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Trail dei Parchi

Pronti a partire da Rocca di Mezzo

Dopo anni di pedalate più o meno lunghe, più o meno ripide, più o meno selvagge ma che si esaurivano quasi sempre in giornata è stato quasi naturale cominciare a spingere i nostri orizzonti verso giri di più giorni.
Così è stato a inizio settembre con il Francigena Trail (ne parleremo in separata sede) e anche il 2, 3 e 4 ottobre scorsi quando abbiamo percorso il Trail dei Parchi che quest’anno ha visto la sua seconda edizione. Potevamo scegliere fra tre percorsi, un corto da 135 km per 3.600 di dislivello, un medio da 185 km per 4.400 metri di dislivello e un lungo da 230 km per 5.400 metri di dislivello. Noi abbiamo pensato di provare il lungo dividendolo in tre giorni. Uso il termine provare perché su distanze così, e soprattutto su un territorio così pieno di salite e discese molto sconnesse su sterrati ingombri ovunque di pietre, si sa come si parte ma non si sa assolutamente come e quando si arriva.

Salendo ai Piani di Pezza

Il tragitto prometteva comunque di essere davvero interessante. L’Abruzzo, infatti, è l’unica regione italiana ad avere sul suo territorio ben tre parchi nazionali (Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, Parco Nazionale della Maiella e Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga) oltre a numerosi altri parchi regionali fra i quali il Parco Naturale Regionale Sirente Velino dal quale siamo partiti e dove abbiamo terminato i nostri tre giorni di pedalata.

Fa freschetto

Ma andiamo con ordine. La mattina del 2 ottobre, di buon ora come si conviene a dei trailer seri (o pseudo tali, non incensiamoci troppo), siamo partiti da Rocca di Mezzo per affrontare subito una prima salitella su asfalto che ci ha depositato nel solitario e ameno altipiano dei Piani di Pezza a 1.500 metri di quota. Il freschetto che sentivamo alla partenza in paese lascia il posto a un freddo pungente e deciso. Sull’altipiano la temperatura è vicina allo zero e siamo lieti di esserci coperti abbondantemente senza spogliarci in salita in modo da poter ammirare lo scenario che ci circonda senza patire troppo.

Vista sull’altipiano di Pezza

Attraversato l’altipiano una veloce discesa su una pietrosa sterrata ci conduce nei pressi di Ovindoli. Le pietre saranno d’ora in poi una costante che ci accompagnerà su tutti i tratti non asfaltati del percorso. Le sterrate abruzzesi, infatti, svolgendosi prevalentemente in quota sono molto diverse dagli sterrati toscani o umbri dove una breccia più fina e meno accentuata rende i percorsi adatti anche alle bici Gravel. Qui da noi, invece, il pietrisco è più accentuato e occorrono copertoni più generosi per pedalare con un minimo di comodità, non a caso gli organizzatori hanno comunicato che la Mountain Bike è la bici più indicata per queste percorrenze.

Lasciato l’abitato di Ovindoli sulla nostra destra imbocchiamo la sterrata che risale la sinistra orografica della Val d’Arano e che con pendenze mai troppo accentuate permette di raggiungere la zona dei Prati Santa Maria, un’ampia zona di pascolo situata a ridosso della vetta del Monte Sirente. La vista quassù è notevole, questa d’altronde sarà la costante di tutto il Trail, la fatica di ogni salita verrà ripagata dall’apertura su scenari meravigliosi. Dopo una doverosa sosta contemplativa iniziamo la lunga e pietrosa discesa sulle case di Aielli e successivamente arriviamo a Collarmele dove celebriamo con una sosta caffè al bar del paese il superamento della nostra prima asperità.

La lunga discesa sulla conca del Fucino

Dopo Collarmele una serie di stradine sterrate fra campi aperti ci permettono di attraversare la parte settentrionale dell’immensa conca del Fucino. Costeggiamo un grosso parco eolico in una zona decisamente brulla fra ampi declivi destinati al pascolo e pochi sparuti alberi. La natura del luogo ci fa comprendere quanto il vento sia una costante della zona, per nostra fortuna oggi il tempo è abbastanza clemente sia per quanto concerne l’apporto eolico che quello solare, il cielo coperto e la temperatura mite agevolano la pedalata e in breve tempo arriviamo ad attraversare lo sperduto paesino di Carrito di Ortona.

Olmo di Bobbi

Qui comincia la seconda lunga salita di giornata. L’inizio è su un sentiero a mezzacosta sulle pendici della dorsale che separa la Marsica dalla Valle Peligna. Dopo un po’ ci ritroviamo su una comoda strada asfaltata che ci permette di guadagnare velocemente il valico di Olmo di Bobbi. ll tempo di coprirci per affrontare la discesa e comincia a pioviccicare. Una pioggerella fina ci accompagnerà per tutta la delicata e tecnica discesa su pietroni che ci porta a Cocullo dove immaginavamo di poter fare una lauta sosta pranzo. Il paese invece è letteralmente deserto, non c’è anima viva per strada, non c’è in giro nemmeno qualcuno a cui chiedere una indicazione per un bar, così decidiamo di proseguire, scelta che si rivelerà azzeccatissima visto che nel successivo paesino di Casale troviamo un alimentari aperto dove una gentile signora ci prepara ben due panini a testa a base di prosciutto e cacio locale.

In piazza a Sulmona

Nel frattempo ha anche smesso di piovere e così possiamo proseguire più agevolmente la discesa che ci porta prima ad Anversa degli Abruzzi e poi più ripidamente fino al fondo delle gole del Sagittario. Il tratto lungo il fiume è entusiasmante fra sterrate e qualche tratto di asfalto in un contesto naturalistico unico. Nei pressi dell’abitato di Bugnara usciamo dal lungo fiume e con un breve e veloce tratto di asfalto su strada secondaria entriamo a Sulmona. La cittadina meriterebbe una visita a sé, tante sono le bellezze che custodisce, noi ci siamo limitati a una sosta in gelateria davanti alla piazza principale con i resti dell’antico acquedotto medioevale costruito dagli Svevi alla fine del 1.200.

Le acque termali di Popoli

Usciamo da Sulmona percorrendo un breve tratto di asfalto per riprendere però presto a pedalare lungo il Sagittario. Una serie di sterrati in piano lungo il fiume ci conducono a Popoli dove inizia l’ultima salita di questa prima giornata. Inizialmente risaliamo la montagna sulla strada asfaltata che percorre le c.d. “svolte di Popoli” famose anche per una gara automobilistica che si svolge qui ogni anno. Dopo qualche chilometro lasciamo i tornanti asfaltati per prendere a destra una evidente sterrata che dopo una breve salita e una delicata discesa ci deposita nell’abitato di Bussi sul Tirino.

