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L'isola del Giglio vista dalla cima dell'Argentario

L’isola del Giglio vista dalla cima dell’Argentario

L’Argentario, immerso nel pieno del Mar Tirreno, gode di un clima abbastanza mite praticamente tutto l’anno, e la zona centrale di questa che può essere considerata una vera e propria isola, è ricca di stradine sterrate e sentierini. Il posto ideale per andare in Mountain Bike in tutte le stagioni.

Dopo avervi già descritto su questo sito un giro ad anello, vi propongo stavolta qualcosa di un po’ più impegnativo. Diverse salite e discese vi lasceranno letteralmente senza fiato per l’impegno fisico e il divertimento. Si parte dalla zona di Terrarossa situata in fondo al lungo rettilineo che taglia la laguna e unisce l’abitato di Orbetello all’Argentario (un comodo spiazzo permette di parcheggiare agevolmente). Si imbocca la strada asfaltata che si inoltra verso la montagna (Via Acquedotto Leopoldino). Superato il Golf Club, la strada diviene sterrata e si inoltra in leggera salita all’interno della rigogliosa macchia mediterranea.

Orbetello ed il tombolo della Feniglia

Orbetello ed il tombolo della Feniglia

Ad un primo bivio si tiene la sinistra e a quello successivo la destra, si passa accanto ai resti dell’antico acquedotto mimetizzati fra gli alberi e con un ultima ripida rampa si arriva sulla strada asfaltata che dopo poche decine di metri conduce a sinistra al Convento dei Padri Passionisti. Una breve pausa alla terrazza panoramica accanto al Convento e si continua a salire su asfalto poche centinaia di metri per andare imboccare a sinistra una evidente strada brecciata. La strada sale a lungo a mezzacosta sui fianchi nord orientali dell’Argentario finchè una ripida rampa cementata conduce alla zona della Nunziata dove si svolta a destra percorrendo gli ultimi metri della stradina che sale da Porto Ercole.

In cima...

In cima…

Giunti al cancello della Nunziata termina l’asfalto e la strada piega a sinistra divenendo sterrata, qui occorre prestare attenzione per andare a imboccare un sentierino sulla destra situato appena dopo il cancello (andando dritti sulla sterrata si arriverebbe nella zona sommitale del Telegrafo contrassegnata da diverse antenne militari recintate). Il sentierino che si inoltra nella macchia è sempre ben pedalabile e sale a mezzacosta fra i lecci fino a sbucare nei pressi della strada asfaltata che sale alla cima dell’Argentario. Qui una breve discesa conduce nella zona di Poggio Tondo dove si attraversa l’asfalto per imboccare una sterrata in corrispondenza di una sbarra.

Poche decine di metri in salita conducono all’inizio di una entusiasmante discesa, La Madonnina, che inizia su terreno aperto (bella la vista dell’Isola del Giglio sullo sfondo) e poi all’interno del bosco. Una volta fra gli alberi, giunti ad un bivio si svolta a sinistra (si seguono le indicazioni di un cartello con scritta “Madonnina”) e si prosegue in discesa fra rampette e canaloni fino a uscire su una strada brecciata dove si svolta a destra per raggiungere in breve tempo un bivio nei pressi dell’azienda agricola Case dell’Olmo. Qui si svolta a destra su una strada brecciata in salita e al successivo bivio si scende a sinistra su una veloce brecciata che con alcuni ripide picchiate ci deposita nella zona della cala del Pozzarello.

