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Siamo fora?
7 febbraio 2010, 16:53
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La settimana scorsa c’è stata la candelora. “Candelora candelora, dall’inverno siamo fora, ma se piove o tira vento, nell’inverno siamo dentro”. Io la conosco così, ma il 2 febbraio i detti popolari sono tantissimi. Comunque, il giorno in questione splendeva il sole, quindi non dovrebbe mancare molto al tepore primaverile.

Fine settimana poco podistico, ieri ho addirittura lavorato un po’, e una volta tanto un pochino montanaro. Stamattina mi sono alzato presto e con l’amico Nino che vive a Isola del Gran Sasso, a due passi dal mio paese, ci siamo dati appuntamento fra L’Aquila e Antrodoco. Il ragionamento che abbiamo fatto è semplice: visto che verso l’adriatico il tempo è brutto e verso il tirreno è decisamente migliore incontriamoci a Rocca di Corno, piccola frazione sulla statale che collega Antrodoco a L’Aquila.

In verità quando arriviamo alle 8 della mattina anche qui il tempo è coperto ma a differenza del capoluogo abruzzese qui almeno non sta nevicando e c’è un pochino di neve che arriva fino alle poche case del paese. E’ poca ma ci permette di calzare gli sci proprio nei pressi dell’ultima casa del piccolo abitato. Sbrigato l’immancabile pit-stop fra i cespugli, ci dirigiamo lungo la sterrata innevata che sale fra i pascoli verso il fosso di Valle Bona. Le nuvole corrono veloci sopra alle nostre teste ma noi siamo sottovento e non patiamo affatto il freddo, anzi una volta raggiunto il fosso e abbandonata la sterrata per risalire i più ripidi pendii che si sviluppano fra varie piccole radure, ci spogliamo fino a rimanere con la sola maglia a maniche lunghe.

Il fosso è una meta ideale in queste giornate di tempo brutto con rischio valanghe. Pur rimanendo decisamente incassato fra due grossi costoni alberati la sua conformazione lo rende abbastanza sicuro anche con forte innevamento. E’ un fosso atipico, invece di presentare una forma concava è decisamente convesso, anzi diciamo pure che si tratta di un fosso con un enorme dosso al centro. Man mano che lo saliamo notiamo consistenti accumuli un po’ ovunque nei fossetti che ci circondano, inoltre il manto nevoso poggia su evidenti lastroni che tendono a frantumarsi al nostro passaggio. Oggi è sicuramente bene mantenersi alla larga da pendii con pendenze a rischio.

Il fosso termina in un’ampia zona di pascoli estivi nei cui pressi sorge anche un rifugetto di pastori. Siamo avvolti dalla nebbia e anche il vento adesso comincia a farsi sentire. Risaliamo ancora un ultimo pendio fra alberi sempre più radi e giungiamo nella zona sommitale di Monte Calvo. Non si vede più nulla, intuiamo solo che la salita è terminata, siamo approssimativamente nella zona che sulla carta è indicata come Colle di Mezzo, la quota è poco più bassa di Monte Calvo, non rimane che toglierci le pelli e in men che non si dica siamo già impegnati nella non banale discesa, fra tratti di crosta e farina sofficissima.

Al rientro in paese incontriamo un gruppo di 4 scialpinisti che salgono, sono quasi le 11, noi già pregustiamo il pranzetto a casa.