A Bussi pernottiamo comodamente all’ostello situato in mezzo al paese sulle sponde del fiume Tirino. Una bella doccia, un’ottima cena in uno dei ristoranti della zona e si va a nanna.

Partenza da Bussi
In salita sopra alla Valle del Tirino

Il secondo giorno del nostro viaggio nei parchi abruzzesi ci propone dopo qualche chilometro in pianura sulle sponde dell’oasi naturalistica del fiume Tirino una lunghissima salita. In 17 chilometri passiamo dai 300 metri di quota del fondovalle agli oltre 1.400 nei pressi di Castel del Monte. La salita è per gran parte su comodo asfalto con pendenze mai eccessive e ben pedalabili. Superato il paese di Villa Santa Lucia degli Abruzzi dopo un po’ si imbocca a destra una sterrata ben battuta che però non percorriamo nella sua interezza. In corrispondenza di un tornante a destra si prende un sentierino inizialmente poco evidente ma ben segnalato. La salita qui si fa ripida e mettere il piede a terra è pressoché inevitabile. Spingiamo a mano le nostre bici sbuffando e sudando copiosamente ma una volta in cima la vista sul Monte Bolza ci ripaga di tanta fatica.

Salendo verso Castel del Monte

Non resta che scendere a Castel del Monte, dove nonostante non sia ancora arrivata l’ora di pranzo decidiamo di rifocillarci per reintegrare la faticaccia appena conclusa. Un bel panino ed una bibita seduti all’ombra in piazza ce li siamo proprio meritati. Il paese è pieno di gente che fa lo struscio con i vestiti della domenica mentre noi ce ne stiamo comodamente seduti al tavolino del bar sudati e impolverati. Qualcuno passando ci guarda un po’ strano mentre ridiamo e scherziamo commentando le fatiche fatte e quelle che ci aspettano. D’altronde la vita del cicloviaggiatore è un po’ questa, siamo persone animate da una continua curiosità verso ciò che il territorio ci sta per proporre, per farlo occorre positività e grande spirito di adattamento consapevoli che è più facile cambiare la nostra attitudine che spianare una salita.

A Castel del Monte anche le nostre bici riposano un po’ all’ombra

Dopo la pausa rigenerante usciamo dal paese con una velocissima discesa su asfalto in direzione Rocca Calascio. La Rocca in realtà ci osservava fin dall’inizio della giornata mentre pedalavamo sul fondo della valle del Tirino. Il colle sul quale è situata domina strategicamente tutta la zona. Dopo una piccola digressione su sterrato fra i pascoli affrontiamo il tratto terminale della salita che si fa man mano sempre più ripida culminando nei pressi della chiesa di Santa Maria della Pietà. Il luogo che raggiungiamo è davvero unico, non a caso è stato scelto come set per il famoso film Lady Hawke. Un piccolo tratto da fare a piedi porta nei pressi del castello dove la vista spazia da L’Aquila alle vicine vette del Gran Sasso. Appena sotto di noi la chiesa dove siamo arrivati con le bici dietro alla quale si staglia l’imponente mole del Corno Grande. E’ inevitabile un’ennesima lunga sosta per nutrire i nostri occhi di tanta impagabile bellezza.

La Rocca di Calascio

Scendiamo da Rocca Calascio su una carrareccia che si inoltra in una delle tante vallette fra i pascoli dell’altipiano di Campo Imperatore per dirigerci verso Santo Stefano di Sessanio, abitato che lambiamo transitando nei pressi del laghetto ai piedi del paese. Proseguiamo su una serie di saliscendi su carrarecce fino a scendere a Barisciano dove decidiamo di trascorrere la nostra seconda notte di viaggio.

Vista da Rocca Calascio su Santa Maria della Pietà, sullo sfondo la mole del Corno Grande

Dormiamo Da Sciurì Casa Vacanze Barisciano dove con prezzo modico abbiamo a disposizione un intero appartamento nella parte più antica del paese. Non solo, Francesco il gestore, si rivela davvero un ospite gentile e disponibilissimo. Ci ha persino accompagnato in macchina al vicino paese di Poggio Picenze dove abbiamo cenato! Chi si reca in zona non può mancare di fare sosta qui.

Dopo Barisciano nell’ampia valle dell’Aterno

Siamo così arrivati all’ultimo giorno del nostro trail. Risaliamo in sella e per la seconda mattina di fila rimpiangiamo di non esserci portati dietro fra le tante cose un tubetto di Pasta di Fissan per alleviare il bruciore al cosiddetto sottosella. Questo della Pasta di Fissan è in realtà un argomento che ha iniziato a circolare nelle nostre chiacchierate già da ieri, ma ieri era domenica e le farmacie erano chiuse (ma poi quali farmacie potevamo trovare in mezzo al Gran Sasso?) e oggi è lunedì mattina presto e l’unica farmacia di Barisciano è ovviamente ancora chiusa. Le nostre chiappe dovranno aspettare. Lasciamo il paese per scendere sull’ampia valle dell’Aterno. Una serie di sterrati fra i campi ci conducono alle rovine romane di Peltuinum, antica città edificata dai Vestini nel primo secolo a.c.. Il luogo è isolato e aperto sui campi circostanti e nel silenzio ammiriamo le tante belle montagne che ci circondano. Dopo la sosta con foto di rito ci dirigiamo sul paese di Tussio dal quale intraprendiamo una bella salita inizialmente su asfalto e poi su ripido sterrato nel bosco che ci porta al castello di Bominaco. Inutile dirvi che anche qui il luogo e la vista sono fantastici, mi rendo conto di averlo detto già tante volte ma d’altronde la costante di questo Trail sono le salite, le pietre quando si lascia l’asfalto e i luoghi spettacolari che si attraversano.

Arrivo a Peltuinum

Dal castello di Bominaco scendiamo un po’ su asfalto secondario per risalire brevemente fra i boschi della zona. Un’ultima veloce discesa ci conduce al paese di Fontecchio. Qui un negozio di alimentari si rivela una preziosa risorsa di cui approfittiamo per farci fare un bello sfilatino riempito di abbondante prosciutto e cacio locale. Mettiamo il tutto in tasca e proseguiamo in discesa fino al fondo della valle dell’Aterno.