Laguna di Orbetello e tombolo della Giannella

Laguna di Orbetello e tombolo della Giannella

Al termine della discesa si svolta a sinistra a percorrere per poche centinaia di metri la strada asfaltata in direzione di Porto Santo Stefano. Arrivati nei pressi di Via Forconata si svolta a sinistra e la si risale tutta. L’asfalto a un certo punto lascia spazio allo sterrato e la stradina si restringe fino a divenire un sentiero che corre a mezzacosta sopra alle case. Il sentiero confluisce in una strada sterrata che si segue verso sinistra in salita. Tratti di asfalto si alternano ad altri in sterrato e salendo si ritorna nella zona dell’azienda agricola Case dell’Olmo. Ora si scende a destra e superata l’uscita della discesa della Madonnina si continua sulla sterrata verso Sud-Ovest. Non si abbandona mai la strada sterrata. Una ripida discesa in cemento porta nei pressi del circolo tennistico delle Cannelle che si lascia sulla destra per continuare a mezzacosta. La vista si apre verso la vicina isola di Giannutri e la scogliera sottostante alla strada. Dopo una ripida discesa si perviene nella zona dell’albergo Il Pellicano dove una ripida rampa di asfalto in salita permette di guadagnare la discesa su Porto Ercole.

Verso Porto Ercole

Verso Porto Ercole

Prima di entrare in paese si svola a sinistra su asfalto e poco dopo si va ancora a sinistra a prendere una stradina sterrata che presto diventa sentierino che si inoltra nella macchia. Si transita vicino a una villa e successivamente si perviene a una strada asfaltata che sale da Porto Ercole. Si va a sinistra in decisa salita fra gli alberi fino a tornare alla zona della Nunziata dove non resta che svoltare a destra e percorrere il tratto fatto all’andata versdo il Convento e Terrarossa.

I tre altopiani

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Ultimi metri di pedalata prima di arrivare al Passo del Morretano

Giro entusiasmante, chilometricamente lungo, con un buon dislivello e su fondo tecnicamente impegnativo sia in salita che in discesa. Lo abbiamo provato a fine luglio 2016 e ci è sembrato talmente bello da ritenere che in futuro possa diventare una grande classica del MTBiking nel centro Italia.

Come noterete il giro forma sulla carta un bell’otto, volendo questo rende i due cerchi due itinerari indipendenti e percorribili separatamente.

Arrivati al casello di Tornimparte conviene scendere con la macchina poche centinaia di metri verso valle per parcheggiare ad uno slargo sulla sinistra della carreggiata (cartello nei pressi con indicazioni per la Grotta di Vaccamorta). Si inizia pedalando in salita lungo la strada asfaltata che sale verso l’altopiano di Campo Felice, nei pressi del quinto km si incontra una lunga curva verso destra dove si abbandona la strada asfaltata per andare a prendere sulla sinistra una sterrata. Si scende sulla rampa poche decine di metri per girare subito a destra e passare sotto all’asfaltata che si è appena lasciato.
Ora si prosegue a lungo a mezzacosta con bella vista sulla destra verso i vicini pendii del Monte Cava mentre sullo sfondo si comincia a delineare la sagoma della Montagna di Sevice e le cime principali del Velino.

Passo del Morretano

Passo del Morretano

Si transita accanto a due fontanili e poco dopo si arriva nei pressi di un primo bivio dove si va a sinistra, poco dopo se ne incontra un altro fra i faggi dove si devia a destra in salita. Ora si sale nella bellissima faggeta della Valle del Morretano, qualche radura interrompe il fitto bosco. Mantenendosi sempre sulla carrareccia principale intorno ai 1.700 metri di quota si esce dal bosco in un punto in cui l’ampia valle comincia a restringersi su vaste praterie di alta quota. In breve si arriva all’evidente sella del Passo del Morretano dal quale si ammira una magnifica vista. Si scendono i sottostanti pendii per poi deviare verso destra con bella vista sulla rocciosa parete del Costone. Una evidente traccia sale tra i prati verso il rifugio Sebastiani.

Un paio di ripidi strappetti concludono la salita. Il rifugio, ottimamente gestito da anni dall’amica Eleonora Saggioro, è aperto nei mesi estivi e spesso anche nei fine settimana in inverno (per info http://www.rifugiovincenzosebastiani.it/info.html).

