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Archive for the ‘Arrampicata’ Category

Stefi

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Avvicinamento
La falesia di Capo d’Uomo è raggiungibile da Porto Santo Stefano seguendo le indicazioni per la strada Panoramica. Superati alcuni rimessaggi la strada sale decisamente con alcuni tornanti, la si segue sempre in salita fino ad arrivare ad una sella in corrispondenza della quale c’è uno spiazzo sulla sinistra, ottimo punto per posteggiare.
Dall’altro lato dello spiazzo una strada sterrata scende verso il mare, ci si tiene sulla destra fino a quando la sterrata prende a salire e in corrispondenza di una netta curva a destra si prende un sentiero segnato con ometti di pietra che in breve conduce alla falesia sovrastata dai ruderi di una torre con splendida vista sull’Isola del Giglio.
Poco prima di arrivare alla torre, un sentiero scende a sinistra al sottostante settore dei monotiri (per le relazioni vai qui) dal quale si prosegue seguendo una traccia segnata con ometti in pietra fino a gadagnare una pietraia dissestata che si traversa per arrivare all’attacco di varie vie a più tiri. Lo Spigolo Bonatti è la via più in basso di tutte, poco prima in corrispondenza di un albero addossato alla parete parte l’attacco di Argento Argentario e della sua variante alta Maria … Mare, tutte vie aperte da Eraldo Meraldi, il primo a valorizzare questa falesia con delle vie lunghe.
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Relazione
La parte iniziale della via è affrontabile in due maniere:
1) sfruttando i primi 3 tiri di altre due vie (probabilmente il modo più divertente).
Si sale il primo tiro di Argento Argentario (30 metri, 5b).
Dalla sosta, invece di proseguire dritti si traversa decisamente a destra per 7-8 metri fino ad un evidente spit dal quale si sale seguendone altri che vanno verso destra fino a raggiungere una sosta con due anelli di calata posizionata su una grande placca appoggiata (40 metri, IV°).
Un ulteriore tiro su placca appoggiata verso destra conduce sotto alla verticale di un evidente diedro ad una sosta con due spit (20 metri (IV°).

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2) La via è percorribile anche in maniera completamente indipendente. Si costeggia tutta la parte alta della falesia, dove si trovano i monotiri, e mantenendosi a ridosso della parete si scende fino ad arrivare sotto alla verticale del pilastro dove corre la via. Qui con un tiro di IV° di una trentina metri, protetto con qualche spit, si arriva direttamente alla sosta con due spit sotto al diedro che costeggia a sinistra il pilastro.

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Dalla sosta si sale e al terzo spit da dove si tralascia la via del diedro che va a sinistra per salire verso destra seguendo gli spit e con arrampicata tecnica di piedi si arriva ad una sosta appesa formata da due spit (40 metri circa, 6a+ continuo).

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Anche il successivo tiro, mantiene più o meno le stesse caratteristiche, di arrampicata tecnica continua fino alla bellissima placca appoggiata e al muretto di uscita in cima al quale si trova una sosta con tre spit (25 metri, 6a).

Per una ripetizione occorrono 12 rinvii, due mezze corde da 60 metri, moschettoni a ghiera e cordini per le soste.

Chiodata fra l’inverno 2013 e la primavera 2014, prima ascensione in libera 24 maggio 2014, Marco Bummi e Alberto Graia.

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Pretara lato B

Le vie nuove a Pretara esistono in realtà già da più di un anno ormai, ma a parte qualche indicazione sul DB di climbook in giro non si trovano molte indicazioni in proposito. Anche l’ottima guida Abruzzo Verticale è uscita prima di poterle includere.

Questo settore oltre ad essere mediamente più facile, è più di tecnico e meno violento dello storico lato opposto della falesia, è esposto a nord e va in ombra nel pomeriggio. Non mancano due belle placche dove “ragionare bene con i piedi” e d’estate è già molto apprezzato dagli arrampicatori locali.