Qualche dato tecnico:

  • Dove: Colle di Mezzo (anticima di Monte Calvo)
  • Partenza da: Rocca di Corno (1.000)
  • Dislivello in sal.: 800
  • Dislivello in dis.: 800
  • Durata tot: 3 ore
  • Difficoltà: MS
  • Neve: crostosa
  • Meteo: nuvoloso con nebbia in quota, a tratti leggerissima nevicata


In medium
6 febbraio 2010, 16:06
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stat virtus? Ora io voglio davvero augurarmi che il medio produca questi grandi risultati perchè l’ultimo che ho fatto è stato davvero un gran bucio de…

Settimana bella pesante sia per il lavoro che per i carichi di allenamento. Lo stress non aiuta a concentrarsi come si deve e così il 3X3.000 di martedì si trasforma in un 2X3.000 + 1X2.000. In pratica la testa alla fine era troppo presa da altri pensieri per potersi dedicare alla corsa. Giovedì, poi, mi sono lanciato nel mio secondo medio a distanza di due settimane dal precedente. Risultato un po’ misero, ho aumentato il chilometraggio portandolo a 12 km (il precedente era stato di 10 km) ma contemporaneamente è sceso un po’ il ritmo medio (3-4 secondi al km in meno di due settimane fa). Sono comunque soddisfatto perchè l’ho saputo gestire bene a livello psicologico conducendolo in porto nonostante i segnali della fatica si facessero sentire fin dal 5° chilometro.

Il medio è uno di quegli allenamenti che secondo me classificano un corridore. Solo un vero fondista è in grado di reggere mentalmente un allenamento simile, quando le gambe cominciano a dire basta subentra la testa e inizia una vera lotta intestina. Da una parte vorresti fermarti, dall’altra l’orgoglio ti intima di continuare e di non demordere. Più a lungo riesci a mantenere viva questa tenzone più sei soddisfatto al termine dell’allenamento.

In generale mi sento un po’ stanco pur avendo buone sensazioni a livello di gambe, nonostante tutto le sento arzille e vogliose di scalpitare.



Quando il gioco si fa tosto…
30 gennaio 2010, 17:32
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noi tosti cacciamo gli artigli.

Settimana podisticamente bella dura con due momenti chiave: mercoledì ho corso un quattromila seguito da un duemila, responsi cronometrici così così. Il 4.000 è venuto più o meno uguale al medio di 10 km che avevo fatto una decina di giorni fa, ovvero 5′ al km. Colpa di un brutto raffreddore che mi devo essere buscato a L’Aquila domenica scorsa (la mattina faceva -10…) non riuscivo a cambiare ritmo. E’ venuto un po’ meglio il 2.000 successivo corso a 4′40” al km.

Oggi invece mi sono lanciato in un bel lunghetto sulla interminabile pista ciclabile che da Ponte Marconi arriva al GRA, poco più di 20 km in tutto. Partito per vedere se m’era passato il raffreddore mi sono ritrovato dopo un po’ a correre a 5′10” di media bello sciolto e nella solitudine più totale accompagnato solo da un bel libeccio sferzante e da qualche timida gocciolina d’acqua che però m’ha sostanzialmente graziato. Queste sono situazioni che amo, sentire che tutto dipende da me e che non c’è nessuno che possa aiutarmi mi gratifica ed esalta. Ho fatto fatica un po’ verso la fine quando dalla Magliana ho dovuto riguadagnare la salita verso casa, ma in generale devo dire che le sensazioni sono state buone.

In mezzo a queste due sedute un po’ di corsa rigenerante e poco altro.

Considerato quanto ho sofferto l’anno scorso alla Maratona di Roma per il lungo di 30 km che mi lasciò postumi a lungo, credo che seguirò il consiglio di un vecchio podista e amico che corre con me a Caracalla a pranzo che mi dice di prediligere la qualità alla quantità. Dopo il lunghetto di oggi farò un bel medio la settimana prossima (12-15 km) e poi qualche lavoro sui mille e duemila scaricando bene prima della Roma-Ostia che cercherò di tirare per quello che posso. Tra riscaldamento e defaticamento quello sarà il mio secondo e ultimo lungo prima della maratona. Sempre che la faccia…

In bocca al lupo a tutti quelli che domani correranno a Nepi!



Chi di primarie…
26 gennaio 2010, 10:10
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ferisce con le primarie finisce per rimanerci sotto.