La parete del Costone ci accompagna mentre saliamo verso il rifugio Sebastiani

La parete del Costone ci accompagna mentre saliamo verso il rifugio Sebastiani

Rifocillati e riposati iniziamo a scendere sul sentiero verso i Piani di Pezza (nella parte iniziale occorrerà scendere di sella per qualche tratto ingombro di grossi massi). Il sentiero da percorrere in MTB è entusiasmante, tratti più tecnici si alternano a sezioni più scorrevoli. Arrivati sull’altipiano una comoda carrareccia permette un veloce attraversamento fino al Vado di Pezza dal quale un sentierino in discesa conduce all’altipiano delle Rocche nei pressi della ciclabile che collega Rovere a Rocca di Mezzo. Qui si svolta a sinistra e in breve si arriva fra le case di Rocca di Mezzo nei pressi di una rotonda con un bel fontanile dove potersi rifornire di acqua.
Non resta che proseguire sulla ciclabile che attraversa tutto il paese e continuare successivamente verso Rocca di Cambio. Arrivati sotto a quest’ultima località si svolta a sinistra a percorrere per poche centinaia di metri la strada per Campo Felice. Ben presto si incontrano a destra i segnali per Forca Miccia e si prende una stradina dal fondo cementato che sale ripidamente sui pendii del Monte Cagno. La strada si fa sempre più ripida man mano che si sale e qui sicuramente la stanchezza comincerà a farsi sentire. Il fondo nell’ultimo tratto nel bosco diventa sterrato e decisamente pietroso. Ma l’arrivo a Forca Miccia con la splendida vista sull’altipiano di Campo Felice ripagherà tanta fatica.

I piani di Pezza visti dal rifugio Sebastiani

I piani di Pezza visti dal rifugio Sebastiani

Una ripida discesa con un paio di tornanti su pietraie smosse permette di arrivare sulla piana sottostante dove si volta a destra su una evidente traccia che percorre l’altipiano. Si passa sotto ai pendii del vicino Monte Cefalone fino ad arrivare al caseificio nei pressi del bivio che a destra va verso Casamaina e Lucoli. Noi continuiamo a tenerci a sinistra sulla piana per dirigerci verso il Valico della Chiesola di Lucoli (i più stanchi possono eventualmente percorrere la strada asfaltata in questo tratto). Dal valico si scende sulla sterrata a sinistra, si passa davanti all’imbocco della Valle del Morretano dove si è transitati la mattina per proseguire sulla magnifica sterrata che con vari saliscendi si inoltra nella faggeta. Dopo qualche chilometro si arriva ad un bivio dove si lascia la traccia pianeggiante per scendere decisamente a destra su una carrareccia pietrosa che in breve tempo conduce al rifugio del Ceraso. Qui occorre tenersi a sinistra a prendere una breve risalita. Ora la discesa si fa sempre più ripida e su terreno sempre più sconnesso e ingombro di pietre smosse. La lunga discesa termina esattamente sul piazzale dove abbiamo lasciato l’auto.

Dati tecnici:
Totale Km: 61
Dislivello: 1.800
Difficoltà: OC
Clicca per scaricare la traccia (file GPX)

Piani di Pezza

Sui Piani di Pezza

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L’affaccio su Campo Felice arrivati a Forca Miccia

 

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La ripida e pietrosa discesa su Campo Felice da Forca Miccia

Traversata del Gran Sasso

GS2La traversata del Gran Sasso, da Fonte Cerreto a Isola del Gran Sasso è ormai una grande classica del MTBiking del centro Italia, sono tantissimi i MTBiker che l’affrontano almeno una volta durante la stagione estiva. Il motivo è semplice, con la strada asfaltata da Fonte Cerreto si pedala agevolmente in salita fino a Campo Imperatore, i paesaggi sono favolosi, i percorsi magnifici (esistono varie varianti) e il fresco nelle calde e assolate giornate di Luglio e Agosto è quasi sempre assicurato. Il traforo della A24 agevola non di poco il recupero delle auto (in 20 minuti si passa da un versante all’altro del massiccio…).

Qui descrivo la c.d. traversata principale attraverso la Val Maone, ma esiste una variante che da Monte Aquila scende a Casale San Nicola (in realtà ci sarebbe poi anche una variante estrema che passa per la vetta del Corno Grande, ma è davvero per pochi eletti…).

