direttamente allo Zodiaco. Domenico ed io proviamo a stargli dietro ma è giocoforza ad un certo punto mettere i piedi a terra. Selfie di ordinanza sulla terrazza più panoramica di Roma e via verso la riserva di Monte Mario.

zodiacoQuest’ultima è stata una vera scoperta. Si entra da Via del Parco della Vittoria (che non è quella di Monopoli…) nei pressi di un Asilo e a un certo punto improvvisamente l’asfalto lascia spazio a una sterrata che diventa sempre più stretta fino a trasformarsi in un entusiasmante sentierino a saliscendi con tratti tecnici e ripidi. Sbucati su Via Edmondo De Amicis (ma a Roma la conosciamo tutti come “a’ salita der cappa due”…) si sale per 20 metri per poi rientrare nel Parco. Siamo proprio sopra allo stadio Olimpico, io e Giacomo ci ricordavamo ancora come un tempo su questi pendii si venisse a vedere la partita prima che lo stadio venisse coperto per i mondiali di Italia ’90.

gruppommmarioMa più che lo stadio siamo entusiasti di scoprire di trovarci in un dedalo di sentierini, discesette e salitelle tecniche e sfiziosissime. Ci divertiamo un po’ in questo magnifico parco giochi, immersi in un bosco fittissimo che ci fa dimenticare la vicinanza con i palazzi e le strade congestionate dal traffico.
Non resta che uscire proprio all’altezza dello stadio e andare a riprendere la pista ciclabile sul Tevere.
Siamo a oltre 50 km di percorrenza e pure le salite non sono mancate, a questo punto si potrebbe presumere che siamo stanchi e anche un po’ rilassati in vista del facile rientro. Invece appena scesi sulla ciclabile avvistiamo davanti a noi a circa 200 metri due bikers che pedalavano apparentemente di buona lena. Ci guardiamo un attimo e subito parte la caccia. Con cambi regolari che ci portano a velocità di punta di 40 km/h li raggiungiamo e superiamo in tromba prima di Ponte S. Angelo.
Non resta che rientrare alla base.
Scritto di getto senza rileggere quanto scritto…

gruppopamphiliiDati tecnici:
Totale Km: 64
Dislivello: 780
Difficoltà: Qualche tratto BC nel Parco del Pineto e nella Riserva di Monte Mario

Dettagli e tracce: Su Strava oppure su Wikiloc

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IMAG2030 Bella uscita, tecnicamente facile ma con buon chilometraggio, nelle campagne a Nord di Roma.
Partiti da La Storta verso le 8.30 ci tuffiamo per una micidiale discesa su asfalto lunga un paio di chilometri in direzione Isola Farnese. Micidiale perché fa freddino e noi non ci siamo minimamente scaldati ancora. Arriviamo in breve alla cascata della Mola, primo selfie di giornata e subito si sale.
IMAG2027Sarà il fresco ma queste rampette ripide all’inizio le patisco sempre un po’. La ripida discesetta successiva ci porta al primo torrente da attraversare su comodi blocchi di tufo. Poi su sterrate con qualche bella salita al sole che finalmente comincia a scaldarci e arriviamo a Formello. Passato uno stazzo sorvegliato dai più classici pastori abruzzesi e ci godiamo la discesetta successiva con qualche passaggio tecnico che conduce dopo una breve risalita su erba ad un fontanile in bella posizione panoramica. Mentre stiamo li che ci godiamo la vista arrivano tre pedalatori forsennati, in testa c’è Gian Luca che mena le danze. Abbracci e battute e si riparte per raggiungere Formello paese da dove una fangosissima e insidiosa discesa ci porta alla Valle del Sorbo.
IMAG2040Qui breve conciliabolo per capire dove è meglio guadare il torrente e siamo dall’altra parte, chi guadando a pedali, chi attraversando a piedi in equilibrio sui pochi sassi presenti.
Nuova salita con le ruote che hanno triplicato la loro circonferenza a causa del ricco fango presente e arriviamo in un punto dove la strada sterrata è sbarrata da una rete. Si decide di sollevarla e passare sotto.
L’avessimo mai fatto! Qualche centinaio di metri dopo un cancello bello robusto con tanto di muretto di cinta ci sbarra l’uscita da quello che si rivela essere un comprensorio di case.
L’abilità e la diplomazia di Francesco riesce a convincere due che abitano lì ad aprirci.
A questo punto un breve tratto di asfalto ci conduce nei pressi di Cesano nella zona del Lago di Martignano dove ci aspetta in realtà già da un po’  il mio amico Paolo che ci accompagna per un pochino. Giriamo attorno al cratere del Lago di Martignano e ci tuffiamo giù verso Anguillara e poi per diverse sterrate in piano che ci conducono a Cesano.
Qui Paolo ci accompagna ancora per un breve tratto e noi ci inoltriamo su una bella ed entusiasmante cavalcata in piano fino a riprendere la Braccianese che in breve ci riporta alla partenza.
IMAG2046Dettagli tecnici:
54 km
900 metri di dislivello
Difficoltà: qualche breve tratto MC (giro tutto sommato facile senza particolari difficoltà tecniche in cui l’unica differenza la fa l’andatura…)

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Torniamo a parlare di itinerari e di percorsi nella nostra bella valle. Lo facciamo con un percorso panoramico ideale nei mesi meno caldi dell’anno quando ci si immerge nella fioritura dei campi o si può ammirare il cambio della livrea degli alberi.

