Bouldering? Fino a qualche tempo fa lo consideravo un surrogato dell’arrampicata, un succedaneo buono per placare la sete di gestualità arrampicatoria ma non certo in grado di soddisfare le emozioni che solo una vera parete sa dare. Però nelle ultime settimane le frequenti sedute a Ciampino, i traversi sulla leucite nefritica (così si chiama la roccia della cava prospiciente l’Appia Antica) avevano aperto uno spiraglio fra le mie poche certezze. Provare gesti difficili a pochi centimetri da terra può essere bello ed appagante non dico quanto eseguirli a centinaia di metri di altezza, ma certo non è una cosa priva di un certo fascino.
Provare è il termine giusto, perchè io una sessione di bouldering vera e propia con i materassi a terra ed i paratori alle spalle non l’avevo mai fatta, però l’altro giorno me ne stavo dalle parti di Viterbo… avevo esaurito le cose da fare… erano le 14… il tempo era splendido… e così mi son detto: “andiamo a dare un’occhiata a stì famosi blocchi di Soriano”.
Beh che dire? I blocchi sono davvero stupendi, come è magnifica la faggeta che li tiene al fresco ed in ombra a mille metri di quota nei pressi della vetta del Monte Cimino. E poi a un solitario come me stà cosa che puoi decidere di punto in bianco di andartene da solo ad arrampicare piace tanto.
Pochi minuti a piedi dal parcheggio e mi trovo davanti ai primi massi. Colossi di lava pietrificata si stagliano in mezzo ai faggi. Per la maggior parte sono coperti di muschio. Si vede che qui d’inverno fa freddo e l’umidità è quasi una costante, ma alcuni di essi presentano un lato completamente ripulito, è un guanto di sfida irresistibile. La tipologia della roccia è decisamente particolare, la paragonerei forse con Ripa Maiala, anche se qui una patina di pulviscolo la fa apparire un po’ scivolosa. In realtà fatti i primi passi ti rendi conto che la porosità è tale da offrire un’ottima aderenza, soprattutto oggi che l’aria è bella secca. Sono nel regno degli svasi, mani e piedi vanno usati con precisione e delicatezza, qualche raro bucone si concentra soprattutto in cima ai massi, ancore di salvezza da abbrancare per chiudere sequenze ben più difficili.
I movimenti? Sono i famosi passi di blocco, o passi boulder appunto. Singoli movimenti difficili (spesso difficilissimi) a volte posti in sequenza, difficilmente hai momenti di vero e proprio riposo. Il gioco consiste nell’aguzzare l’ingegno per scoprire come riuscire ad adattare al meglio il baricentro del proprio corpo al problema che la roccia ti pone avanti. Ecco, se dovessi spiegarlo in poche parole lo descriverei così: il bouldering è la risoluzione di un rebus.
Tornerò a provarci.


Buona Pasqua …alla faccia dei sassi.
io ci provai a campo soriano, dietro terracina (sempre soriano è…).
ho dovuto documentarmi per commentare…
tranne correre, fai un sacco di belle cose, più o meno pericolose….
@ Giancarlo: anche a te!
@ er califfo: la zona di Campo Soriano è oggi anche conosciuta come “Massi delle Fate”, e condivido con te, è un posto meraviglioso per arrampicare.
@ theyogi: arrampicare a pochi cm da terra non è propriamente pericoloso, eppoi io mi caco sotto!