In Puglia e nel Lazio le primarie si stanno ritorcendo contro la nomenklatura (scusate ma la k rende meglio il senso di obsoleto che regna nel PD) del Partito Democratico. Vendola le ha cavalcate per ottenere quella legittimazione a proseguire nel suo mandato che il partito non aveva intenzione di fornirgli. Gliel’hanno fornita direttamente gli elettori recandosi in massa a votarlo e fornendogli una maggioranza bulgara che lascia poco spazio a interpretazioni. A D’Alema ed al suo sicario politico non è rimasto che prenderne atto.

Nel Lazio invece si la dinamica con cui è stato scelto il candidato alla poltrona di governatore è stata diametralmente opposta. Per mesi è regnato il caos più totale, fra illustri defezioni e tentennamenti vari sulle primarie si è infilato quel vecchio volpone di Pannella che ha imposto la sua candidata. Dinnanzi al nome della Bonino nessuno ha osato fiatare e così ci troveremo a votare una candidata sulla cui scelta la base del PD non è stata minimamente interpellata. Sulla Bonino non trovo nulla da ridire, sia ben chiaro, trovo solo curioso che le dinamiche di scelta di questo partito siano così poco chiare da rasentare il sospetto che i famosi inciuci così idolatrati da “baffetto” siano davvero l’unico criterio seguito.

Per il resto proseguo la tabella di allenamento, la settimana scorsa ho corso per più di 70 km complessivi, compreso un bel medio di 10 km che mi ha dato una gran soddisfazione, più di una gara corsa bene. A stò punto ci vorrebbe un bel lungo…



Perchè …?
19 gennaio 2010, 20:34
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La montagna spaccata di Gaeta

Oggi mi sono ritrovato due volte a dare la mia personale motivazione sul perchè pratico due attività. La corsa e l’arrampicata.

Perchè corri? è il titolo di un vecchio post di Runnerblade rispolverato oggi a uso e consumo di quelli che non erano stati in grado di dire la loro a suo tempo. Il mio commento è lì fra i tanti e non starò qui a ripeterlo, non aggiungerebbe nulla e soprattutto è bello che rimanga lì insieme agli altri con i quali concorre a fornire un bello spaccato su un mondo di sportivi “puliti”, non tanto per l’assenza di doping ma perchè autenticamente appassionati ad un’attività che richiede predisposizione al sacrificio e costante dedizione. Lo sport vissuto in questo modo andrebbe portato nelle scuole, sarebbe bello se ogni appassionato andasse una volta all’anno nelle classi delle scuole elementari a parlare della sua passione ai bambini.

Il perchè su cui mi voglio soffermare un po’ di più è quello relativo all’arrampicata. Una prima risposta l’ho data nel forum di planet mountain, uno dei più frequentati dagli appassionati delle alte vette.

Cominciai ad arrampicare perchè volevo vincere la mia paura verso il vuoto. Essendo originario di un paese situato sotto al Gran Sasso ed avendo una mamma austriaca la montagna l’ho sempre frequentata, fin da bambino. Tuttavia ogni volta che il sentiero si faceva un po’ più ripido o esposto mi cacavo letteralmente sotto. Una paura a volte quasi paralizzante che mi ha impedito per molto tempo di fare tante belle ascensioni. Così ad un certo momento presi il toro per le corna e mi iscrissi ad un corso di roccia organizzato dal CAI di Roma. Credo di essere l’unico fra i 30 partecipanti a quel corso ad andare ancora in montagna e soprattutto ad andare ad arrampicare.