I paesi di Forca di Valle e Cerchiara sono sormontati da un’ampia zona di pascoli addossati ai pendii sommitali del Montagnone. La zona è generalmente piuttosto ripida eccetto per la sommità di un grosso collinone erboso chiamato localmente “Lu Ncuume”, situato proprio dirimpetto al paretone del Corno Grande è uno dei più bei belvedere della valle.

Partenza e arrivo: Isola del Gran Sasso (400 m.).

Dislivello: 800 metri

Tempo di salita: 2,30 ore circa

Tempo di discesa: 1,30 ore circa

Difficoltà: E Itinerario che si sviluppa quasi completamente su strade sterrate.

I più pigri possono cominciare a camminare da Forca di Valle o da Cerchiara, ma io consiglio di partire da Isola, incamminarsi dal fondo della valle aiuta a percepire meglio i diversi aspetti di questo itinerario.

Dal centro storico di Isola del Gran Sasso ci si dirige verso l’ufficio postale e si risale la stradina alle sue spalle che ben presto si trasforma in una mulattiera lastricata di pietre. Il sentiero conduce in breve tempo sulla strada asfaltata che sale alla frazione di Cesa di Francia. Si prosegue sull’asfalto per qualche decina di metri fino a imboccare un’evidente carrareccia che scende sulla sinistra. La stradina sterrata si sviluppa fra campi coltivati arrivando ad un bivio nei pressi di una casa abitata solo nei mesi estivi, qui si svolta a destra in decisa salita su fondo pietroso raggiungendo in breve tempo i ruderi dell’antico convento di San Valentino.

Dai ruderi si continua sulla sterrata principale per un centinaio di metri circa fino ad incrociare sulla destra un sentiero segnato che si inoltra in mezzo alle querce. Un tratto di ripido sentiero conduce nei pressi dell’autostrada che si supera passando sotto ad essa per mezzo di un cunicolo lastricato in cemento. Si risale costeggiando sulla destra un campo coltivato per raggiungere una mulattiera a mezzacosta che si prende verso destra raggiungendo così le prime case di Forca di Valle.

Invece di percorrere la strada asfaltata che sale con ampi tornanti, si segue il ripido sentiero che risale fra le case del paese. Arrivati nella parte alta dell’abitato, a ridosso di un fontanile, c’è un bivio dove si svolta a sinistra e si prosegue seguendo i cartelli di legno del parco. Questo tratto è molto ripido, si passa accanto alla Fonte del Peschio, un grosso masso dal quale sgorga dell’acqua, e si arriva alla sella di Piana Lunga che si apre davanti ai pendii sommitali del Montagnone.

Dalla sella ci si dirige a sinistra su prati e in breve tempo si arriva in cima alla sommità di un grosso collinone erboso, Lu Ncuume appunto. Dopo una doverosa pausa per godere del magnifico panorama sul massiccio del Gran Sasso e su tutta la Valle Siciliana non resta che scendere seguendo senza via obbligata i prati che scendono verso Est. Man mano che ci si inoltra verso l’abitato di Cerchiara si nota la presenza di una esile traccia in mezzo all’erba che si fa sempre più evidente.

La traccia ad un certo punto interseca la strada sterrata che collega Cerchiara con la Fonte Chiavatteri, si prende quest’ultima verso sinistra e in breve si giunge in paese. Non rimane che scendere fra le case per andare a percorrere la carrareccia che porta ai ruderi di San Valentino e da qui di nuovo a Isola del Gran Sasso.

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Itinerario dedicato agli amanti dell’esplorazione, tanto curiosi di scoprire posti nuovi quanto adattabili a percorrere terreni scoscesi privi di sentiero e dalla difficile decifrazione.
La cima di Colle Pelato rappresenta l’ultima elevazione significativa della lunga cresta che comincia sotto al Corno Piccolo nei pressi della Madonnina del Gran Sasso e che si sviluppa verso Nord. La zona sommitale è frequentata a volte dagli escursionisti che sfruttano la strada che dai Prati di Tivo sale alla Piana del Laghetto, invece sul versante che domina la Valle Siciliana si incontra solo qualche rara mucca al pascolo. I pendii su cui si svolge l’itinerario sono, infatti, gli unici a presentare fin dalla parte bassa ampie radure. Da queste ultime si godono scorci magnifici su tutto il versante settentrionale del massiccio.