Il Castello di Bominaco

Attraversato il fiume, comincia la salita della giornata. In realtà dovrei usare le maiuscole e chiamarla LA SALITA o meglio la salita delle salite. Inizialmente le pendenze sono assolutamente accettabili e ben pedalabili, ma nei pressi di Goriano Valli si svolta a destra e la musica cambia completamente. Il fondo per fortuna rimane su bitume agevolando abbastanza la salita ma le pendenze sono proibitive al punto da farci mettere il piede a terra diverse volte. Un eloquente cartello recita quello che le nostre gambe già hanno modo di apprezzare. Siamo al terzo giorno di viaggio e le energie cominciano a scarseggiare, oltretutto non vediamo l’ora di arrivare in cima per gustarci l’agognato panino che ci portiamo dietro da Fontecchio.

Il tratto più duro per fortuna dura relativamente poco (circa un chilometro), poi la strada si lascia pedalare con una certa agevolezza. Siamo in una zona immersa nella macchia fra querce e lecci, non c’è anima viva e si ha davvero la sensazione di allontanarsi sempre più dalla “civiltà”. La salita si conclude infine sopra alla zona delle Pagliare di Tione con una vista mozzafiato sul vicino versante settentrionale del Monte Sirente. Il silenzio e la pace di questo luogo sono lo scenario migliore per addentare finalmente il nostro mega panino. Mangiamo in silenzio e nel frattempo cerchiamo di assorbire la magia di questo posto.

Digerito il panino, scendiamo sulle Pagliare di Tione dove a ridosso di questo paese fantasma ci aspetta Roberto, l’organizzatore del trail. In questi giorni lo abbiamo incrociato spesso negli angoli più suggestivi del percorso con la sua apparecchiatura fotografica mentre fotografava il nostro passaggio. In questo luogo sperduto ci offre una bibita fresca e del caffè che ci appaiono le cose più buone del mondo.

Il versante settentrionale del Monte Sirente

Dalle Pagliare e fino al paese di Terranera il percorso è quasi pianeggiante, alcuni strappetti però si fanno sentire sulle gambe dopo tre giorni di pedalate. Ma la fatica piano piano lascia il posto a una crescente soddisfazione man mano che ci avviciniamo al traguardo. Sul breve tratto di ciclabile che conduce a Rocca di Mezzo l’entusiasmo prende il sopravvento su ogni altra sensazione. Dimentichiamo la fatica, le salite e tutti gli sforzi fatti. Ci rimangono negli occhi solo i tanti scorci meravigliosi che abbiamo ammirato. Una bella bottiglia magnum di prosecco che abbiamo predisposto prima di partire ci aspetta per festeggiare degnamente il nostro arrivo.

Arrivati

Oltre ai miei compagni di viaggio, Roberto, Paolo e Ruggero, ringrazio Roberto Zoffoli, Alfonso Voto, Marco Scarabello e Matteo Russo per il grande impegno e la cura che hanno messo nel creare questo itinerario, unico, duro, entusiasmante e soprattutto bellissimo da ogni punto di vista. Aggiungo che questo evento ha contribuito alla raccolta fondi per Parent Project l’associazione che riunisce pazienti e genitori di figli afflitti dalla distrofia muscolare di Duchenne e Becker.
Ci vediamo l’anno prossimo! Seguite gli aggiornamenti sul sito Trail dei Parchi

I confini orografici della Valle Siciliana del Gran Sasso sono abbastanza semplici da comprendere. Da una parte c’è la catena del Gran Sasso individuata dal largo anfiteatro che va dal Montagnone al Monte Camicia passando ovviamente per i due Corni (Grande e Piccolo) e una lunga sequenza di diverse altre cime.

Più a valle i confini di questo anfiteatro sono individuati dalla lunga sequenza di colline che da sopra Tossicia vanno verso Ponte Vomano da una parte (sinistra orografica) e da quelle che sopra a Castelli scendono verso Basciano dall’altra (destra orografica). Entrambi i confini orografici così individuati sono due canali di gronda naturali ed il loro sottosuolo è percorso dalle condotte degli acquedotti che alimentano l’immensa rete dell’acquedotto del Ruzzo. Va da sé che le strade che ne percorrono la cresta sono spesso inframezzate da fontane.

Salendo verso Basciano

Fatta questa doverosa premessa si intuisce la razionalità di un itinerario che percorre la sommità dei due rami confinali orografici unendosi nell’alta valle grazie alle strade che attraversano diversi paesi ricchi di scorci magnifici e di bellezze architettoniche e artistiche. Il giro viene qui descritto in senso orario, ma nulla vieta di effettuarlo in senso antiorario.

Si parte dal casello autostradale di Colledara dell’A24 facilmente raggiungibile da ovunque, nei cui pressi ci sono numerose possibilità di posteggio. Dal casello ci si dirige verso Ornano e da qui una rapida discesa ci conduce su Tossicia. Da Tossicia si risale al bivio di Chiarino dove si svolta a destra e si comincia a seguire alcuni saliscendi panoramici fra le colline. A destra si apre la vista sull’intera Valle Siciliana e sulla catena del Gran Sasso mente a sinistra in basso si vede l’abitato di Montorio al Vomano con i Monti della Laga a far da sfondo e poco più in là i Monti Gemelli.

Dopo Tossicia la vista spazia verso i Monti della Laga

Un ultimo tratto in discesa più ripida ci porta velocemente sulla strada statale 150 che seguiamo verso Val Vomano. Arrivati alla frazione di Zampitti i più timorosi potranno proseguire sul fondo valle fino a Villa Vomano da dove seguiranno le indicazioni per Basciano, noi svoltiamo invece subito a destra inoltrandoci su una magnifica salita che in 3 km con alcuni tratti più ripidi conduce in breve al paese di Basciano. Arrivati alle prime case si svolta a destra sulla strada che sale da Villa Vomano e si prosegue su pendenze adesso molto più morbide seguendo le indicazioni per Bisenti. Fra ampi e magnifici scorci sul panettone del Corno Grande che domina su tutta la valle si arriva a Pilone e poco dopo si svolta a destra seguendo le indicazioni per Castelli.

La strada ora percorre la sequenza di colline che salgono fin sotto all’imponente parete nord del Monte Camicia. La strada sembra fare un viaggio nel passato, fra piccoli borghi e poche case isolate. Le ampie vedute sia a sinistra verso le colline ed il mare Adriatico e a destra sull’intera catena del Gran Sasso sono un invito a perdersi nei pensieri e a pedalare in armonia con se stessi e la natura circostante. La salita è lunga (24 km) ma mai eccessivamente ripida con anche alcuni brevi tratti in discesa. Si arriva così al bivio per Rigopiano nei cui pressi è situata l’ennesima fresca e benvenuta fontanella.

