Andare in montagna, arrampicare, camminare, sciare, ecc. non è solo entrare in contatto con la natura, ma è soprattutto conoscere sè stessi e imparare a gestire la propria emotività. Quando cominciai ad arrampicare, circa 20 anni fa, soffrivo di vertigini. Stare su un semplicissimo sentiero del Gran Sasso, in mezzo ad un normale pendio aperto, mi provocava angoscia, disagio, a volta mi succedeva di essere letteralmente terrorizzato. Iniziai ad arrampicare convinto che l’abitudine ad essere legato in cordata su una parete di roccia verticale mi avrebbe aiutato a superare questo terrore. In realtà col tempo ho capito che la paura rimane, che tutti gli alpinisti ed arrampicatori hanno paura del vuoto, solo che si impara a gestirla.
Per farlo bene e fino in fondo occorre però innanzitutto imparare a scoprire i propri limiti psicologici. Mettersi a nudo davanti ad uno specchio e dirsi francamente certe cose, solo dopo aver fatto questo passaggio si può sperare di evolvere prima come uomo e solo dopo come alpinista.
Michel Lecré mi sembra che questa cosa l’abbia capita fin troppo bene. Il modo con cui parla in questo video delle sue lunghe traversate in solitaria di diversi massicci montuosi è decisamente toccante. Io l’ho sentito molto vicino.


alla fine della sua vita, cezanne, non dipinse altro che la montagna di Sainte Victoire, in tutte le varianti possibili! è un simbolo ancestrale profondamente radicato nell’animo umano, un’altra perfetta metafora del nostro ‘salire’ verso una vetta……
Caro theyogi, La Montagne Sainte Victoire oltre che uno stupendo quadro è un luogo magnifico. Ci sono salito da solo in una bella giornata di settembre diversi anni fa. Il Mistral aveva soffiato forte nei giorni precedenti e la vista, i colori e la profondità di campo erano semplicemente unici.
Mi ricordo che stando lassù, sospeso sul resto della Provenza, mi ero detto: “capisco perchè Cezanne abbia voluto dipingere proprio questa montagna”.
Grazie, col tuo azzeccatissimo riferimento m’hai fatto ricordare un bel momento.
in psicoanalisi la montagna è la MAMMA.
adoro la montagna….vero …scalare…salire…è come correre…si arriva in cima…ci si conosce meglio dentro…meravigliosa guardrla dal basso,,,,,,immensa,,,,una volta in cima ci rendiamo conto..di quanto siamo piccoli:)))
baci
franci
beh, se qualcuno doveva salirci non potevi che essere tu!
se avessi riportato qualche foto le vedremmo volentieri….
@ er califfo: interessante stà cosa della mamma… Sò che ci sono parecchi progetti in corso di “montagna terapia”.
@ francescarun: siamo piccolissimi, sia che ariviamo in cima ad una montagna che in fondo ad una maratona, ma è proprio questa consapevolezza a rendere la nostra soddisfazione più grande.
@ the yogi: ho cercato a casa ieri e ho scoperto che sono tutte diapositive, se trovo modo di scanzionarle…
In Resisto Dunque Sono di Pietro Trabucchi si evince che alla base del superamento di prove di resitenza e/o similari, c’è la meditazione!
Mettersi a nudo davanti ad uno specchio e dirsi francamente certe cose, solo dopo aver fatto questo passaggio si può sperare di evolvere prima come uomo e solo dopo come alpinista.
Meditazione? Humm… Non ho letto il libro di Trabucchi, pur conoscendolo di fama, però io sono abbastanza scettico su chi ti propina certe soluzioni.
Cosa significa meditazione? Concentrarsi su una cosa astraendosi dalle altre? Non so, non mi piace. Preferisco avere tutti i miei sensi svegli a 360 gradi quando sono in montagna, soprattutto in condizioni di potenziale pericolo. La meditazione può andare bene per il perseguimento di un obiettivo difficile, per il persguimento di un risultato, ma concentrarsi solo su di esso ci astrae inevitabilmente dal resto.
attenzione, mi sono espresso male:
non propina la meditazione come l’unico mezzo, assolutamente no, ma ne evidenzia l’importanza che assume nel percorrere ultramaratone come il Trail du Mont-Blanc.. Da qui la mia deduzione nell’associargli lo stesso significato in situazioni che ti vedono aggrappato ad una roccia, dove si è soli con la miontagna ed il vuoto!