L’arrampicata è un gesto istintivo, più istintivo della corsa, credo sia un retaggio di quando l’uomo era ancora una scimmia. Sta di fatto che quando arrampico più che con l’ambiente che mi circonda sento di essere in armonia col mio corpo. E’ bellissimo percepire come ogni minimo spostamento del baricentro implichi delle conseguenze negli equilibri della propria gestualità. Una gestualità talmente priva di sovrastrutture da mettere a nudo impietosamente il nostro equilibrio psichico, arrampicare in una giornata in cui si è nervosi è molto diverso rispetto a quello che si fa in condizioni di rilassamento mentale. Pur essendo un’attività essenzialmente anaerobica la respirazione tradisce sempre il proprio stato d’animo, quando la testa è piena di pensieri non c’è verso di occuparla ulteriormente con la concentrazione necessaria al gesto arrampicatorio, il respiro si fa inevitabilmente affannato e sui passaggi più difficili comincia a manifestarsi quel tipico tremolio che assumono i muscoli quando sono eccessivamente tesi.

Viceversa, quando la testa è libera arrampicare è un grande piacere, si ha la sensazione di muoversi fluidamente da un appiglio all’altro, di poter caricare coi piedi qualsiasi micro-tacca ci si presenta innanzi senza patemi, il respiro non è più un modo contratto di immettere ed espellere aria dal nostro corpo ma diventa un movimento circolare in cui inspirazione ed espirazione sono momenti indistinti. Quando tutto ciò avviene in montagna, magari su una bella via lunga, è davvero il massimo.



Ritrovarsi
17 gennaio 2010, 20:34
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Oggi ho fatto la prima gita di scialpinismo della stagione. La neve latita un po’ ovunque in questo inverno umido ma poco freddo. Con Gabriele, caro amico del mio natìo paesello, abbiamo scelto di andare sul Terminillo. Le perturbazioni giunte da Ovest hanno lasciato finora alquanto all’asciutto i grandi massicci dell’appennino centrale, ma il Terminillo è la prima altura di rilievo verso il mar Tirreno e le nostre speranze si fondano proprio su questa caratteristica.

La montagna dei romani cerca subito di dimostrarci che abbiamo azzeccato la scelta e stamattina ci accoglie a Leonessa con qualche fiocco di neve che scende dal cielo. Le vette circostanti alla bella cittadina reatina sono già tutte chiuse da una coltre di nubi basse e l’atmosfera è decisamente invernale, non speravamo in una bella giornata di sole ma le premesse non è che siano proprio confortanti, invece…

Dopo un caffè ci inoltriamo in macchina nella Vallonina, fredda e boscosa valle, unico luogo del centro Italia in cui crescono le betulle, testimonianza che da queste parti il clima mediterraneo non è certo di casa. A Fontenova, dove d’inverno si interrompe la strada che sale verso Sella di Leonessa e Pian de’ Valli, giunge finalmente il momento di mettere gli sci con le pelli di foca. La neve rispetto agli anni scorsi è davvero poca e mi ritrovo in più di un’occasione quasi a non riconoscere questi luoghi che ho percorso ormai decine e decine di volte, ma è comunque bello avere di nuovo gli sci ai piedi, era quasi un anno che non li calzavo. La salita si snoda fra faggi secolari chiacchierando amabilmente con Gabriele degli ultmi avvenimenti che ci sono stati al nostro paese, ci accompagna una leggera nevicata.

Man mano che saliamo sento che il Terminillo mi accoglie come un vecchio amico che non si vede da tanto tempo. Io amo moltissimo questo versante che è totalmente diverso dall’ammasso di strade e dalla cementificazione selvaggia che hanno violentato il versante reatino. Qui si riesce ancora a sentire il sapore della natura e la nebbiolina che ci avvolge acuisce ancora di più la magica atmosfera che ci circonda. La discreta visibilità di cui abbiamo potuto beneficiare finchè eravamo fra gli alberi ci abbandona improvvisamente una volta usciti sui pendii sommitali. Proseguiamo ancora un po’ ma ci si vede talmente poco che praticamente ad un certo punto capisco che invece di andare verso la vetta principale del massiccio stiamo andando a cozzare contro la parete rocciosa della vetta Sassetelli. Decidiamo di goderci una prima discesa sul bel pendio del Prato dei Sassi, una volta sotto valuteremo il da farsi. Questa prima discesa è fantastica, non so se è per la qualità della neve o per via dell’astinenza protratta da tanto tempo ma mi sembra letteralmente di volare e mi riesce tutto alla perfezione come se avessi smesso di sciare ieri. Decidiamo senza indugio che bisogna assolutamente risalire non fosse altro che per ripercorrere questo magnifico pendio.