L’abitato di Castelli e il Corno Grande

Ci si copre e si scende sulla strada che veloce e ripida conduce a al borgo di Castelli. Poco prima di entrare in paese consiglio senz’altro di fare una breve deviazione sulla destra a San Donato. Una piccola chiesetta in pietra cela al suo interno un meraviglioso soffitto adornato di piastrelle in ceramica. La Sistina della maiolica, come viene chiamata con giusto orgoglio dagli abitanti della zona.

A Castelli

D’altronde a Castelli le opere in ceramica sono di casa dal 12 secolo e sono esposte in molti celebri musei nel mondo fra i quali l’Hermitage di San Pietroburgo.

Superata Castelli avete 3 opzioni: la più semplice consiste nello precorrere tutta la strada che scende a valle fino a San Giovanni ad Insulam (e visitare la magnifica chiesa romanica dell’XI secolo ivi situata) per proseguire su Isola del Gran Sasso. Una soluzione un pochino meno facile invece prevede di arrivare ad Isola attraversando i paesi di Villa Rossi e San Massimo. La terza soluzione per i più allenati invece prevede la risalita della ripida stradina in parte brecciata che sale al Lago di Pagliara in cima alla quale si gode un magnifico panorama sui vicini monti Camicia a Prena. Ci si copre e si scende fra gli alberi a Pretara e successivamente si arriva a Isola del Gran Sasso.

Salendo al lago di Pagliara, Castelli ed il Monte Camicia
In salita, sullo sfondo il Corno Grande

Da Isola in 7 km di comoda salita si arriva al punto di partenza ma se avete le gambe consiglio senz’altro di salire a Casale San Nicola per ammirare da vicino l’immenso panettone del Corno Grande che con oltre duemila e cinquecento metri incombe sull’abitato del paese e la vicina uscita del traforo autostradale.

Da Casale invece di rientrare su Isola, scesi a Fano a Corno si svolta a sinistra e si sale verso Cerchiara, paese situato fra gli incombenti pilastri autostradali, da dove si prosegue fino a Forca di Valle meta dell’ultima salita di giornata. Da Forca in breve si scende su Ornano e così al punto di partenza del nostro giro.

Scendendo da Forca di Valle nelle giornate più limpide si scorge il vicino mare Adriatico

Giro che si presta a essere percorso un po’ con tutte le bici. Tuttavia per alcuni tratti di asfalto non proprio ottimale e qualche breve tratto sterrato consiglio l’utilizzo di copertoncini di tipo gravel.

Dati tecnici approssimativi:

Totale Km: 80 circa

Dislivello: 2.100 m

Difficoltà: pur non avendo salite particolarmente difficili, il giro completo a causa della sua lunghezza si presta ad essere percorso da ciclisti allenati. Non mancano però le possibilità per abbreviarlo.

File GPX

Fra Fiumicino e Maccarese

La ciclabile romana che unisce Roma a Fiumicino si presta a ottime variazioni sul tema principale (l’argine del Tevere). Quindi una volta usciti da Roma, superato il ponte di Mezzocammino del Grande Raccordo Anulare (GRA) ci si dirige come consueto verso ponte Galeria.

L’agro romano uscendo da Roma

Qui giunti invece di proseguire sull’argine si percorre brevemente Via della Muratella per svoltare però quasi subito a destra su Via di Castel Malnome. La strada diventa immediatamente sterrata, parliamo di uno sterrato molto ben battuto equivalente a quello dell’argine del Tevere per intenderci, quindi ben percorribile con bici Gravel e similari. Anzi, direi che questo percorso ben si presta soprattutto a essere percorso con biciclette di questa tipologia.

Nei pressi di Monte Carnevale

Si superano le rimesse dell’AMA prospicienti la zona di Malagrotta e si passa dietro alle raffinerie per salire su via di Monte Carnevale. La strada qui è asfaltata ma con traffico davvero scarsissimo se non inesistente. Due veloci discese conducono nei pressi dell’autostrada per Civitavecchia, appena prima di passarci sotto si svolta a destra su una sterrata che fra campi e eucalipti ci porta al cimitero di Maccarese. Qui si svolta a sinistra (a destra si entra nella tenuta di Castel di Guido ma ne parleremo un’altra volta) e in breve si arriva nel centro abitato di Maccarese.

La foce del Tevere

Un po’ di asfalto con prospiciente ciclabile ci porta al campo sportivo nei cui pressi si imbocca l’ennesima sterrata, Via dei Collettori, che con lungo percorso pianeggiante fra i campi ci porta nei pressi dell’aeroporto di Fiumicino. Arrivati all’incrocio con Via delle idrovore di Fiumicino si svolta a destra e con un breve tratto di asfalto si giunge sulla ciclabile Fiumicino – Focene che si percorre fin dentro l’abitato di Fiumicino. Bar, ristoranti, cartocci di fritture di pesce e una immancabile visita al pontile alla foce del Tevere col mare sono il preludio per il rientro verso Roma.

W la bici!

Non resta che dirigersi sulla Portuense verso il cimitero e da qui imboccare la ciclabile ben segnata che lungo l’argine destro orografico del fiume ci riporta al ponte di Mezzocammino.

Dati tecnici approssimativi:
Totale Km: 67 circa (dal Ponte di Mezzocammino)
Dislivello: praticamente inesistente, circa 100 metri in tutto
Difficoltà: nessuna difficoltà

File GPX

Monte Cavo da Roma

Ogni MTBiker vorrebbe partire da casa e poter pedalare subito su sterrati e sentieri, ma spesso chi vive in città si ritrova a dover caricare la bici in macchina e fare un po’ di chilometri prima di iniziare a pedalare. Noi romani siamo abbastanza fortunati, i Catelli Romani, i Monti della Tolfa e l’Appennino in genere non sono distanti da casa. In alcuni casi anche abbastanza vicini da riuscire a partire da casa senza patire per troppo tempo sull’asfalto.

In particolare chi abita nel quadrante meridionale della capitale può sfruttare la meravigliosa Appia antica per uscire dalla cerchia urbana e arrivare a Frattocchie, ai piedi dei Castelli Romani. Da Porta Latina e la chiesa del Quo Vadis a Frattocchie sono una decina di km da pedalare su sampietrini e/o basolato romano oppure, tenendosi a bordo carreggiata, su sterrato ben battuto.

Monte Cavo e Lago di Castelgandolfo

Il tratto “antico” dell’Appia termina a Frattocchie (ottima fontanella per abbeverarsi) dove si attraversa l’Appia per imboccare Via Costa Rotonda e poi subito dopo si svolta a destra per salire su Via Castagnole e Via dei Glicini, qui volendo si può attraversare il tunnel e arrivare al Lago. Mantenendosi in salita si arriva in breve all’abitato di Castelgandolfo (altra fontanella) per continuare in salita verso il ristorante “Fratte Ignoranti” dove si lascia l’asfalto per entrare su uno sterrato che corre a mezzacosta nel bosco con bei scorci sul sottostante Lago. Un breve tratto roccioso da percorrere a piedi precede il sottopasso della via dei Laghi.