Nome
via
Difficoltà Lunghezza
in metri
Protezioni
Barriera Corallina 5b+ 8 3
Ammonite 6a+ 10 4
Cerasella 6a 10 4
Pecten 5b+ 12 4
Giurassico 5a 12 4
Boletus 5a 12 4
Gasteropode 5b 12 4
Verso Est 5c 14 4

Il settore è stato creato grazie all’infaticabile Lino Di Marcello che ha ripulito le pareti dallo spesso strato di edera e altre piante che le ricoprivano, bonificato i grossi massi instabili e sistemato la parte sottostante rendendola più fruibile con scalette, panchine e tavolini in pietra e uno splendido selciato sistemato alla base delle vie. La chiodatura è invece opera di Paolo De Laurentiis, Guida Alpina e esperto chiodatore. Ai due si è aggiunto l’aiuto dell’inossidabile Nino Carlini.
A Lino, Paolo e Nino, un grande grazie da tutti noi.

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Lungo la via

Itinerario abbastanza facile ma mai banale, si sviluppa a cavallo fra la levigata parete Est e i tormentati canali a Sud della vetta più alta del massiccio del Gran Sasso. Ottimo banco di prova per chi ha voglia di cominciare a cimentarsi con salite di ampio respiro in montagna. Ne consegue che è una delle vie più ripetute nel massiccio. D’inverno si trasforma in una interessante ascensione di misto.

Avvicinamento

Dal piazzale di Campo Imperatore si percorre il sentiero estivo che conduce alla Sella di Monte Aquila da dove si prosegue in direzione del Corno Grande fin sotto all’attacco della direttissima. Giunti poco oltre il Sassone si arriva ad un bivio, si va a destra percorrendo il tratto iniziale del sentiero che conduce al bivacco Bafile. Si attraversano due canali in successione fino ad arrivare sotto all’evidente spigolo SSE, poco prima di un tratto attrezzato con scaletta metallica.

 

Spigolo SSE e tracciato della via

Relazione di via

Si risale per qualche decina di metri il canale appena a sinistra dello spigolo, fra placchette appoggiate e pietrisco fino ad arrivare ad imboccare un’evidentissima rampa che sale obliqua da sinistra a destra fin sul filo dello spigolo dove c’è un comodo terrazzino attrezzato con uno spit.

Dal terrazzino si percorre una fessura di III+ che conduce ad una prima comoda sosta con spit e cordoni. Il secondo tiro di II° conduce ad un terrazzino dal quale si scende obliquando verso sinistra su una cengetta pietrosa (terzo tiro) fino ad entrare in un grande diedro solcato da una grossa fessura al centro (sosta con spit). Lo si risale con un bel tiro di IV° (quarto tiro) fino ad uscire su una cengetta più esile (sosta su spit sulla destra). Si abbandona il diedro fessurato per salire su placchete appoggiate (tratti di IV°) fino ad una sosta su chiodi situata sopra alla caratteristica protuberanza del “Naso” (quinto  tiro). Da qui si continua per un tiro facile (II° e III°) fino ad una sosta con spit e cordoni di calata sul filo dello spigolo (sesto tiro). Dalla sosta si prende subito un evidente fessura (passi di V°-) nella quale si trovano infissi diversi chiodi (il primo chiodo ad anello che si incontra risulta inutilizzabile in quanto l’anello è ripiegato nella fessura), dopo questo che è il tratto “chiave” la via si appoggia decisamente e con altri due tiri si esce sull’anticima del Corno Grande incontrando sulla destra gli spit dell’ultima sosta di un itinerario della parete Est.

Non rimane che percorrere le poche decine di metri che vi separano dalla croce di vetta e scendere a valle scegliendo fra la Direttissima (opzione più veloce), la cresta Ovest (opzione più panoramica) oppure la normale.

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Pietra Rotonda

L'inizio del sentiero partendo dal versante di Farindola

Pur non ricandendo propriamente all’interno della Valle Siciliana, questa falesia è molto frequentata dai praticanti della zona. Mèta tipicamente estiva, si trova a mille metri di quota nel fresco di una faggeta sulle pendici del Monte Coppe nei pressi di Rigopiano.

