Post scritto giovedì sera prima di partire e pubblicato a posteriori venerdì mattina (miracoli dei CMS). In pratica quando lo leggerete sarò già telematicamente irraggiungibile. E qui sarebbe interessante disquisire sulla consecutio temporum: qual’è quella giusta? Quella relativa al momento in cui sto scrivendo (cioè giovedì sera) o quella relativa al momento in cui viene pubblicato il post (venerdì mattina)?
Comunque, quello di cui volevo parlarvi è questa notizia che ho appreso leggendo il mio reader ieri sera. E’ una scelta , quanto sia coraggiosa o meno dipende dai punti di vista. Sta di fatto che probabilmente molti non si sarebbero posti nemmeno il problema: “vado al Grande Fratello, stì cazzi (esclamazione da leggere con decisa inflessione romana) se non posso decidere della mia immagine, ma vuoi mettere?”
Vuoi mettere cosa? Partecipare ad un programma televisivo vale più di poter decidere dove, come e quando apparire? E’ così poco importante la propria faccia da rinunciare ad avere l’ultima parola su come viene usata? Pensate, per esempio, se venisse abbinata ad un prodotto sul quale abbiamo delle riserve di ordine morale o etico. Insomma io mi schiero decisamente dalla parte della normalità di una scelta simile nonostante il Fatto cerchi di presentarcela sia pur velatamente come un’anomalia.
Per me un Uomo è una persona che sa scegliere come raggiungere i propri obiettivi mentre un uomo vivrà sempre certi bivi della vita come dei momenti di rinuncia.

Questa notizia, appresa l’altro giorno, mi ha colpito molto più della sequela di gossip sull’affaire Marrazzo e sulle conseguenze del voto delle primarie di domenica (anche se ho gioito non poco per la fuoriuscita di Rutelli dal PD).
Sul fronte podistico corricchio cercando di prediligere qualità a quantità senza far scadere troppo quest’ultima. Oggi bell’allenamento di quelli con andature molto varie e diversificate: 5 volte 300 metri seguiti da un mille, il tutto da ripetere tre volte.
Da domani mi assenterò per due settimane, torno a L’Aquila sempre in seno alla Protezione Civile ma con responsabilità e ruoli nuovi ed inediti che mi incuriosiscono molto. Vi aggiornerò verosimilmente al mio rientro nella capitale che avverrà dopo metà novembre, al termine della raccolta delle mie care olive.
Nel frattempo arriverà l’inverno?
Il problema del “pieno” per le vetture elettriche è sempre stato un dibattito aperto. In alcune parti del mondo le soluzioni stanno compiendo passi da gigante tanto da porsi il problema di escludere i derivati del petrolio dal ciclo di ricarica delle batterie. Che senso ha commercializzare macchine elettriche se poi la ricarica avviene attraverso centrali alimentate a petrolio?
Negli USA si sta concependo un network di stazioni di rifornimento elettriche per automobili in grado di rifornirle con energia prodotta esclusivamente da fonti rinnovabili (in sostanza sole o vento). In pratica questo avverrebbe grazia alla sottoscrizione da parte dell’utente di un contratto col quale si obbliga a rifornirsi esclusivamente presso il network in questione. In cambio di questa fedeltà otterrebbe un abbattimento di circa un terzo dei costi di acquisto della vettura.
Il progetto è già in fase realizzativa in Israele dove per ora hanno aderito Renault e Nissan.
Dove l’ho letto? Qui.
Ieri ho concluso una settimana podistica abbastanza “blanda” che però mi ha portato comunque a quota 45 km totali che per me non sono proprio pochini. Sto cominciando a valutare i vantaggi del doppio giorno di riposo podistico. Meno quantità e più qualità forse mi si addicono di più, corro meglio e ho la sensazione di avere meno strascichi. Vedremo.
Ultimo post di una noiosa trilogia politica. Lo so che per molti che seguono questo blog sentire parlare di certe cose è barboso. La pratica podistica in effetti è molto meglio di quella politica, soprattutto in un paese come questo in cui ogni volontà riformatrice e vagamente innovativa deve affrontare un’ambiente fatto di muri di gomma più o meno evidenti. Però io certe cose non riesco proprio a tenermele dentro, ieri ne ho parlato a lungo col mio segretario di sezione che alla fine si è anche detto sostanzialmente d’accordo con me. Comunque, adesso il tema è caldo, fra una settimana parlare di certe cose sarà meno attuale e quindi ne approfitto.