Qui conviene attraversare la carreggiata e imboccare un sentierino situato alle spalle del bar “La Baita”. Il sentiero nel bosco in breve ci conduce alla vicina “Via Sacra” riconoscibile per il basolato romano che la contraddistingue. La si risale tutta fino al suo termine da dove con poche decine di metri di strada asfaltata si perviene al piazzale della cima di Monte Cavo popolato di varie antenne.

Il grande piazzale in cima a Monte Cavo

Non resta che scendere per uno dei numerosi sentierini tecnici della zona. I meno preparati tecnicamente potranno optare per la strada asfaltata che conduce in breve alla grande rotonda della via dei Laghi (questa opzione può essere usata anche in salita).

Dalla rotonda non resta che percorrere al contrario il tragitto effettuato all’andata fino a Frattocchie e da lì l’Appia antica ci ricondurrà dentro Roma.

Castelgandolfo con Lago omonimo

Dati tecnici approssimativi:
Totale Km: 70 circa (dipenda da quale zona di Roma si parte)
Dislivello: 1.200
Difficoltà: da MC a BC (dipende dalla discesa che si sceglie di percorrere dalla cima di Monte Cavo)

File GPX

L'isola del Giglio vista dalla cima dell'Argentario

L’isola del Giglio vista dalla cima dell’Argentario

L’Argentario, immerso nel pieno del Mar Tirreno, gode di un clima abbastanza mite praticamente tutto l’anno, e la zona centrale di questa che può essere considerata una vera e propria isola, è ricca di stradine sterrate e sentierini. Il posto ideale per andare in Mountain Bike in tutte le stagioni.

Dopo avervi già descritto su questo sito un giro ad anello, vi propongo stavolta qualcosa di un po’ più impegnativo. Diverse salite e discese vi lasceranno letteralmente senza fiato per l’impegno fisico e il divertimento. Si parte dalla zona di Terrarossa situata in fondo al lungo rettilineo che taglia la laguna e unisce l’abitato di Orbetello all’Argentario (un comodo spiazzo permette di parcheggiare agevolmente). Si imbocca la strada asfaltata che si inoltra verso la montagna (Via Acquedotto Leopoldino). Superato il Golf Club, la strada diviene sterrata e si inoltra in leggera salita all’interno della rigogliosa macchia mediterranea.

Orbetello ed il tombolo della Feniglia

Orbetello ed il tombolo della Feniglia

Ad un primo bivio si tiene la sinistra e a quello successivo la destra, si passa accanto ai resti dell’antico acquedotto mimetizzati fra gli alberi e con un ultima ripida rampa si arriva sulla strada asfaltata che dopo poche decine di metri conduce a sinistra al Convento dei Padri Passionisti. Una breve pausa alla terrazza panoramica accanto al Convento e si continua a salire su asfalto poche centinaia di metri per andare imboccare a sinistra una evidente strada brecciata. La strada sale a lungo a mezzacosta sui fianchi nord orientali dell’Argentario finchè una ripida rampa cementata conduce alla zona della Nunziata dove si svolta a destra percorrendo gli ultimi metri della stradina che sale da Porto Ercole.

In cima...

In cima…

Giunti al cancello della Nunziata termina l’asfalto e la strada piega a sinistra divenendo sterrata, qui occorre prestare attenzione per andare a imboccare un sentierino sulla destra situato appena dopo il cancello (andando dritti sulla sterrata si arriverebbe nella zona sommitale del Telegrafo contrassegnata da diverse antenne militari recintate). Il sentierino che si inoltra nella macchia è sempre ben pedalabile e sale a mezzacosta fra i lecci fino a sbucare nei pressi della strada asfaltata che sale alla cima dell’Argentario. Qui una breve discesa conduce nella zona di Poggio Tondo dove si attraversa l’asfalto per imboccare una sterrata in corrispondenza di una sbarra.

Poche decine di metri in salita conducono all’inizio di una entusiasmante discesa, La Madonnina, che inizia su terreno aperto (bella la vista dell’Isola del Giglio sullo sfondo) e poi all’interno del bosco. Una volta fra gli alberi, giunti ad un bivio si svolta a sinistra (si seguono le indicazioni di un cartello con scritta “Madonnina”) e si prosegue in discesa fra rampette e canaloni fino a uscire su una strada brecciata dove si svolta a destra per raggiungere in breve tempo un bivio nei pressi dell’azienda agricola Case dell’Olmo. Qui si svolta a destra su una strada brecciata in salita e al successivo bivio si scende a sinistra su una veloce brecciata che con alcuni ripide picchiate ci deposita nella zona della cala del Pozzarello.

Laguna di Orbetello e tombolo della Giannella

Laguna di Orbetello e tombolo della Giannella

Al termine della discesa si svolta a sinistra a percorrere per poche centinaia di metri la strada asfaltata in direzione di Porto Santo Stefano. Arrivati nei pressi di Via Forconata si svolta a sinistra e la si risale tutta. L’asfalto a un certo punto lascia spazio allo sterrato e la stradina si restringe fino a divenire un sentiero che corre a mezzacosta sopra alle case. Il sentiero confluisce in una strada sterrata che si segue verso sinistra in salita. Tratti di asfalto si alternano ad altri in sterrato e salendo si ritorna nella zona dell’azienda agricola Case dell’Olmo. Ora si scende a destra e superata l’uscita della discesa della Madonnina si continua sulla sterrata verso Sud-Ovest. Non si abbandona mai la strada sterrata. Una ripida discesa in cemento porta nei pressi del circolo tennistico delle Cannelle che si lascia sulla destra per continuare a mezzacosta. La vista si apre verso la vicina isola di Giannutri e la scogliera sottostante alla strada. Dopo una ripida discesa si perviene nella zona dell’albergo Il Pellicano dove una ripida rampa di asfalto in salita permette di guadagnare la discesa su Porto Ercole.

Verso Porto Ercole

Verso Porto Ercole

Prima di entrare in paese si svola a sinistra su asfalto e poco dopo si va ancora a sinistra a prendere una stradina sterrata che presto diventa sentierino che si inoltra nella macchia. Si transita vicino a una villa e successivamente si perviene a una strada asfaltata che sale da Porto Ercole. Si va a sinistra in decisa salita fra gli alberi fino a tornare alla zona della Nunziata dove non resta che svoltare a destra e percorrere il tratto fatto all’andata versdo il Convento e Terrarossa.