Mentre ripelliamo gli sci incontriamo due scialpinisti perugini con i quali condividiamo parte della risalita, ma una volta riusciti dal bosco ci ritroviamo di nuovo soli. Il tempo è da lupi anche se ora la nebbia sembra un po’ meno tenace e ci permette di scorgere anche le tracce di quelli che ci hanno preceduti probabilmente ieri, in compenso la nevicata si è fatta decisamente più fitta, di un’intensità che non mollerà più.

Decidiamo di sfruttare la migliore visibilità e tentare di arrivare in cima, con passo risoluto batto traccia su tutti gli innumerevoli dossi della Valle della Meta, aggirando qualche roccetta che di solito è coperta dalla neve. Usciamo sulla cresta sommitale a pochi metri dalla vetta ma decidiamo di non dirigerci verso il cippo perchè l’ultimo tratto è talmente spelacchiato da lasciar intravedere un po’ ovunque sassi e roccette, sciare qui significherebbe solo rovinare gli sci. Oltretutto siamo nuovamente avvolti da una nebbia abbastanza fitta, si vedono a malapena le nostre tracce di salita. Non resta che levare le pelli e avviarci verso valle.

Le prime curve sono un po’ laboriose per via della scarsa visibilità ma la traccia appena effettuata in salita ci aiuta un po’ ad individuare la retta via. Sciamo un po’ a tentoni fra pendii più ripidi intervallati da qualche pianetto, finchè non arriviamo nei pressi del bosco. La presenza degli alberi vicini aiuta a mantenere un po’ più di contrasto e la sciata migliora decisamente. Qualche piccola grattata nell’ultimo tratto di bosco è il piccolo dazio da pagare ad una giornata insperatamente piacevole. Arriviamo alla macchina stanchi e soddisfatti.



Buone notizie
12 gennaio 2010, 12:27
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La prima notizia buona è che dopo tre mesi e mezzo sono riuscito a fare la TAC, la seconda è che ha dato esito negativo, ora so che i miei polmoni non hanno nulla. Tutti quei cattivi pensieri che ogni tanto facevano capolino in questi mesi d’ora in poi possono tornarsene in quel posto. Rimane il grave deficit respiratorio e rimane l’incognita sulla sua origine, ma non andrò oltre facendo esami invasivi e dall’esito incerto come la broncoscopia. Mi tengo i miei polmoni così come sono e amen. So che sono semplicemente uno che va piano e mi adeguerò a questa situazione.

Nel frattempo, passate le feste, ho ripreso ad allenarmi. Podisticamente il mio obiettivo stagionale è la Roma-Ostia, sono iscritto anche alla maratona di Roma ma deciderò all’ultimo se partecipare o meno, c’è in ballo una lunga traversata con gli sci che ho in progetto di fare da anni e potrebbe andare in condizione proprio nei giorni vicini alla maratona.

Mi sono anche creato un programmino di massima che sto cercando di rispettare almeno nelle sedute chiave della settimana. Comunque al di là di tabelle specifiche e lavori ho deciso che cercherò di correre almeno per un’ora e venti ogni volta. L’obiettivo principale è quello di abituare il mio corpo a correre a lungo

Cliccando sulla tabella si apre e potete valutarla meglio, graditi i commenti, che ne pensate?.



Deboli coi forti…
8 gennaio 2010, 18:14
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e ovviamente forti coi deboli.