Fra le clausole “vessatorie” che gli elettori delle primarie devono sottoscrivere ce n’è una particolarmente carina… si fa per dire:
“…per «elettori/elettrici» si intendono le persone che, cittadine e cittadini italiani nonché cittadine e cittadini dell’Unione europea residenti in Italia, cittadine e cittadini di altri Paesi in possesso di permesso di soggiorno, iscritti e non iscritti al Partito Democratico, dichiarino di riconoscersi nella proposta politica del Partito, di sostenerlo alle elezioni, e accettino di essere registrate nell’Albo pubblico delle elettrici e degli elettori…”
Ora, io capisco che si voglia coinvolgere la base nella linea politica del movimento, che si cerchi di fidelizzare il più possibile l’elettore e che si cerchi anche di identificarlo per sommi capi, ma questo è davvero troppo. Qui si chiede di essere acritici e supini nei confronti di una cosa che ancora non esiste. Una vera e propria cambiale politica in bianco. In pratica si dice all’elettore: “stai scegliendo uno fra tre candidati, non si sa ancora chi vincerà e cosa farà, ma chiunque dei tre andrà al potere ti chiediamo fin da ora di essere d’accordo con lui”.
Ma come, io vengo a votare, pago pure un obolo per farlo, ti dò i miei dati personali per essere schedato fra i tuoi elettori e mi chiedi pure un’adesione acritica per quello che ancora non hai fatto?
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Post politico, i patiti della corsa sono avvertiti in anticipo.
Oggi durante il mio collinare fra le vie del quartiere San Saba mi sono accorto che domenica è il 25, giorno delle primarie del PD. Finalmente dopo mesi di scaramucce all’acqua di rose, “non facciamoci troppo male, ricordiamoci che siamo sempre nello stesso partito… cerchiamo di non spaccare l’elettorato…”, si andrà al voto e sapremo chi sarà il nuovo segretario del PD.
Non starò a ricordare quello che succedeva un anno fa negli USA, quando Obama e la Clinton diedero vita ad un dibattito senza esclusione di colpi, ma è un fatto che Obama se oggi è in grado di coagulare attorno a se anche il voto dei repubblicani al Congresso, lo deve in gran parte a quelle primarie sudate e sofferte che hanno messo a nudo tutte le sue intenzioni e hanno fatto sognare un paese che si è recato in massa a dargli il mandato presidenziale.
Il nuovo “capo” del partito democratico rischia, invece, di essere ricordato più per aver evitato il confronto con Beppe Grillo che per le sue idee. E’ triste constatare come l’esclusione di un comico sia stato l’unico breve lampo di autentica novità politica di questa campagna. Per il resto ci si è stancamente trascinati verso un epilogo che sta evidenziando l’ennesima procedura elettiva antidemocratica.
Se domenica nessuno dei tre candidati raggiungerà il 51% dei voti (eventualità tutt’altro che impossibile) sarà il congresso a scegliere il nuovo segretario. Lo statuto dei PD (sigla che voglio ricordare sta per Partito Democratico) prevede che se dal voto delle primarie non risulterà un candidato avente la maggioranza assoluta saranno i deputati al congresso a scegliere il loro capo. Bersani e Franceschini, da politici navigati consapevoli degli effetti devastanti sulla base del partito letteralmente sfinita da SMS, telefonate, convocazioni per primarie nei circoli, dibattiti online, cene e incontri coi candidati, hanno detto che avrebbero accettato in ogni caso il verdetto popolare. Marino, invece, no. La motivazione ufficiale è che non si cambiano le regole in corso d’opera, il sospetto è che essere l’ago della bilancia è un ruolo che ha un fascino intramontabile.
A questo punto direi che il mio voto domenica è davvero superfluo.
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Oggi mi sono divertito.
Dopo il riposo assoluto di ieri prima seduta di una settimana di relativo relax, come consigliatomi da molti di voi a causa del problemino di sciatica che mi affligge. Ho deciso di dedicarmi un bel fartlek, è una scelta che faccio spesso quando non so bene che tipo di allenamento fare.
Non amo molto il fartlek “classico”, per intenderci quello cadenzato sempre con gli stessi ritmi veloce-piano, prediligo la variante piramidale (1,2,3,4,3,2,1) oppure quella incrementale (1,2,3,4,5, ecc.) che ho fatto oggi. In pratica dopo una mezzoretta di riscaldamento mi sono lanciato in 1 minuto forte, seguito da uno piano, 2, 3, 4, 5 minuti forte, seguiti ogni volta da due minuti di recupero a corsa lenta.