Dati tecnici:
Totale Km: 48
Dislivello: 1.400
Difficoltà: MC
Clicca per scaricare la traccia (file GPX)

I tre altopiani

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Ultimi metri di pedalata prima di arrivare al Passo del Morretano

Giro entusiasmante, chilometricamente lungo, con un buon dislivello e su fondo tecnicamente impegnativo sia in salita che in discesa. Lo abbiamo provato a fine luglio 2016 e ci è sembrato talmente bello da ritenere che in futuro possa diventare una grande classica del MTBiking nel centro Italia.

Come noterete il giro forma sulla carta un bell’otto, volendo questo rende i due cerchi due itinerari indipendenti e percorribili separatamente.

Arrivati al casello di Tornimparte conviene scendere con la macchina poche centinaia di metri verso valle per parcheggiare ad uno slargo sulla sinistra della carreggiata (cartello nei pressi con indicazioni per la Grotta di Vaccamorta). Si inizia pedalando in salita lungo la strada asfaltata che sale verso l’altopiano di Campo Felice, nei pressi del quinto km si incontra una lunga curva verso destra dove si abbandona la strada asfaltata per andare a prendere sulla sinistra una sterrata. Si scende sulla rampa poche decine di metri per girare subito a destra e passare sotto all’asfaltata che si è appena lasciato.
Ora si prosegue a lungo a mezzacosta con bella vista sulla destra verso i vicini pendii del Monte Cava mentre sullo sfondo si comincia a delineare la sagoma della Montagna di Sevice e le cime principali del Velino.

Passo del Morretano

Passo del Morretano

Si transita accanto a due fontanili e poco dopo si arriva nei pressi di un primo bivio dove si va a sinistra, poco dopo se ne incontra un altro fra i faggi dove si devia a destra in salita. Ora si sale nella bellissima faggeta della Valle del Morretano, qualche radura interrompe il fitto bosco. Mantenendosi sempre sulla carrareccia principale intorno ai 1.700 metri di quota si esce dal bosco in un punto in cui l’ampia valle comincia a restringersi su vaste praterie di alta quota. In breve si arriva all’evidente sella del Passo del Morretano dal quale si ammira una magnifica vista. Si scendono i sottostanti pendii per poi deviare verso destra con bella vista sulla rocciosa parete del Costone. Una evidente traccia sale tra i prati verso il rifugio Sebastiani.

Un paio di ripidi strappetti concludono la salita. Il rifugio, ottimamente gestito da anni dall’amica Eleonora Saggioro, è aperto nei mesi estivi e spesso anche nei fine settimana in inverno (per info http://www.rifugiovincenzosebastiani.it/info.html).

La parete del Costone ci accompagna mentre saliamo verso il rifugio Sebastiani

La parete del Costone ci accompagna mentre saliamo verso il rifugio Sebastiani

Rifocillati e riposati iniziamo a scendere sul sentiero verso i Piani di Pezza (nella parte iniziale occorrerà scendere di sella per qualche tratto ingombro di grossi massi). Il sentiero da percorrere in MTB è entusiasmante, tratti più tecnici si alternano a sezioni più scorrevoli. Arrivati sull’altipiano una comoda carrareccia permette un veloce attraversamento fino al Vado di Pezza dal quale un sentierino in discesa conduce all’altipiano delle Rocche nei pressi della ciclabile che collega Rovere a Rocca di Mezzo. Qui si svolta a sinistra e in breve si arriva fra le case di Rocca di Mezzo nei pressi di una rotonda con un bel fontanile dove potersi rifornire di acqua.
Non resta che proseguire sulla ciclabile che attraversa tutto il paese e continuare successivamente verso Rocca di Cambio. Arrivati sotto a quest’ultima località si svolta a sinistra a percorrere per poche centinaia di metri la strada per Campo Felice. Ben presto si incontrano a destra i segnali per Forca Miccia e si prende una stradina dal fondo cementato che sale ripidamente sui pendii del Monte Cagno. La strada si fa sempre più ripida man mano che si sale e qui sicuramente la stanchezza comincerà a farsi sentire. Il fondo nell’ultimo tratto nel bosco diventa sterrato e decisamente pietroso. Ma l’arrivo a Forca Miccia con la splendida vista sull’altipiano di Campo Felice ripagherà tanta fatica.

I piani di Pezza visti dal rifugio Sebastiani

I piani di Pezza visti dal rifugio Sebastiani

Una ripida discesa con un paio di tornanti su pietraie smosse permette di arrivare sulla piana sottostante dove si volta a destra su una evidente traccia che percorre l’altipiano. Si passa sotto ai pendii del vicino Monte Cefalone fino ad arrivare al caseificio nei pressi del bivio che a destra va verso Casamaina e Lucoli. Noi continuiamo a tenerci a sinistra sulla piana per dirigerci verso il Valico della Chiesola di Lucoli (i più stanchi possono eventualmente percorrere la strada asfaltata in questo tratto). Dal valico si scende sulla sterrata a sinistra, si passa davanti all’imbocco della Valle del Morretano dove si è transitati la mattina per proseguire sulla magnifica sterrata che con vari saliscendi si inoltra nella faggeta. Dopo qualche chilometro si arriva ad un bivio dove si lascia la traccia pianeggiante per scendere decisamente a destra su una carrareccia pietrosa che in breve tempo conduce al rifugio del Ceraso. Qui occorre tenersi a sinistra a prendere una breve risalita. Ora la discesa si fa sempre più ripida e su terreno sempre più sconnesso e ingombro di pietre smosse. La lunga discesa termina esattamente sul piazzale dove abbiamo lasciato l’auto.

Dati tecnici:
Totale Km: 61
Dislivello: 1.800
Difficoltà: OC
Clicca per scaricare la traccia (file GPX)

Piani di Pezza

Sui Piani di Pezza

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L’affaccio su Campo Felice arrivati a Forca Miccia

 

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La ripida e pietrosa discesa su Campo Felice da Forca Miccia

Traversata del Gran Sasso

GS2La traversata del Gran Sasso, da Fonte Cerreto a Isola del Gran Sasso è ormai una grande classica del MTBiking del centro Italia, sono tantissimi i MTBiker che l’affrontano almeno una volta durante la stagione estiva. Il motivo è semplice, con la strada asfaltata da Fonte Cerreto si pedala agevolmente in salita fino a Campo Imperatore, i paesaggi sono favolosi, i percorsi magnifici (esistono varie varianti) e il fresco nelle calde e assolate giornate di Luglio e Agosto è quasi sempre assicurato. Il traforo della A24 agevola non di poco il recupero delle auto (in 20 minuti si passa da un versante all’altro del massiccio…).