A Rosarno gli schiavi che da anni lavorano in condizioni disumane nei campi si sono ribellati e hanno giustamente fatto sentire la loro voce. Così come avvenne un anno fa a Villa Literno quando 6 di loro vennero uccisi, anche in Calabria sono stati presi a revolverate. Il morto non c’è scappato per un pelo, in compenso oltre alle pallottole si sono beccati anche un po’ di manganellate dalle forze dell’ordine. Il ministro dell’interno ha commentato l’episodio dicendo che c’è troppa tolleranza verso l’immigrazione clandestina.

Mille chilometri più a nord, giorno della befana, stadio Bentegodi di Verona, giocano Chievo ed Inter. Balotelli italianissimo ragazzone di pelle scura, ad ogni tocco di palla viene beccato dai soliti imbecilli che non trovano di meglio che esprimere la propria vuotezza intellettuale con versi ed epiteti che dovrebbero ricordare la sua appartenenza etnica. Balotelli, che non è certo uno che si tira indietro quando si tratta di dire la propria opinione, alla fine della partita affermerà che il pubblico di Verona a lui fa schifo. I destinatari di questa affermazione erano abbastanza chiari, eppure c’è stato chi si è addirittura offeso. Balotelli preciserà che si riferiva a chi lo insultava per il colore della sua pelle, ma questo non servirà ad evitargli una multa da parte della federazione. Agli imbecilli che lo apostrofavano nessuno ha detto nulla ovviamente, nonostante ci sia una norma che prevede in questi casi addirittura la sospensione della partita e la squalifica del campo.

La mia squadra, il Toro, naviga in pessime acque. Fra voci di scommesse clandestine e una classifica a dir poco deludente c’è chi ha pensato che i calciatori avessero bisogno di una “sana sferzata”. L’altra sera un manipolo di imbecilli ha fatto irruzione in un locale dove alcuni calciatori erano a cena con le loro famiglie e li hanno picchiati. Non li ha fermati nemmeno la presenza di alcuni bambini. Se questo significa essere tifosi del glorioso Toro io sono pronto a dimettermi, mi chiedo però come sia possibile che certa gente non venga mai identificata, nemmeno adesso che esiste la tessera del tifoso. Mistero.

Tutti questi episodi mi hanno fatto tornare in mente quello che succede quasi sempre quando un giornalista pubblica un’inchiesta con atti c.d. “segretati”, intercettazioni, ecc.. L’inchiesta giudiziaria che segue la pubblicazione si conclude quasi sempre col rinvio a giudizio del giornalista, ovvero di chi ha il dovere istituzionale di informare la comunità e conseguentemente di “scardinare certi segreti”, (questo principio di libertà fondamentale è stato recentissimamente riaffermato con queste parole niente poco di meno che dalla corte suprema americana), mentre i potenti che hanno commesso gli illeciti denunciati dall’articolo rimangono impuniti.

Non aggiungo altro, credo che il titolo del post a questo punto sia diventato abbastanza esplicativo.



Tanto per fare un po’ di dislivello
5 gennaio 2010, 22:21
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Nei pressi della vetta di Colle Pelato

Tra San Silvestro e la Befana ho trascorso qualche giorno al mio paese sotto al Gran Sasso. Ho corricchiato un po’ su e giù per le colline attorno a casa, qualche arrampicatina sulle falesie abruzzesi incredibilmente adatte ancora a svolgere il loro compito nonostante siamo in pieno inverno astronomico.

Il giorno di San Silvestro sulla Valle Siciliana c’erano 22 gradi. Lo stesso giorno a Pescara se ne registravano ben 28. Il prato che ho attorno a casa non solo era pieno di margherite ma spuntavano qui e là addirittura i Non ti scordar di me, fioriture che solitamente compaiono solo quando la primavera è più che annunciata.