Accesso
Pietra Rotonda è raggiungibile in due modi:
1) Per chi proviene dalla Valle Siciliana conviene seguire la strada che da Castelli prosegue verso Rigopiano, poco dopo il bivio per Arsita e prima di un’evidente strettoia dovuta ad una frana si incontra sulla sinistra una sterrata che si inoltra nel bosco. Parcheggiata l’auto ci si incammina seguendo a lungo la sterrata immersi nella frescura della faggeta, giunti poco oltre il Colle dei Cavatori si seguono dei radi segni nel bosco che scendono fra gli alberi fino ad arrivare all’evidente Pietra Rotonda. Questa opzione richiede poco meno di un’ora di cammino per arrivare alla falesia.
2) Per chi proviene dall’Aquila conviene seguire la strada per Castel del Monte e Vado di Sole. Giunti al bivio per Rigopiano si prosegue in discesa verso Farindola per un paio di chilometri fino ad incontrare nei pressi di una curva a destra una sterrata che si inoltra verso sinistra. Dopo qualche chilometro la sterrata diviene asfaltata, invece di proseguire in discesa sull’asfalto si svolta a sinistra percorrendo in salita un’altra sterrata che conduce nei pressi di un agriturismo. Poco prima di giungere a quest’ultimo si svolta a sinistra su una carrareccia in salita e si parcheggia.
Ci si incammina inoltrandosi verso destra oltrepassando una recinzione in filo spinato, si attraversa una prima radura e si prosegue sull’evidente sentiero fino ad entrare nella faggeta. A questo punto si comincia a salire in obliquo fra gli alberi seguendo degli evidenti triangoli gialli fino ad arrivare sotto alla falesia. Questa opzione richiede 20 minuti di cammino circa.

Caratteristiche
La roccia è quella classica del Gran Sasso, con predilezione di placche tecniche sulle quali spalmare le scarpette alla ricerca della massima aderenza. Non mancano singoli tratti un pochino più strapiombanti sormontati da buchi. La chiodatura realizzata da Carlo Assogna è ottima e la lunghezza media delle vie quasi sempre ben oltre i 20 metri.
La quota e l’ombra costante degli alberi nella parte bassa delle vie ne fanno una meta ideale nelle giornate estive ed in quelle più calde in primavera ed autunno.

N.B. A sinistra di “Arsita” ci sono altre due vie di IV° grado senza nome lunghe 28 metri circa. L’11 luglio 2010 la più sinistra delle due presentava poco prima del penultimo spit un enorme masso in bilico, conviene attendere che venga giù prima di ripetere la via.


Elenco non esaustivo delle vie.

Nome
via
Difficoltà Lunghezza
in metri
Protezioni
Arsita IV 28 12
Paola 5a 25 10
Castestelli 5b 28 10
Devuska 5b 28 11
Fusy
Bayon
5c 28 11
Placcatevi 5c 28 10
Incognita 6a+ 30 11
Api
cattive
5c 28 10
Shamagna 6c 26 9
Hatria 6b 23 8
Frutti
di bosco
6a 22 8
Ticinesi 6a 22 8
Taxi 6a 21 8
Fufi 6b+ 20 8
Duca 6a 20 8
Metamorfosi 6c 20 9
Passo
di danza
6b 20 8
Pinzare 6b 19 9
Diedro 5c 19 8

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Il Sasso di Pretara

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A due passi dalle case di  Pretara, piccola frazione di Isola del Gran Sasso, sull’argine del torrente Ruzzo c’è un grosso masso erratico. E’ uno di quei massi che ogni alpinista sogna di avere in giardino. Un blocco di calcare alto una quindicina di metri sul lato più elevato e 7-8 in quello più basso. Su di esso si concentrano una quindicina di vie di varia difficoltà distribuite su tre lati. Ci si va soprattutto d’estate, quando l’ombra degli alberi e il fresco del torrente assicurano un po’ di fresco praticamente per tutto il giorno. L’arrampicata è soprattutto di forza, abbondano gli strapiombi, caratteristica che rende il luogo ideale per allenare la resistenza fisica.

Di seguito un elenco delle principali vie che solcano la struttura che fino a qualche tempo fa era conosciuta soprattutto fra i pochi arrampicatori della Valle Siciliana. Ultimamente, anche a causa della chiusura della Rocca dei Borboni a Civitella del Tronto, l’afflusso da fuori zona si è fatto più numeroso.

Nome via Difficoltà Lunghezza in metri Protezioni
Lo sforzo sia con voi 6a 8 5
La sud del camicia 7a+ 10 5
Pino la rana 6b 10 5
El topo 6a+ 15 5
El ghiro 5c 15 5
Linus 5c+ 10 5
Shwis 5c 10 5
Emmentaler 5b 10 5
Groviera 6a+ 10 5
Cross 6a 8 4
Monodito 5c 8 4
Nino 5a 8 4
Facile IV° 6 3
Dedicata a Paolo 6a 6 3
Sveltina 6a+ 6 3
Manolo non ci sale 6c 6 3
Aspis 6a 6 3

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