Qui descrivo la c.d. traversata principale attraverso la Val Maone, ma esiste una variante che da Monte Aquila scende a Casale San Nicola (in realtà ci sarebbe poi anche una variante estrema che passa per la vetta del Corno Grande, ma è davvero per pochi eletti…).

GS1Lasciata una vettura al paese di Isola del Gran Sasso (5 km dall’uscita Colledara-San Gabriele) si percorre la A24 fino all’uscita di Assergi per poi proseguire in breve al piazzale di Fonte Cerreto dove si parcheggia. Qui i più sfaticati possono salire ai 2.100 metri di Campo Imperatore usufruendo della funivia. Ma un Biker che si rispetti approccerà la salita con piglio sportivo pedalando sui 27 km di strada asfaltata che conducono all’ampio piazzale nei pressi dell’Albergo di Mussoliniana memoria. La strada sale con andatura abbastanza regolare e regala bellissimi scorci sul “piccolo Tibet d’Abruzzo”, l’altipiano di Campo Imperatore, ben 15 km di lunghezza.  Arrivati al termine della strada ci si dirige verso l’osservatorio a prendere il sentiero che sale verso il ben visibile rifugio Duca degli Abruzzi. In breve si perviene a un bivio nei pressi del quale si abbandona la traccia che a sinistra va verso il rifugio, per andare a destra a mezzacosta.

I più smaliziati riusciranno a percorrere gran parte del sentiero in sella e scenderanno per incollarsi la bici sulle spalle solo sulle ultime ripide rampette che portano ai 2.300 metri della Sella di Monte Aquila. Qui arrivati, la vista si apre sull’incombente versante meridionale del Corno Grande e sugli ampi declivi erbosi di Campo Pericoli lungo i quali si inizia a scendere. In breve si raggiunge il rifugio Garibaldi per poi proseguire su tracce di sentiero fino a entrare nella magnifica Val Maone. Alcuni tratti più tecnici obbligheranno qualcuno a mettere il piede a terra. Man mano che si scende all’interno della valle si ammireranno a sinistra i grandiosi pilastri di roccia del Pizzo Intermesoli mentre sulla destra i ripidi versanti del Corno Grande cedono il passo a quelli del Corno Piccolo.
Superato un breve tratto boscoso il sentiero diventa più percorribile fino a trasformarsi in una pietrosa carrareccia. Transitati nei pressi delle cascate di Rio Arno tre rampette in decisa salita conducono a un ultimo tratto di discesa nella faggeta che termina nei pressi del piazzale di Prati di Tivo. Qui, oltre ad avere la possibilità di riempire le borracce di acqua, c’è anche la possibilità di rifocillarsi in uno dei tanti locali.

GS4Dal piazzale dei Prati si imbocca la strada asfaltata (nell’ultimo tratto diventa sterrata…) che sale nella faggeta per circa 4 km fino a terminare all’ampia insellatura della Piana del Laghetto (1.650 metri di quota circa). Il luogo è anche conosciuto come “Il Balcone” per l’ampia vista che regala sulle sottostanti colline della Valle Siciliana, poco più lontano si scorge nettamente l’azzurro del mar Adriatico. Non resta che scendere. Inizialmente si segue l’ampia traccia di una vecchia strada sterrata che con alcuni ampi tornanti si fa largo fra i pendii erbosi. Giunti al rifugio D’Arcangelo, occorre prestare un po’ di attenzione per individuare una traccia di sentiero che si fa largo fra l’erba alta (il sentiero è segnato con alcuni paletti in legno). Ci si porta verso sinistra ad attraversare i ripidi pendii del Montagnone e successivamente un ultimo tratto di discesa più ripida conduce a una selletta a circa 1.200 metri di quota con bella vista sul paretone del Corno Grande.
Dalla selletta si imbocca a sinistra una ripida carrareccia ingombra di pietrisco. Questo tratto va affrontato con cautela, sia per il fondo molto sconnesso e ripido che per la stanchezza che inevitabilmente ora si farà sentire. In breve si arriva al paesino di Forca di Valle da dove si continuerà a scendere seguendo i segni CAI che si fanno largo fra le case. Arrivati in fondo al paese in prossimità di un tornante della strada asfaltata che scende a sinistra si svolta a destra a percorrere una sterrata. Seguendo i radi segni del CAI si continua a scendere. Transitati sotto i piloni dell’autostrada una breve rampetta in salita conduce all’ultimo tratto di discesa che termina all’interno all’abitato di Isola del Gran Sasso.

Dati tecnici:
Totale Km: 55
Dislivello: 1.600
Difficoltà: BC

Scarica la traccia (formato GPS)

 

Costone della Cerasa

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Nella parte alta del percorso, in fondo al vallone l’anticima del Costone della Cerasa

Partenza da: Vado di Pezza (1.480 m.)
Dislivello totale: circa 800 metri
Tempo totale: 3/4 ore
Difficoltà: MS

Gita non proprio facilissima, da amanti della fratta, per chi ama esplorare un po’ il bosco e sa destreggiarsi sufficientemente con gli sci fra i faggi che in tutta la zona del Velino – Sirente sono abbastanza fitti e non permettono una sciata spensierata fra gli alberi.

Lasciata l’auto nei pressi del Rifugio-Ristorante situato nei pressi del Vado di Pezza, si attraversano i Piani di Pezza verso Sud per dirigersi all’evidente imbocco della Valle del Ceraso. Solitamente l’altipiano risulta sufficientemente innevato anche in stagioni magre di neve (noi abbiamo trovato un po’ di neve anche nel secchissimo inverno 2016).
Arrivati all’imbocco del vallone si entra nel bosco e cercando di seguire una serie di piccole radure lo si risale tutto compiendo nella parte alta prima un semicerchio verso sinistra al quale segue un tratto a mezzacosta verso destra. Al termine di quest’ultimo si esce dalla faggeta in un’ampia radura che si apre nell’anfiteatro sommitale del Costone della Cerasa.

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Vista di vetta verso i Monti della Magnola


Si segue il vallone che va verso destra inizialmente sul suo fondo, per poi piegare un po’ a destra ed infine dirigersi all’evidente anticima quotata 2.119 metri. Splendida la vista sulla cresta che conduce alla vetta del Costone vero e proprio, sulla Valle Majelama sulla sinistra e sui Piani di Pezza a destra.
Da questo punto si può scegliere se scendere sul percorso di salita, se scendere nell’anfiteatro di destra fra l’anticima e la cima del Costone, se proseguire fino in vetta al Costone e scendere sul successivo magifico pendio della Costa della Tavola, oppure addirittura proseguire la cavalcata di cresta fino a Punta Trieste e anche oltre. Tutte queste opzioni permettono comunque di rientrare sulla destra lungo i Piani di Pezza.