Quello che succede è che solitamente le prime due ripetute da un minuto e due minuti si riescono a fare agevolmente a buon ritmo, l’impegno vero subentra dalla terza ripetuta da 3 minuti in poi quando occorre cercare di tenere il ritmo tenuto all’inizio anche nelle ripetute più lunghe. L’ultima ripetuta da cinque minuti diventa veramente dura, soprattutto man mano che si arriva alla fine, riuscire a concluderla bene dà davvero soddisfazione!
Settimana podisticamente proficua, sono riuscito a percorrere un totale di 50 km circa. Martedì 20X100 metri con recupero 1′30″, mercoledì 10 volte 500 metri con due minuti di recupero percorsi per giunta in salita (erano gli unici 500 segnati vicino casa), giovedì corsa rigenerante di un’oretta e venerdì 10 volte 200.
Ieri sono stato ad arrampicare in una falesia nuova di zecca vicino a Bassiano, 11 vie, erano anni che non ne facevo così tante di seguito, e oggi una bella oretta di collinare.
Fin qui le note positive.
Già alla fine della settimana scorsa mi era capitato di sentirla, ma questa settimana è stata una compagna quasi abituale. A metà allenamento si affaccia inesorabile quel dolorino sui glutei… Che fare?
Ho scritto poco del PD nelle ultime settimane. Non l’ho fatto perché non c’è niente da dire. Il partito come entità non esiste, i singoli che dovrebbero (condizionale obbligatorio) contribuire a dirigerlo spiccano per inconsistenza politica o per vanitosa tendenza alla sovraesposizione mediatica. Di fatto ogni volta che uno di loro apre bocca non si riesce a capire da che parte stia.
Alle primarie non ho potuto votare, (vedi post del 9 ottobre), meglio così, non sarei stato in grado di partecipare in maniera convinta a una scelta che sembra già compiuta. I tre porcellini sono talmente omologati l’uno all’altro da risultare quasi indistinguibili. Li chiamo così perché mi ricordano tanto i personaggi di Disney, talmente intenti a pensare ai fatti loro da scordarsi di prendere qualsiasi precauzione nei confronti dell’assalto del lupo.
Lupo che non è certo più Berlusconi, calato perfettamente nel ruolo dell’agnello sacrificale pronto a lanciare la nuova banda che spadroneggerà nei prossimi decenni e che continuerà a difendere le sue prerogative e quelle di pochi altri. Fini, Casini e Rutelli si stanno già spartendo la torta. Probabilmente c’è addirittura qualcuno all’interno del PD che ritiene possibile un’alleanza con la nuova “banda”, bisognerebbe spiegargli che costoro non avranno bisogno di alcun alleato.
D’altronde lo sbaglio più grosso il PD lo fece subito dopo le elezioni amministrative di Roma, quando grazie ad una campagna elettorale a dir poco disastrosa Rutelli consegnò la città eterna ad un completo incapace come Alemanno. Una dèbacle politica senza precedenti che però non ha prodotto l’unica conseguenza che tutti si aspettavano ovvero l’allontanamento dal partito del marito della Palombelli. Averlo ancora lì mentre trama con Fini e Casini pone il PD nella situazione di chi ha un kamikaze dentro casa.
Su Marino dico solo che i Si e i NO su cui ha costruito la sua campagna elettorale sono alquanto banali. Su quei temi non mi sarei mai aspettato delle risposte diverse da quelle che ha dato, anzi mi sarei arrabbiato se avesse risposto in altro modo.
Manca completamente qualcuno in grado di far sognare la base del partito. Chiedere un Obama italiano forse è troppo, ma continuare a rimpiangere Berlinguer è davvero triste. L’unica frase che mi ha fatto piacere sentire nelle ultime settimane è stata la risposta della Bindi a Berlusconi: “non sono una donna a sua disposizione”. Ma è troppo poco.
Nota corsaiola: martedì 20 volte 100 metri per tirare su il morale delle gambe e ieri 6 volte 500 metri in salita con recupero di 300 metri. Le sensazioni non sono accio.
Titolo dedicato all’acqua che abbiamo beccato copiosa e abbondante arrampicando a Sperlonga ieri mattina (4 vie prima del fuggi fuggi). Con l’amico Stefano ci siamo rifatti nel pomeriggio sulle solari placche sottostanti al paese di Norma, sole e caldo fino alle 16,30 quando ci siamo ritirati avendo terminato la scorta d’acqua.
Oggi 1 ora e venti di corsa per una quindicina scarsa di chilometri percorsi a ritmo tranquillo.
Ora sono stanco ma soddisfatto. La settimana è stata dura, soprattutto a livello psicologico, ma l’ho chiusa bene.