In montagna la neve latita, relegata a una pallida comparsa solo in alta quota (ben oltre i 2.000 metri) non riesce nemmeno a coprire ciuffi di erba e sassi. Speriamo bene, perchè se è vero che l’acqua finora non è mancata, per superare bene la prossima calda e siccitosa estate occorre che le riserve idriche si riempiano bene su in quota sottoforma di strati di neve che è l’unico modo per riempire bene e con costanza le cavità carsiche che caratterizzano quasi tutto il nostro bellissimo Appennino.

Comunque, non potendo ancora calzare gli sci da scialpinismo, tra un’arrampicatina e l’altra, mi sono dilettato in qualche escursione a piedi con la picca nello zaino.

Il primo dell’anno sono salito a Colle Pelato, dove sono stato colto da un’improvvisa quanto virulenta mini-bufera di neve e vento (vedi foto d’apertura). La discesa sui ripidi prati del canalino che ho scelto per andare in vetta è stata a tratti quasi impegnativa e sono arrivato alla macchina che ero completamente zuppo ed infreddolito. La foto in apertura e questa qui sotto sono due piccole testimonianze della mia mini scorribanda.

L'erboso canale che sale verso la vetta di Colle Pelato

Il giorno dopo mi sono fatto un giro attorno al cimone di Santa Colomba, montagna sconosciuta e poco frequentata che ospita sulle sue alte pareti verticali una serie interminabile di camminamenti scavati nella roccia usati come dall’ENEl per la captazione dell’acqua delle numerose cascate che precipitano da queste parti. L’affaccio da questo punto è talmente vertiginoso e l’ambiente è così selvaggio che nonostante sia stato qui decine e decine di volte non riesco a non avere sempre un grosso tuffo al cuore. Il video qui sotto non rende giustizia delle sensazioni che si provano dal vivo ma spero che vi stimoli a venire ad ammirare questo bel pezzo d’Abruzzo.



Perchè scriviamo?
24 dicembre 2009, 09:42
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Ieri mi sono sciroppato un bell’allenamento di quelli tosti (almeno per me) senza soffrire nemmeno troppo. Dopo un accurato e prolungato riscaldamento di quasi mezz’ora, in un clima a dir poco torrido rispetto a quello dell’inizio della settimana, mi sono sciroppato un tremila seguito da un mille. Il tutto è avvenuto nella magnifica cornice del biscotto di Caracalla, cosa che mi ha aiutato non poco visto che l’allenamento me lo sono fatto da solo e che avevo un po’ di pesantezza di stomaco dovuto ai postomi dei bagordi di domenica (la mia ragazza ha compiuto dieci anni e ho festeggiato con lei ed un manipolo di altri decenni).

Tempi? Il tremila l’ho chiuso a 13′50” che significa poco più di 4′35” al km, roba per me quasi stratosferica rispetto a qualche anno fa. Il mille, corso in relax per fa girare un po’ le gambe, è venuto a 4′20”. Insomma riscontri quasi inaspettati.

Ma non era tanto di questo che volevo parlarvi. Mentre ero immerso in questo allenamento solitario la mia mente vagava sul senso di questo blog e sui commenti che ricevo. Non ne ricevo moltissimi, almeno non tanti quanto molti altri di voi, però sono riscontri densi che mi lasciano sempre qualcosa. E così mi è venuto naturale chiedermi: “ma io alla fine scrivo più per esprimere qualcosa di me o per ricevere un feedback dagli altri su quello che penso?” Marco, Gian Carlo e altri blogger sono diventati miei amici, ci siamo conosciuti commentando a vicenda i nostri post. So che mi leggono sempre, scrivo più per sapere come la pensano o per dire qualcosa di mio a prescindere?

Poi rientro in ufficio e mentre mangio al volo il mio solito frugale pranzo mi ritrovo a leggere fra i tanti commenti quello di er Moro “Grazie di farmi riflettere coi tuoi post!”.

Buon Natale a tutti.