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La cresta sommitale del Costone della Cerasa

Sci-Alpinismo sul Terminillo

Lungo la parte finale della cresta Sassetelli

Lungo la parte finale della cresta Sassetelli

Partenza da: Rifugio Sebastiani (1.820 m.)
Dislivello totale: circa 800 metri
Tempo totale: circa 3 ore
Difficoltà: OSA

I canali del Monte Terminillo, grazie ad un avvicinamento veloce e comodo sono una ottima palestra di allenamento.

A seconda dell’innevamento si parte dal Rifugio Sebastiani (con poca neve) oppure dal residence Rialto (in annate con innevamento più abbondante). Arrivati sotto al versante Est del Terminillo si scorgono i numerosi canali che caratterizzano questo lato della “montagna dei romani”. Sono tutti ben percorribili in inverno con la picca ed i ramponi, e la relativa brevità permette anche di concatenarne in giornata diversi insieme.

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Nel canale Orsacchiotta

La nostra opzione è quella di salire per il canale Orsacchiotta (PD, 40° con qualche breve tratto a 50° in uscita), il canale è ben individuabile a destra dello sperone che delimita il Canale Centrale. Le difficoltà ovviamente differiscono a seconda dell’innevamento, ma solitamente si trova sempre ben innevato nella stagione invernale. Il canale esce sulla cresta sommitale a pochi metri dalla vetta del Terminillo.
Qui abbiamo calzato gli sci, finora trasportati sullo zaino, e siamo scesi per il bel canalone Nord che lambisce la parte settentrionale della montagna. Con belle curve si arriva sul fondo del canalone in località Scangive dove si mettono le pelli per salire verso la evidente vetta Sassetelli e riprendere l’omonima cresta che dopo un tratto un po’ affilato, ma solitamente sempre ben percorribile con le pelli, porta di nuovo in vetta.
Non resta che concludere la gita con una bella discesa nel Canale Centrale, soprattutto se la giornata è assolata nel frattempo la neve dovrebbe aver mollato quel poco da permettere una sciata entusiasmante fra le quinte di roccia del canale.

Al suo termine in breve tempo si rientra al Sebastiani.

Uscendo dal canale Orsacchiotta

Uscendo dal canale Orsacchiotta

Scendendo nel canalone Nord

Scendendo nel canalone Nord

Ultima discesa nel canalo Centrale

Ultima discesa nel canale Centrale

Le cime dei Castelli

IMAG2144Giro lungo, impegnativo e abbastanza tostarello. Partendo da Frattocchie sviluppa circa 60 km per oltre 1.700 metri di dislivello positivo.
Dal parcheggio di Frattocchie si attraversa l’Appia e subito dopo si va a destra per via Costa Rotonda e poi per via Castagnole di sotto da dove si imbocca Via Giovanni Verga (da noi ormai soprannominata la salita della Verga per la sua durezza). Dopo questo strappetto si scende a destra verso la galleria che porta al Lago di Castel Gandolfo. Invece di imboccare la galleria saliamo sulla rampetta a sinistra (piccolo pezzo contromano, attenzione), arrivati a via Montecrescenzio la imbocchiamo a sinistra per poi prendere subito a destra un ripidissimo tratto di terrato (tratti vicini al 30%), questo strappetto di circa 100 metri è stato soprannominato cima Bummi (io in realtà l’avevo scoperta pensandola come discesa ma qualcuno più sadico di me ha pensato bene di crearci un settore Strava in salita…).
In cima si va a destra e in breve si arriva a Castel Gandolfo da dove si prosegue per le “Fratte ignoranti” dove un cancello permette di entrare su un bello sterrato inizialmente a mezzacosta nel bosco sul lago. Si percorre tutto il magnifico sterrato, con qualche tratto tecnico che obbliga a brevi tratti a piedi e poi a sinistra si arriva a un sottopasso un po’ buio da percorrere con cautela sulla sinistra. DOpo il sottopasso si prosegue dritto per i magnifici sterrati paralleli alla via dei Laghi. A una biforcazione si scende a destra e dopo qualche km si arriva a Nemi.
Breve sosta con crostatina alle fragole e caffè per proseguire in discesa su un breve tratto di asfalto che conduce al cimitero da dove a sinistra si imbocca la sterrata che risale alla via dei laghi all’altezza del bivio per i Pratoni del Vivaro. Si imbocca brevemente la via dei Laghi in direzione Velletri per imboccare dopo poco la salita della Spina (ripida rampetta iniziale). Quando la salita spiana si prende a sinistra la ripida sterrata che conduce verso la cresta dell’Artemisio, qualche saliscendi e si arriva alla ripida e tecnica discesa della direttissima. Al termine della discesa si va a sinistra per arrivare ad un varco sulla destra che permette di attraversare la strada asfaltata che taglia in due i Pratoni del Vivaro. Adesso si prosegue verso via dei Corsi e successivamente si imbocca la salita Barbarossa in cima alla quale si imbocca a sinistra la sterrata che unisce Monte Cavo alla Madonnella.

IMAG2137Un classico tratto “mangia e bevi” porta alla strada asfaltata che sale a Monte Cavo che si percorre fino in cima alle antenne. Tornati brevemente indietro si va a destra in discesa sulla via Sacra che si abbandona ben presto per proseguire sempre in ripida discesa fino ai campi di Annibale dove ci si può rifornire di acqua prima di affrontare l’ultima asperità di giornata, il Maschio delle Faete, cima più elevata dei Castelli. Dai Campi di Annibale si imbocca la strada asfaltata che va verso Sud-Est fino ad incrociare sulla destra una sbarra con una vecchia e malmessa strada asfaltata che sale. La strada termina proprio in cima al Maschio delle Faete con le immancabili antenne a deturpare la cima.
Dalla cima si torna brevemente indietro a prendere il secondo sentiero che scende a sinistra, dopo poche centinaia di metri si va a destra per percorrere un bellissimo sentiero a mezzacosta che riporta alla strada di Monte Cavo da dove si scende brevemente su asfalto fino ad incrociare sulla sinistra la discesa TRE che conduce al ristorante la Foresta e da qui alle Fratte Ignoranti, a Castel Gandolfo e poi a Frattocchie per la via percorsa in salita.

Dati tecnici:
Totale Km: 60
Dislivello: 1.700
Difficoltà: MC

Puoi scaricare la traccia qui