Ieri sera ho seguito l’ennesima puntata di Vieni via con me. Non sapevo di cosa avrebbe parlato Saviano, non avevo letto le anticipazioni sui giornali, insomma me lo stavo pregustando come avevo fatto tutti i lunedì sera finora.
Quando ha iniziato a nominare i ragazzi della casa dello studente mi ha pervaso un enorme senso di angoscia. Mi sono ritrovato così, improvvisamente e sensa alcun filtro temporale ricatapultato indietro alla mattina di quel 6 aprile di un anno e mezzo fa. Quando è stata nominata la casa dello studente dei gesuiti (che a differenza di quella nuova è rimasta in piedi) mi è tornato in mente quel pomeriggio quando con il mio amico Nino andammo proprio lì dentro a riprendere la roba che suo figlio aveva abbandonato scappando.
Per me la trasmissione è finita lì, col primo monologo di Saviano, uno che L’Aquila aveva dimostrato di conoscerla bene già prima del terremoto, la storia del cemento all’ospedale del capoluogo abruzzese è perfettamente descritta in Gomorra.
L’abbandono prematuro del piccolo schermo mi ha evitato di apprendere subito la notizia della morte di un altro personaggio che su L’Aquila e il terremoto aveva espresso parole decise e forti, Mario Monicelli. Artista straordinario, era un amico di mio padre che nei suoi primi anni a Roma aveva lavorato moltissimo col mondo del cinema. Roma negli anni cinquanta e sessanta era una città straordinaria dove tutto era possibile e dove tutti si conoscevano. Il mondo dei “cinematografari” si ritrovava abitualmente in un ristorante del centro e papà scrisse qualche tempo fa su Repubblica un divertente aneddoto non tanto su Monicelli ma sull’atmosfera e lo stile con cui si viveva a quei tempi. Oggi lo ha riproposto sul suo blog, lo trovate qui.


mi unisco al tuo pensiero!
Mi piacerebbe dare del tu a berlusconi
brutto sapere che alcuni ragazzi si sarebbero potuti salvare se, come sempre più spesso succede, non si fosse messo al primo posto il denaro.
la speranza è una trappola inventata dai padroni! ne aveva viste davvero troppe…..
Anch’io, dopo il monologo di Saviano, ho spento il televisore. Troppo schifo. Questa mattina la notizia di Monicelli, suicida a 94 anni. M’è scappato un sorriso, un grande fino alla fine.