Partenza e arrivo: Forca di Valle (800 m.).
Dislivello: 800 metri
Tempo di salita: 2,30 ore circa
Tempo di discesa: 1,30 ore circa
Difficoltà: EE Itinerario per esperti dotati di buon senso dell’orientamento. Lunghi tratti privi di segnaletica e di tracce significative.

Arrivati a Forca di Valle conviene parcheggiare comodamente l’automobile nei pressi della chiesa del paese, sullo spiazzo accanto al bar La Luna Nera (comodo punto di ristoro per quando si rientra dalla camminata). Si comincia a camminare in ripida salita fra le case davanti allo sguardo incuriosito degli abitanti.
Una bella fontana-abbeveratoio permette di fare rifornimento di acqua prima di uscire dal centro abitato. Qui si va a sinistra per prendere un viottolo che ben presto si trasforma in una ripida carrareccia ingombra di pietre. Si seguono le indicazioni per Pietracamela riportate dai cartelli di legno dell’ente parco. La faticosa carrareccia costeggia per un breve tratto un boschetto di querce per poi approdare ad una zona di campi terrazzati.
Questa zona fino a pochi decenni fa era dedicata alla produzione del grano, ne è testimonianza la rete di masserie che da Forca si dipanava fino ad Azzinano e Montorio al Vomano, oggi purtroppo in larga parte ridotte a dei cumuli di macerie. L’agricoltura intensiva che predilige luoghi più semplici per poter essere praticata ha relegato questi vecchi campi nel dimenticatoio. Sopravvivono solo come zona di pascolo per qualche piccolo gregge di pecore o per il taglio del fieno di qualche vecchio appassionato.
Salendo non si può fare a meno di notare ad un certo punto sulla sinistra della carreggiata un’enorme pietra sotto alla quale sgorga copiosa dell’acqua. E’ la fonte del Peschio, una delle tanti fonti di questa zona. Il carsismo che contraddistingue gli altipiani ed i pascoli sommitali del Gran Sasso, così avari di acqua di superficie, fa sì che l’acqua custodita nelle viscere della montagna fuoriesca nelle zone pedemontane che sono invece ricche di fonti.
Poco dopo la fonte si raggiunge l’intaglio erboso della cresta di Pianalunga. La zona conosciuta localmente anche come “lu Ncuume” è un fantastico belvedere verso il vicino paretone del Corno Grande.
A questo punto si abbandona il tracciato del sentiero che a semicerchio si dirige verso i pendii del Montagnone per salire con decisione a destra lungo una traccia che sale a zig zag in mezzo a ripidi prati. Il tracciato qui è abbastanza evidente, si seguono le tracce lasciate dai pochi dai trattori che salgono fino a quassù. Attorno ai 1.400 metri di quota la traccia compie una decisa curva a destra e poco dopo si inoltra nella fitta faggeta sottostante alla vetta di Colle Pelato.
Si continua a seguire la traccia all’interno del bosco fino a dove termina, ovvero dopo poche centinaia di metri. A questo punto per arrivare in cima si hanno due opzioni:
1) la più avventurosa consiste nel puntare direttamente verso la vetta. Ci si dirige verso Ovest superando alcune piccole radure dopo le quali il terreno si fa molto ripido. L’ultimo tratto è quasi verticale e occorre praticamente arrampicare sui prati. Aggrappandosi ai ciuffi di erba si raggiunge la cima.
2) La seconda opzione è meno avventurosa ma richiede un certo senso dell’orientamento all’interno del bosco privo di tracce. Dove la traccia termina si prosegue mantenendosi a mezzacosta in leggera salita nel bosco. Ci si dirige inizialmente grosso modo verso nord seguendo le tracce create dal passaggio degli animali fino ad aggirare lo sperone più settentrionale della cima di Colle Pelato. Cambiato versante la salita si fa meno ripida e si riesce a guadagnare più facilmente la sommità.
Dalla brutta croce in legno che da un anno a questa parte contraddistingue la vetta si può riscendere a valle percorrendo per un breve tratto il sentiero di cresta che si dirige verso Sud in direzione del Montagnone. Il sentiero scende per un primo tratto per poi risalire verso una zona recintata con del filo spinato. Il punto per riscendere verso la Valle Siciliana è l’unico in cui la cresta non incombe su salti di roccia (due cartelli di divieto di caccia inchiodati sullo stesso albero sono l’unico elemento visibile che ho riscontrato).
Si scende seguendo il ripido pendio erboso sottostante che scende verso l’evidente zona di Pianalunga. In breve ci si ricongiunge alla carrareccia percorsa all’andata e si rientra in paese.

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