GS1Lasciata una vettura al paese di Isola del Gran Sasso (5 km dall’uscita Colledara-San Gabriele) si percorre la A24 fino all’uscita di Assergi per poi proseguire in breve al piazzale di Fonte Cerreto dove si parcheggia. Qui i più sfaticati possono salire ai 2.100 metri di Campo Imperatore usufruendo della funivia. Ma un Biker che si rispetti approccerà la salita con piglio sportivo pedalando sui 27 km di strada asfaltata che conducono all’ampio piazzale nei pressi dell’Albergo di Mussoliniana memoria. La strada sale con andatura abbastanza regolare e regala bellissimi scorci sul “piccolo Tibet d’Abruzzo”, l’altipiano di Campo Imperatore, ben 15 km di lunghezza.  Arrivati al termine della strada ci si dirige verso l’osservatorio a prendere il sentiero che sale verso il ben visibile rifugio Duca degli Abruzzi. In breve si perviene a un bivio nei pressi del quale si abbandona la traccia che a sinistra va verso il rifugio, per andare a destra a mezzacosta.

I più smaliziati riusciranno a percorrere gran parte del sentiero in sella e scenderanno per incollarsi la bici sulle spalle solo sulle ultime ripide rampette che portano ai 2.300 metri della Sella di Monte Aquila. Qui arrivati, la vista si apre sull’incombente versante meridionale del Corno Grande e sugli ampi declivi erbosi di Campo Pericoli lungo i quali si inizia a scendere. In breve si raggiunge il rifugio Garibaldi per poi proseguire su tracce di sentiero fino a entrare nella magnifica Val Maone. Alcuni tratti più tecnici obbligheranno qualcuno a mettere il piede a terra. Man mano che si scende all’interno della valle si ammireranno a sinistra i grandiosi pilastri di roccia del Pizzo Intermesoli mentre sulla destra i ripidi versanti del Corno Grande cedono il passo a quelli del Corno Piccolo.
Superato un breve tratto boscoso il sentiero diventa più percorribile fino a trasformarsi in una pietrosa carrareccia. Transitati nei pressi delle cascate di Rio Arno tre rampette in decisa salita conducono a un ultimo tratto di discesa nella faggeta che termina nei pressi del piazzale di Prati di Tivo. Qui, oltre ad avere la possibilità di riempire le borracce di acqua, c’è anche la possibilità di rifocillarsi in uno dei tanti locali.

GS4Dal piazzale dei Prati si imbocca la strada asfaltata (nell’ultimo tratto diventa sterrata…) che sale nella faggeta per circa 4 km fino a terminare all’ampia insellatura della Piana del Laghetto (1.650 metri di quota circa). Il luogo è anche conosciuto come “Il Balcone” per l’ampia vista che regala sulle sottostanti colline della Valle Siciliana, poco più lontano si scorge nettamente l’azzurro del mar Adriatico. Non resta che scendere. Inizialmente si segue l’ampia traccia di una vecchia strada sterrata che con alcuni ampi tornanti si fa largo fra i pendii erbosi. Giunti al rifugio D’Arcangelo, occorre prestare un po’ di attenzione per individuare una traccia di sentiero che si fa largo fra l’erba alta (il sentiero è segnato con alcuni paletti in legno). Ci si porta verso sinistra ad attraversare i ripidi pendii del Montagnone e successivamente un ultimo tratto di discesa più ripida conduce a una selletta a circa 1.200 metri di quota con bella vista sul paretone del Corno Grande.
Dalla selletta si imbocca a sinistra una ripida carrareccia ingombra di pietrisco. Questo tratto va affrontato con cautela, sia per il fondo molto sconnesso e ripido che per la stanchezza che inevitabilmente ora si farà sentire. In breve si arriva al paesino di Forca di Valle da dove si continuerà a scendere seguendo i segni CAI che si fanno largo fra le case. Arrivati in fondo al paese in prossimità di un tornante della strada asfaltata che scende a sinistra si svolta a destra a percorrere una sterrata. Seguendo i radi segni del CAI si continua a scendere. Transitati sotto i piloni dell’autostrada una breve rampetta in salita conduce all’ultimo tratto di discesa che termina all’interno all’abitato di Isola del Gran Sasso.

