
Il nostro è un paese fondato sul volontariato.
Non mi riferisco ai tanti servizi cui fanno fronte le diverse associazioni di volontariato operanti nel paese, ma alla vita quotidiana di tutti i giorni, in particolare al mondo del lavoro e della produzione in genere.
Tutti noi che lavoriamo, paghiamo le tasse, siamo onesti e abbiamo una coscienza civica siamo irrimediabilmente dei volontari. La nostra attività, il nostro lavoro, praticamente tutto quello che facciamo è il combustibile non tanto per le nostre famiglie ma soprattutto per i tanti parassiti che campano alle nostre spalle. Persone che godono di un tenore di vita molto più elevato del nostro, avulsi da resto del paese, delle cui problematiche sociali non conoscono praticamente nulla.
Quanto guadagnano i vostri capi? Quanto producono in più rispetto a voi per legittimare la differenza col vostro stipendio? E soprattutto cosa hanno fatto per meritarsi la loro posizione?
Fino a pochi anni fa esisteva una classe sociale “media” in grado di coprire in parte certe ingiustizie e in cui molti di noi (a torto o a ragione) era in grado di riconoscersi. Adesso con la crisi il conflitto sociale è diventato più crudo, direi sicuramente becero. Da una parte ci sono le bande, gruppi di persone che in assenza di capacità produttive specifiche campano grazie alla perenne minaccia del ricatto reciproco, in nome di denaro e potere (più il primo che il secondo). Bande perchè le alleanze e le guerre sono aleatorie come (e forse anche più) i patti esistenti fra organizzazioni criminali.
Gli altri sono i volontari, appunto. Continuiamo a produrre, pagare le tasse, essere onesti pur sapendo che più della metà del nostro lavoro servirà a mantenere questo schifo. Lo facciamo perchè siamo convinti che smettere non sarebbe giusto nei confronti di chi come noi crede in un paese diverso e migliore.
Questo però non significa che non siamo incazzati. Neri.