Dati tecnici:
Totale Km: 55
Dislivello: 1.600
Difficoltà: BC

Scarica la traccia (formato GPS)

 

IMAG2498La zona a ridosso della città di Civitavecchia è decisamente interessante per gli amanti della MTB. Il fondo differisce alquanto dai morbidi sentieri e sterrati dei Castelli, qui siamo nel regno dei pietroni e dei grandi spazi panoramici con pochi alberi e sconfinate praterie.

Un ottimo punto per partire è il parcheggio limitrofo al porto di Traiano, a poche centinaia di metri dalla uscita di Civitavecchia Sud della A12. Da qui basta percorrere una delle tante stradine che dall’Aurelia salgono verso l’interno per allontanarsi subito dal traffico. Noi abbiamo optato inizialmente per la Strada delle Boccelle per poi dirigerci a destra ad attraversare il fosso Marangone e salire fra pascoli e splendide vacche maremmane in cima a una prima altura. Alle nostre spalle splendido il panorama sul vicino Tirreno e la costa.

IMAG2504Gli scorci panoramici sono il piatto forte di questo giro insieme al terreno davvero tecnico che le salite e le discese riservano ai Mtbikers. Veloce discesa e dopo un altro guado sul Fosso Castelsecco saliamo alla seconda altura di giornata dalla quale ci dirigiamo a sinistra su una lunga e costante salita, inizialmente sterrata e poi asfaltata, che ci conduce nei pressi di Poggio Felcioso. Splendida la vista sia verso il mare che all’interno su tutti i Monti della Tolfa fra i quali spicca l’abitato del paese omonimo.

IMAG2506Una veloce discesa inizialmente su asfalto ci conduce nuovamente verso il mare. Poco prima del fontanile del Giglio (ottimo per rifornirsi di acqua), situato a ridosso dell’altura della Tolfaccia, si svolta a destra su una strada inizialmente sterrata che diventa via via sempre più accidentata. Al primo bivio che si incontra si va ancora a destra su una discesa tecnica e divertente fino a raggiungere il fondo di una valletta che si percorre a lungo fra solchi di trattori. Raggiunta una radura si svolta ancora a destra, si riattraversa il Fosso Castelsecco e si risale ripidamente dall’altra parte su carrarecce tecniche con strappetti tagliagambe.

IMAG2508Siamo nella zona più tosta del giro, e la fatica comincia a farsi sentire mentre saliamo verso le antenne che sovrastano Civitavecchia. Un ulteriore fontanile prima della parte finale della salita allieterà le gole più secche. Le antenne si raggiungono per una comoda strada sterrata, ma una volta arrivati in cima è possibile sfruttare una delle tante belle discese che riportano a valle. Noi abbiamo optato per la magnifica “Rotella” con tratti davvero tecnici e divertenti che in breve ci ha ricondotti sul fondo del Fosso Marangone dal quale non ci è rimasto che tornare alla partenza.

Dati tecnici:
Totale Km: 42
Dislivello: 1.300
Difficoltà: MC

 

Costone della Cerasa

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Nella parte alta del percorso, in fondo al vallone l’anticima del Costone della Cerasa

Partenza da: Vado di Pezza (1.480 m.)
Dislivello totale: circa 800 metri
Tempo totale: 3/4 ore
Difficoltà: MS

Gita non proprio facilissima, da amanti della fratta, per chi ama esplorare un po’ il bosco e sa destreggiarsi sufficientemente con gli sci fra i faggi che in tutta la zona del Velino – Sirente sono abbastanza fitti e non permettono una sciata spensierata fra gli alberi.

Lasciata l’auto nei pressi del Rifugio-Ristorante situato nei pressi del Vado di Pezza, si attraversano i Piani di Pezza verso Sud per dirigersi all’evidente imbocco della Valle del Ceraso. Solitamente l’altipiano risulta sufficientemente innevato anche in stagioni magre di neve (noi abbiamo trovato un po’ di neve anche nel secchissimo inverno 2016).
Arrivati all’imbocco del vallone si entra nel bosco e cercando di seguire una serie di piccole radure lo si risale tutto compiendo nella parte alta prima un semicerchio verso sinistra al quale segue un tratto a mezzacosta verso destra. Al termine di quest’ultimo si esce dalla faggeta in un’ampia radura che si apre nell’anfiteatro sommitale del Costone della Cerasa.

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Vista di vetta verso i Monti della Magnola


Si segue il vallone che va verso destra inizialmente sul suo fondo, per poi piegare un po’ a destra ed infine dirigersi all’evidente anticima quotata 2.119 metri. Splendida la vista sulla cresta che conduce alla vetta del Costone vero e proprio, sulla Valle Majelama sulla sinistra e sui Piani di Pezza a destra.
Da questo punto si può scegliere se scendere sul percorso di salita, se scendere nell’anfiteatro di destra fra l’anticima e la cima del Costone, se proseguire fino in vetta al Costone e scendere sul successivo magifico pendio della Costa della Tavola, oppure addirittura proseguire la cavalcata di cresta fino a Punta Trieste e anche oltre. Tutte queste opzioni permettono comunque di rientrare sulla destra lungo i Piani di Pezza.

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La cresta sommitale del Costone della Cerasa

Sci-Alpinismo sul Terminillo

Lungo la parte finale della cresta Sassetelli

Lungo la parte finale della cresta Sassetelli

Partenza da: Rifugio Sebastiani (1.820 m.)
Dislivello totale: circa 800 metri
Tempo totale: circa 3 ore
Difficoltà: OSA

I canali del Monte Terminillo, grazie ad un avvicinamento veloce e comodo sono una ottima palestra di allenamento.

A seconda dell’innevamento si parte dal Rifugio Sebastiani (con poca neve) oppure dal residence Rialto (in annate con innevamento più abbondante). Arrivati sotto al versante Est del Terminillo si scorgono i numerosi canali che caratterizzano questo lato della “montagna dei romani”. Sono tutti ben percorribili in inverno con la picca ed i ramponi, e la relativa brevità permette anche di concatenarne in giornata diversi insieme.

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Nel canale Orsacchiotta

La nostra opzione è quella di salire per il canale Orsacchiotta (PD, 40° con qualche breve tratto a 50° in uscita), il canale è ben individuabile a destra dello sperone che delimita il Canale Centrale. Le difficoltà ovviamente differiscono a seconda dell’innevamento, ma solitamente si trova sempre ben innevato nella stagione invernale. Il canale esce sulla cresta sommitale a pochi metri dalla vetta del Terminillo.
Qui abbiamo calzato gli sci, finora trasportati sullo zaino, e siamo scesi per il bel canalone Nord che lambisce la parte settentrionale della montagna. Con belle curve si arriva sul fondo del canalone in località Scangive dove si mettono le pelli per salire verso la evidente vetta Sassetelli e riprendere l’omonima cresta che dopo un tratto un po’ affilato, ma solitamente sempre ben percorribile con le pelli, porta di nuovo in vetta.
Non resta che concludere la gita con una bella discesa nel Canale Centrale, soprattutto se la giornata è assolata nel frattempo la neve dovrebbe aver mollato quel poco da permettere una sciata entusiasmante fra le quinte di roccia del canale.

Al suo termine in breve tempo si rientra al Sebastiani.

Uscendo dal canale Orsacchiotta

Uscendo dal canale Orsacchiotta

Scendendo nel canalone Nord

Scendendo nel canalone Nord

Ultima discesa nel canalo Centrale

Ultima discesa nel canale Centrale

Le cime dei Castelli

IMAG2144Giro lungo, impegnativo e abbastanza tostarello. Partendo da Frattocchie sviluppa circa 60 km per oltre 1.700 metri di dislivello positivo.
Dal parcheggio di Frattocchie si attraversa l’Appia e subito dopo si va a destra per via Costa Rotonda e poi per via Castagnole di sotto da dove si imbocca Via Giovanni Verga (da noi ormai soprannominata la salita della Verga per la sua durezza). Dopo questo strappetto si scende a destra verso la galleria che porta al Lago di Castel Gandolfo. Invece di imboccare la galleria saliamo sulla rampetta a sinistra (piccolo pezzo contromano, attenzione), arrivati a via Montecrescenzio la imbocchiamo a sinistra per poi prendere subito a destra un ripidissimo tratto di terrato (tratti vicini al 30%), questo strappetto di circa 100 metri è stato soprannominato cima Bummi (io in realtà l’avevo scoperta pensandola come discesa ma qualcuno più sadico di me ha pensato bene di crearci un settore Strava in salita…).
In cima si va a destra e in breve si arriva a Castel Gandolfo da dove si prosegue per le “Fratte ignoranti” dove un cancello permette di entrare su un bello sterrato inizialmente a mezzacosta nel bosco sul lago. Si percorre tutto il magnifico sterrato, con qualche tratto tecnico che obbliga a brevi tratti a piedi e poi a sinistra si arriva a un sottopasso un po’ buio da percorrere con cautela sulla sinistra. DOpo il sottopasso si prosegue dritto per i magnifici sterrati paralleli alla via dei Laghi. A una biforcazione si scende a destra e dopo qualche km si arriva a Nemi.
Breve sosta con crostatina alle fragole e caffè per proseguire in discesa su un breve tratto di asfalto che conduce al cimitero da dove a sinistra si imbocca la sterrata che risale alla via dei laghi all’altezza del bivio per i Pratoni del Vivaro. Si imbocca brevemente la via dei Laghi in direzione Velletri per imboccare dopo poco la salita della Spina (ripida rampetta iniziale). Quando la salita spiana si prende a sinistra la ripida sterrata che conduce verso la cresta dell’Artemisio, qualche saliscendi e si arriva alla ripida e tecnica discesa della direttissima. Al termine della discesa si va a sinistra per arrivare ad un varco sulla destra che permette di attraversare la strada asfaltata che taglia in due i Pratoni del Vivaro. Adesso si prosegue verso via dei Corsi e successivamente si imbocca la salita Barbarossa in cima alla quale si imbocca a sinistra la sterrata che unisce Monte Cavo alla Madonnella.

IMAG2137Un classico tratto “mangia e bevi” porta alla strada asfaltata che sale a Monte Cavo che si percorre fino in cima alle antenne. Tornati brevemente indietro si va a destra in discesa sulla via Sacra che si abbandona ben presto per proseguire sempre in ripida discesa fino ai campi di Annibale dove ci si può rifornire di acqua prima di affrontare l’ultima asperità di giornata, il Maschio delle Faete, cima più elevata dei Castelli. Dai Campi di Annibale si imbocca la strada asfaltata che va verso Sud-Est fino ad incrociare sulla destra una sbarra con una vecchia e malmessa strada asfaltata che sale. La strada termina proprio in cima al Maschio delle Faete con le immancabili antenne a deturpare la cima.
Dalla cima si torna brevemente indietro a prendere il secondo sentiero che scende a sinistra, dopo poche centinaia di metri si va a destra per percorrere un bellissimo sentiero a mezzacosta che riporta alla strada di Monte Cavo da dove si scende brevemente su asfalto fino ad incrociare sulla sinistra la discesa TRE che conduce al ristorante la Foresta e da qui alle Fratte Ignoranti, a Castel Gandolfo e poi a Frattocchie per la via percorsa in salita.

Dati tecnici:
Totale Km: 60
Dislivello: 1.700
Difficoltà: MC

Puoi scaricare la traccia qui su Wikiloc